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LifeStyle — rubrica a cura di Giuseppe Saponaro

Bimbi “istruzioni per l’uso”e i flash mob nei giorni del “io resto a casa”

No alla sveglia alle 11 e al pigiama. Importanza della routine. La reattanza: più una cosa ci viene limitata più la desideriamo. Parola a 2 psicologhe

L’OPINIONE DI DUE ESPERTE SENESI — In questo momento delicatissimo, una sfida difficile riguarda i genitori che devono confrontarsi con una realtà nuova: gestire, in casa, bambini orfani di scuola e parchi gioco. Missione non semplice. Non è facile far capire ai più piccoli che non è possibile giocare a palla con gli amici di scuola soprattutto se, dalle finestre, arrivano, in soggiorno, caldi raggi solari che invitano a tutto tranne ad una cosa: restare tra le mura domestiche. Poi, sullo sfondo, i diversi flash mob proposti dal mondo social: è giusto far partecipare anche i nostri figli?

Ci siamo rivolti a due professioniste per capire di più su quanto sta avvenendo e su come dobbiamo comportarci con la prole. La dottoressa Antonella Lauretano, psicologa dell’età evolutiva e psicoterapeuta familiare, senese d’adozione, non ha dubbi: “la routine quotidiana precedente al coronavirus deve essere rispettata perché rassicura grandi e piccini. Mi alzo, mi lavo, mi vesto poi inizio le attività. Gli orari sono importanti: i bimbi non si svegliano alle 11. Sulle attività da fare, ecco il suggerimento: “compiti di scuola, cucinare insieme, fare dolci per allenare la motricità. Ancora: creare collane con la pasta, fare collage, leggere , disegnarne i personaggi, ritagliare e incollare, usare materiali di riciclo”. “Il pomeriggio massimo un’oretta o poco più di impegno. Poi, nuovamente , relax con gioco libero”. E dopo cena? “Attività tranquille come vedere un cartone insieme agli adulti oppure giochi da tavola”. Poi un consiglio generale: “Potrebbe essere assi utile creare il menù della giornata o un cartellone, con simboli per i più piccoli e scritte per i più gradi, sui compiti da fare in casa e sulle regole da rispettare”. In conclusione, il messaggio positivo: “Prendiamo questo momento come occasione per riscoprirsi famiglia, dialogare, creare insieme”.

Insomma, poche norme per gestire, al meglio, la situazione. Intanto, per i più grandi, si moltiplicano i “flash mob”: pare che tutti sentiamo il bisogno di cantare sulle terrazze, applaudire, in sintesi, partecipare alle iniziative che, velocissime, si diffondono e moltiplicano sull’onda della condivisione sui social. A spiegare il fenomeno è la psicologa esperta di terapie individuali e di genitorialità, senese doc, Elena Lorenzini: “è la teoria della reattanza. Ogni volta che la nostra libertà viene limitata o minacciata sentiamo il bisogno di riaffermarla e volerla più di prima. Lo stare alla finestra o sul terrazzo è un modo per riappropriarsi di quella socialità che, in questo momento, non possiamo mettere in atto. Far partecipare i bambini è, comunque, un modo per condividere un’attività: dunque, perché no!”. Come diceva Chesterton: “il modo migliore per amare qualsiasi cosa è rendersi conto che si potrebbe perderla”. Poi, finalmente, il messaggio positivo: “da questa esperienza potremmo imparare che i legami, le relazioni sono un lusso e non cose scontate”.

Il concetto giunge forte e chiaro e non ammette dubbi. Pensiamoci.

LifeStyle — rubrica a cura di Giuseppe Saponaro

Giuseppe Saponaro

Giuseppe Saponaro — Pugliese di origine e senese di adozione è giornalista pubblicista, operatore dell'informazione nel pubblico impiego e scrittore. Potete scrivergli a tonio.saponaro@virgilio.it

E-mail: tonio.saponaro@virgilio.it


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