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​Acqua in Toscana: revisione della governance

Il Consiglio regionale ha votato a maggioranza il testo che rivede anche l’organizzazione amministrativa dell’Autorità idrica toscana

Firenze – La revisione della governance del sistema idrico toscano al centro della proposta di legge della Giunta che il Consiglio regionale della Toscana ha approvato a maggioranza. Si è espresso a favore il gruppo del Partito democratico (16 voti), hanno detto no le opposizioni (11 voti).

Obiettivo della legge, è stato spiegato dai banchi del Pd, garantire maggiore operatività e superare le criticità emerse in sede di applicazione della legge istitutiva dell’Autorità idrica toscana (Ait) – 69/2011. Le modifiche alla 69 rivedono infatti l’organizzazione amministrativa di Ait e adeguano la normativa regionale a quella nazionale in tema di regolazione tariffaria.

Le revisioni toccano anche le funzioni, riservate alla Regione, per individuare e realizzare gli interventi strategici recepiti nel Piano d’ambito, in attuazione degli indirizzi e dei programmi del Piano ambientale ed energetico (Paer). Gli intereventi di interesse regionale, si legge nella relazione di accompagnamento al testo, sono finanziati con l’istituzione, da parte di Ait, di un fondo dedicato, alimentato da una specifica componente tariffaria approvata dall’Autorità nazionale e da eventuali risorse pubbliche erogate nel rispetto delle normativa comunitaria in materia di aiuti di stato.

Nella proposta sono contenute anche le disposizioni di prima applicazione, nelle more dell’affidamento al gestore unico, per il coordinamento, da parte dell’Autorità, delle gestioni in essere, in modo da assicurare la realizzazione degli interventi strategici con dimensioni sovrambito.

In sede di dichiarazione di voto e di dibattito, Tommaso Fattori ha criticato la proposta di legge e il modello che pare rappresentare: quello di un iper accentramento verso il vertice e di conseguente allontanamento dai territori. Il consigliere ha infatti parlato, riferendosi al fondo per autorizzare le cosiddette ‘autostrade dell’acqua’, di una legge che privatizza i profitti e socializza i costi. Ha infine ricordato la sua proposta normativa già depositata che punta verso un modello di gestione del servizio idrico completamente diverso da quello votato in Aula.

Secco no è arrivato anche da Giacomo Giannarelli che ha definito la spinta alla centralizzazione non come una forma di efficienza, ma di aumento della burocrazia. Il testo di legge, a detta del consigliere, aumenta i costi a carico dei cittadini e ha inoltre ricordato i 70milioni di utili annui delle società di gestione non reinvestiti. Il consigliere ha infine fatto un parallelo con questa proposta normativa e quella, sempre approvata a maggioranza, relativa ai comitati di gestione degli ambiti territoriali di caccia (Atc). Entrambe, per Giannarelli, complicano la vita di cittadini e imprese.

Contraria si è dichiarata anche Monica Pecori,che ha giudicato il testo in antitesi con il mandato del referendum del 2011 ‘contro la privatizzazione dell’acqua’. A detta della consigliera non si pensa a un piano di investimenti per ridurre le perdite stimate nell’ordine del 40-50 per cento, ma i costi continuano a ricadere sui cittadini, ai quali si chiede di pagare due volte: tramite la fiscalità generale e con la tariffa.

Anche dai banchi della Lega Nord in Consiglio regionale è arrivato un chiaro no alla proposta di legge. Tra le motivazioni, il rischio che i piccoli Comuni restino schiacciati da un centralismo che appare tuttavia costante e in linea con chi governa, ma anche per la mancanza di risposte ad una serie di problemi nei territori, quali perdite idriche, acqua sporca e presenza di tallio.


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