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Appello Fiom Cgil ai sindaci fiorentini: “Chiudete le fabbriche non essenziali e insicure”

Palagi e Bundu (SPC): "Difendere la salute della classe lavoratrice, rispondere alle parti sindacali". Proteste dei lavoratori di Geofor, che interrompono il ritiro di carta e multimateriale nel pisano. Sì Toscana a Sinistra: “La Regione promuova misure urgenti per la sicurezza degli operatori dell’igiene ambientale". Il responsabile Feneal Uil, Daniele Marsili: "Il lapideo non è un settore essenziale e può contare sulla Cassa integrazione. Speriamo che chi ha lavorato in questi giorni non sia stato contagiato..."

Firenze, 21-3-2020- Stiamo entrando nella settimana più complicata di questa pandemia che ha colpito il mondo. La settimana prossima ci attende il picco più importante di espansione del virus, ed il governo sta intervenendo, ogni giorno, cercando di ridurre il più possibile il rischio di contagio, con limitazioni alle attività all'aperto e quanto abbiamo visto nei giorni scorsi con i vari Decreti del Presidente del Consiglio.

“Tuttavia, visto quanto sta accadendo e la necessità di ridurre il rischio di contagio, sorge spontaneo porsi una domanda -scrive Daniele Calosi, Segretario generale Fiom Cgil di Firenzei vari Decreti non prevedono la chiusura delle attività produttive, e indicano, invece, come sta scritto nel protocollo d'intesa tra le Organizzazioni Sindacali, Confindustria, le altre organizzazioni datoriali ed il Governo stesso, la necessità assoluta di lavorare nelle Condizioni di sicurezza. Il Protocollo è stato per le Organizzazioni Sindacali uno strumento fondamentale per definire in maniera certa e chiara le aziende che hanno le condizioni di sicurezza per continuare a lavorare e quelle che invece non le hanno, e ha finalmente ristabilito il ruolo fondamentale delle Istituzioni locali: la condizione di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è parte essenziale delle condizioni di salute pubblica, la quale è responsabilità dei Sindaci. Un Sindaco ha tutto il diritto di chiedere alle aziende che non sono in grado di rispettate quelle condizioni di chiudere e sanificare gli ambienti, in quanto possibile elemento di rischio per la salute dei lavoratori e di tutta la Comunità. Per questo oggi rivolgiamo ai Sindaci di tutti i comuni della Provincia (alcuni come Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio hanno già accolto la nostra richiesta). Grazie al Protocollo del 14 Marzo, la CGIL ha istituito in tutti i luoghi di lavoro i comitati per gestire la fase di crisi legata al Coronavirus, ed il Decreto Cura Italia ha istituito tutti gli elementi per gestire i fermi e i rallentamenti produttivi, senza licenziare i lavoratori, ma utilizzando gli ammortizzatori sociali: oggi più che mai è necessario chiedere di chiudere tutte quelle aziende che producono beni non essenziali e non sono in grado di garantire le condizioni di sicurezza previste dal protocollo. Laddove non ci sono le possibilità di lavorare senza rischi è giusto anche per i lavoratori dire #iorestoacasa, e la Fiom è a disposizione, con gli RLS e gli RSU eletti nelle nostre liste, per identificare ogni azienda dove ciò è necessario. La salute di tutti e tutte è più importante di ogni margine di profitto”.

Questo l'intervento di Dmitrij Palagi e Antonella Bundu - Sinistra Progetto Comune: "Lo andiamo ripetendo da diversi giorni ormai. C'è una classe lavoratrice a cui si chiede di uscire di casa, mentre si ripete alle persone di rimanere all'interno delle proprie abitazioni. La cronaca e i numeri parlano di una situazione drammatica, di forte emergenza. Sono numerose le mobilitazioni che chiedono di vedere tutelata la salute delle persone impegnate a garantire i servizi essenziali e quel tessuto produttivo che non si è fermato. Vigilare affinché sui territori vengano garantite le condizioni indispensabili per permettere alle lavoratrici e ai lavoratori di non ammalarsi è un compito che spetta ai Sindaci. Oggi è arrivata una richiesta da parte del Segretario della Fiom di Firenze, a cui speriamo la nostra Amministrazione voglia rispondere. Crediamo necessario anche prevedere la riduzione di tutte le attività allo stretto indispensabile anche per poter distribuire correttamente i dispositivi di protezione individuale, evidentemente presenti in condizioni di scarsità in questo momento, tanto da mancare in settori essenziali. Ridurre gli spostamenti vuol dire anche ridurre le persone presenti sui mezzi del trasporto pubblico. Si tratta di una scelta di buon senso, utile a tutta la collettività, come sempre capita quando si agisce nell'interesse di chi lavora. Ci sono stati scioperi e lotte in questi giorni. La classe lavoratrice merita ascolto senza arrivare a queste forme di sacrificio del proprio stipendio, già fortemente minacciato da questa crisi economica, senza vedersi ricattata tra il salario e la propria salute".

A partire da ieri venerdì 20 marzo, la Geofor ha comunicato la sospensione del ritiro di carta e multilaterale per un periodo di 15 giorni, ovvero fino alla data 3 aprile, a seguito delle proteste dei lavoratori, a causa delle problematiche scaturite nel settore dei trasporti e del trattamento dei rifiuti in questa fase di emergenza sanitaria, poiché non riescono a garantire con la necessaria sicurezza l'attività di smaltimento e riciclo dei rifiuti.

Il sindaco di Pisa Michele Conti interviene sulle proteste dei lavoratori di Geofor: “Appena saputo della possibilità di un disservizio nella raccolta dei rifiuti in città a causa delle proteste dei lavoratori Geofor già messe in atto in altri comuni dell’area pisana, mi sono subito attivato con i vertici aziendali e con il Prefetto Giuseppe Castaldo che si stava già occupando della questione. In un momento di emergenza sanitaria come quello attuale è essenziale che tutti operino con senso di responsabilità verso la comunità, nessuno escluso. Vale per chi ha ruoli pubblici, ma anche per chi deve garantire servizi essenziali per la comunità, a partire dalla raccolta dei rifiuti, che deve proseguire senza esitazioni per assicurare igiene pubblica nelle nostre strade, combinata con la sanificazione che abbiamo programmato in tutti i quartieri”. “Ovviamente - prosegue il Sindaco di Pisa - i lavoratori devono poter svolgere il proprio servizio in condizioni di assoluta sicurezza: per questo mi sono attivato direttamente con Farmacie Comunali che ha fornito loro una dotazione straordinaria di mascherine per garantire continuità al servizio nel fine settimana. Mi auguro che non ci sia bisogno di azioni più forti per assicurare il servizio, ma che si riesca a trovare soluzioni condivise nell’interesse dei cittadini. Non ci possiamo permettere neanche l’eventualità che i rifiuti rimangano per le strade: farò tutto quello che rientra nelle mie facoltà, in accordo con le altre Autorità, affinché il servizio sia svolto”.

La Regione Toscana faccia adottare con urgenza tutte le necessarie misure di sicurezza e riduzione del rischio di contagio per gli operatori e le operatrici dell’igiene ambientale. È quanto chiedono i consiglieri regionali di Sì Toscana a sinistra Tommaso Fattori e Paolo Sarti assieme ai consiglieri comunali Ciccio Auletta (Diritti in Comune - Pisa), Antonella Bundu e Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune - Firenze) in un appello inviato oggi al presidente della Giunta Enrico Rossi e all’Assessore all’Ambiente Federica Fratoni. L’obiettivo è “colmare le carenze sanitarie sui luoghi di lavoro e garantire lo svolgimento di un servizio delicato e cruciale – spiegano consiglieri – in un momento in cui ogni rifiuto deve essere trattato come potenzialmente infetto. Rimodulando, ad esempio, le modalità e i tempi di raccolta dei rifiuti in considerazione dell’attuale fase emergenziale”.
L’appello prende spunto dallo sciopero dei lavoratori e delle lavoratrici dell’azienda pisana Geofor che giovedì scorso hanno incrociato le braccia e non sono usciti con i mezzi a svolgere il servizio, denunciando l'assenza delle condizioni minime di sicurezza. “Purtroppo la situazione denunciata dagli operatori di Geofor non è isolata – proseguono i consiglieri - e infatti proteste analoghe hanno avuto luogo anche in Alia, dimostrando che il problema interessa l'intero sistema dell'igiene ambientale toscano. A preoccupare è in particolare la carenza o, in alcuni casi, la totale mancanza dei Dispositivi di Protezione Individuale (mascherine conformi in numero e tipologia adeguate, guanti mono uso ecc.). Preoccupano allo stesso modo anche l'insufficiente igienizzazione dei mezzi dopo ogni ciclo di lavoro e il lavaggio delle divise”. Si ritiene dunque – conclude l’appello, sottoscritto anche da altri consiglieri comunali della Toscana - che sia urgente assicurare condizioni di piena sicurezza sul luogo di lavoro e prevedere una riorganizzazione del sistema di raccolta rifiuti che sia efficace”.

“La battaglia contro il coronavirus sembra iniziare a dare i primi, timidi, segnali positivi. Questo perché la maggior parte delle attività sono ferme, le persone hanno cominciato a capire l’importanza dell’isolamento preventivo per evitare la diffusione del contagio. E’ per questo che chiediamo agli imprenditori del lapideo di adeguarsi al resto delle aziende dei settori non essenziali per proseguire lo stop di tutte le attività un’altra settimana almeno: dall’estrazione in montagna alle segherie ai laboratori del piano”. A rilanciare l’appello rivolto alle imprese del marmo è il responsabile della Feneal Uil, Daniele Marsili. “Non vanifichiamo quanto di buono siamo riusciti a fare fino a oggi. Questo virus resta ancora un nemico tremendo e persino micidiale, è stato capace di aggirare le dovute precauzioni sanitarie e di mettere in profonda crisi il nostro sistema sanitario, pur all’avanguardia. Non possiamo permetterci di far ripartire ulteriori focolai. Quello che chiediamo come sindacato oggi a tutti gli imprenditori del lapideo è di monitorare ancora per qualche giorno la situazione, come già stanno facendo, e prolungare di un’altra settimana il fermo delle attività. Un piccolo gesto che permetterà di salvaguardare dipendenti e aziende perché il rischio di ritrovarsi con un contagio all’interno dell’organico è altissimo: questo provocherebbe chiusure e danni ben più gravi. Fermarsi per un’altra settimana è un atto di doveroso senso civico e nessuno ci rimetterà grazie anche all’ingente sostegno economico stanziato dal governo per la Cassa integrazione, anche in deroga. Il picco è previsto per la prossima settimana quindi attendiamo con pazienza e fiducia – conclude Marsili – e spero vivamente che non succeda niente a tutti quegli operai che hanno continuato a lavorare in questi giorni. E ringrazio, per concludere, tutti i giornalisti e gli organi di informazione che hanno dato voce alle nostre preoccupazioni, aiutandoci a tenere aggiornati tutti i dipendenti”.


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