Bagni pubblici a Firenze: servono. Novità e ritorno al futuro

Il capoluogo toscano è messo in crisi dal bisogno fisiologico. Una città da bere (e da mangiare) ha necessità di soddisfare anche la grande richiesta di servizi igienici.
Adesso non si arriva a contarne neppure 20 sulla mappa distribuita dall'info-point di piazza Duomo e di Santa Maria Novella, dove appare evidente come l'area coperta sia esclusivamente quella del centro storico, ad eccezione del Parco delle Cascine. La periferia ne è sprovvista. Servono solo ai turisti?

A confermare le difficoltà fiorentine è il governo di Palazzo Vecchio che negli ultimi mesi ha lanciato nuovamente una campagna di investimenti, circa 300 mila euro è stato dichiarato, per vecchi immobili inutilizzati da ristrutturare e nuove installazioni di vecchia conoscenza.

Se da una parte la spesa di oltre 120 mila euro per riqualificare servizi igienici in muratura a Santo Spirito e Sant'Ambrogio sembra poter dare una risposta al fenomeno delle "strade latrina", dall'altra i 30 mila euro spesi per la creazione del gabbiotto a gettone di piazza Indipendenza, vecchia conoscenza dei bagni autopulenti su suolo pubblico e prima evoluzione del Vespasiano anni '50, getta un po' di perplessità.

Posto che le cantonate e qualsiasi anfratto urbano sarà sempre più conveniente, come sanno bene in piazza Indipendenza dove c'è la cantonata/orinatoio di via Montanelli, basteranno le nuove strutture a fornire un servizio adeguato? Occorrerà incentivarne l'uso magari proponendo ulteriori soluzioni ai bisogni primari come la distribuzione di prodotti per l'igiene intima e ristoro?

Un dossier di servizio quello di questa settimana dove abbiamo raccolto varie riflessioni ed aggiornamenti. Buona lettura.

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