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Agroalimentare — rubrica a cura di Antonio Lenoci

​Allarme boschi in Toscana: una morte annunciata

Appalti che superano sempre la soglia di 40 mila euro perché pochi funzionari pubblici si prendono la responsabilità di utilizzare l’affidamento diretto

Il patrimonio boschivo della Toscana rischia di morire. Le calamità naturali negli ultimi anni hanno preso il sopravvento, la burocrazia ha fatto il resto e un intero settore strategico per l’ambiente e per l’immagine della Toscana è entrato in crisi profonda, con oltre 500 posti di lavoro persi negli ultimi due anni e intere aziende, anche cooperative, costrette alla chiusura” l'allarme lanciato da Enzo Rossi, presidente di Fedagri Confcooperative Toscana al termine dell’incontro che si è tenuto tra le cooperative forestali, il Consorzio Toscano Forestale e Fedagri.

“Il patrimonio boschivo della Toscana è uno dei più belli e importanti dell’intero appennino e fino a qualche anno fa era anche uno dei più curati. Con l’avvento del nuovo codice degli appalti e con un sistema che premia solo chi offre il maggior ribasso senza nessuna garanzia sulla qualità delle opere forestali da realizzare.”

Un sistema, quello degli appalti al massimo ribasso, che non valorizza la professionalità degli operatori locali, proprio quelli che conoscono il territorio e le sue problematiche meglio di chiunque altro. “E così - spiega Rossi - le opere di ingegneria ambientale da cui dipende la sicurezza delle nostre montagne e dei paesi toscani sono diventate appannaggio di imprese senza storia, che vengono da fuori regione e che nel migliore dei casi si avvalgono di subappaltatori locali pagati poco e male."

La Toscana è stata una delle prime, già diciassette anni fa, a dotarsi di una legge regionale che tutelava le qualità dei lavori forestali. La L.R. 39 del 21 marzo 2000 prevede infatti l’Albo delle imprese agricole-forestali con requisiti professionali specifici per il settore e che ha consentito a tante cooperative di lavoratori di divenire veri custodi dei nostri boschi.

Legge mai abrogata ma ormai completamente disattesa, con appalti che superano sempre la soglia di 40 mila euro perché pochi funzionari pubblici si prendono la responsabilità di utilizzare l’affidamento diretto. In questo quadro le risorse del PSR 2014-2020 per oltre 60 milioni di euro si stanno esaurendo in gran parte per riparare i guasti del maltempo, lasciando interi territori come l’Amiata grossetana e senese con pochissime risorse e senza consentire un effettivo rilancio della filiera boschiva.

"La Regione oggi ci ripensa – conclude Rossi - ed indice per il 6 luglio gli Stati generali della Montagna, meglio tardi che mai, purché sia veramente l’occasione per tornare a difendere le professionalità che ancora resistono all’interno delle piccole e grandi cooperative forestali toscane.”


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