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Mostre — rubrica a cura di Nicola Novelli

Capucci dionisiaco a Palazzo Pitti fino al 14 febbraio

Sulla scia della scintillante kermesse della moda

Il mondo creativo e immaginifico di Roberto Capucci in mostra nelle ovattate sale affrescate dell’Andito degli Angiolini a Palazzo Pitti fino al 14 febbraio prossimo. Sono 72 i disegni che illustrano raffinatissimi costumi maschili realizzati dal grande stilista per il teatro a partire dagli anni Novanta ad occupare la scena della mostra Capucci dionisiaco, piccoli capolavori d’arte che brillano per virtuosità del tratto grafico, eleganza degli accostamenti cromatici, precisione geometrica ai limiti dell’utopia.Il titolo della rassegna è suggerito dal fascino misterioso ed ambiguo che contraddistingue i costumi maschili presentati, originali ed eccentrici nell’abbondare di sbuffi e girandole, nastri e piume, elmi e carapaci che attraggono come in una rete il visitatore nella spettacolarità di una festa rinascimentale. Una galleria di figure enigmatiche e dalle infinite metamorfosi pronte a trasfigurare il mito di Dioniso (divinità legata non solo al vino ma anche al teatro e alla rappresentazione scenica) e il carattere ineffabile e disinibito del suo camaleontico corteo.

Un insieme di “follie” – come ha commentato lo stesso Capucci – che non a caso ha scelto di presentarle ed offrirle a Firenze, la città dove ha debuttato nel 1951 con la sua prima sfilata nell’ambito della First Italian High Fashion Show organizzata dal marchese Giorgini in Sala Bianca, con l’augurio che si possano formare, sul suo esempio, giovani appassionati e pronti ad approfondire lo studio dell’arte, del costume e della moda.

La mostra, curata dallo stesso Roberto Capucci, è realizzata in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, con il supporto della Fondazione Eduardo De Filippo e dell’Azienda Agricola Scovaventi e con l’organizzazione dell’Accademia degli Infuocati (catalogo Polistampa).


© 1997-2014 Nove da Firenze. Dal 1997 il primo giornale on line di Firenze. Reg. Trib. Firenze n. 4877 del 31/03/99

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