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Cadono gli alberi a Firenze: se il verde diventa un problema

Sono caduti, senza gravi conseguenze, ma producendo una grande eco sulla gestione del verde pubblico

Mentre proseguono gli abbattimenti programmati, la città registra alcune cadute improvvise che sarebbero dovute agli agenti atmosferici degli ultimi mesi: siccità, pioggia intensa e vento forte. Fortunatamente nessun danno.
Il clima non è favorevole alla gestione del verde pubblico, intanto non accenna a placarsi la polemica sugli abbattimenti programmati, la battaglia si è trasferita sui Social Network dove continua l'onda dei commenti accompagnati da immagini di aree desertificate e rendering dei nuovi impianti ritenuti il più delle volte contrari alle aspettative.
C'è chi posta lo stato delle aiuole create a margine della Linea 1 della Tramvia per dare l'idea dell'evoluzione naturale delle alberature che hanno già sostituito pini, cipressi e folte chiome.

Venerdì, in viale Galilei, è crollato un ippocastano, il giorno dopo, a Poggio Imperiale, un leccio. In tutti e due i casi si è verificato il cedimento della zolla radicale, causato dal maltempo. Il tronco dell'ippocastano, sezionato dai vigili del fuoco, presentava marcescenza interna. Entrambe le piante erano state classificate con la lettera C delle 'classi di propensione al cedimento'. 

Lunedì pomeriggio, in piazza Madonna della Neve, alle Murate, è toccato ad una pianta di Melia azedarach (il cosiddetto 'albero dei rosari' o 'albero dei paternostri') del diametro di circa 40 centimetri. Il professionista incaricato dal Comune l'aveva controllata l'ultima volta il 18 novembre scorso classificandola con la lettera B e prescrivendo un'ulteriore verifica Vta (la Visual tree assessment, la valutazione visiva dell'albero) nel 2018.
Palazzo Vecchio avvisa che "Gli esperti stanno accertando le cause del crollo per il quale potrebbe aver contribuito anche il vento: sabato e domenica le raffiche hanno raggiunto punte intorno ai 39 chilometri all'ora".

Colpa del clima avverso alle alberature di alto fusto e dalla chioma folta? Nelle scorse ore l'attacco incrociato da parte di comitati cittadini ed associazioni ambientaliste sui tagli programmati ha visto mettere sotto la lente dell'opinione pubblica anche la gestione ordinaria del verde pubblico.  

I nuovi impianti, di dimensioni ridotte e più "opportuni per la sede" in cui andranno a radicare dovrebbero garantire una maggiore facilità di manutenzione ordinaria. 
Il verde in città si ridimensiona dunque con aspettative, anche nel lungo periodo, di sviluppo contenuto delle chiome.

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© 1997-2014 Nove da Firenze. Dal 1997 il primo giornale on line di Firenze. Reg. Trib. Firenze n. 4877 del 31/03/99

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