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Coronavirus: collaborazione della Regione con le associazioni datoriali

Un progetto della Giunta toscana per la sicurezza dei lavoratori. Ieri L’accorata lettera aperta del segretario generale Fit-Cisl Toscana, Stefano Boni, per chiedere a chi deve di garantire la sicurezza e incoraggiare i lavoratori dei trasporti. Invito ai dipendenti: “Segnalate situazioni di esposizione al rischio” Ieri corteo digitale di USB contro Confindustria

Le associazioni datoriali hanno offerto la propria collaborazione alla Regione per la redazione di linee di indirizzo condivise a tutela dei lavoratori impegnati nelle attività essenziali. Il presidente della Toscana Enrico Rossi ha accolto con piacere la disponibilità a collaborare dei rappresentanti dei datori di lavoro, anch’essi coinvolti nella lotta per fronteggiare l’emergenza Coronavirus e limitare il contagio. Le linee di indirizzo per la sicurezza dei lavoratori impegnati nelle attività essenziali rimaste aperte dopo il DPCM del 22 marzo sono in via di elaborazione. Oltre alla parte datoriale, la Regione sta lavorando in collaborazione con i servizi di igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro (PISLL) e le organizzazioni sindacali per fornire alle aziende indicazioni e raccomandazioni circa le procedure da adottare in ogni settore lavorativo. Sono presi in considerazione tutti gli ambienti di lavoro, ma ci si concentra in particolare su negozi e supermercati, si dettagliano le modalità di pulizia e sanificazione, l’utilizzo delle mascherine e lo svolgimento dei controlli riguardo al rispetto delle procedure anti-contagio.

"La Regione accoglie molto favorevolmente il contributo delle associazioni datoriali - spiega il presidente della giunta regionale Enrico Rossi - la collaborazione e sinergia di tutte le parti interessate, lavoratori e datori di lavoro, è indispensabile in questo momento di emergenza per garantire la sicurezza dei lavoratori e limitare la diffusione del contagio, nella consapevolezza che è indispensabile mantenere produttive le attività essenziali".

“In questa situazione di emergenza, che sembra non finire mai, nel campo dei trasporti e dell’igiene-ambiente si vive in un clima che sembra sospeso, isolati dal resto del Paese. Si continua a lavorare per garantire la mobilità, anche se in alcuni comparti con servizi molto ridotti, con la preoccupazione di poter essere contagiato e contagiare i propri cari. Molto spesso infatti la paura non è per se stessi ma per la famiglia, dove ci possono essere gli anziani e i bambini, che sono il bene più prezioso.” scrive Stefano Boni, segretario generale Fit-Cisl Toscana “Nel nostro comparto lo slogan Restate a casa suona un po' stonato, perché qui si deve lavorare, per garantire la mobilità delle persone, gli approvvigionamenti alimentari e sanitari o per assicurare la pulizia delle nostre città. I lavoratori sono orgogliosi di svolgere questi mestieri, ma lo devono fare in sicurezza e certi che tutti gli strumenti per preservare la salute siano stati messi in campo.”“Abbiamo ancora delle situazioni critiche, per esempio nel comparto delle merci, dove ancora mancano mascherine e guanti e altri strumenti per garantire la sicurezza. Anche in altre aziende ed in altri settori si fa fatica a mettere in campo tutti gli strumenti di sicurezza necessari.”“Oggi siamo però ad un bivio e non e più possibile aspettare che le aziende si attrezzino e mettano i lavoratori in condizioni di sicurezza; come sindacato abbiamo scritto, telefonato, fatto comunicati. Ora, là dove le garanzie per lavorare sicuri non ci siano, dobbiamo semplicemente fermarci, anche qualche giorno, aspettare che l’azienda metta in sicurezza il posto di lavoro, fornisca al personale gli strumenti di sicurezza e poi riprendere a lavorare. La salute al primo posto, la salute e la vita.”“Il sindacato ha chiesto al Governo di rivedere la lista delle attività che devono rimanere aperte e ha fatto bene, perché si deve continuare a lavorare solo per le attività indispensabili; tutto il resto si deve fermare e nello stesso tempo il Governo deve garantire attraverso gli ammortizzatori sociali, risorse sufficienti per il reddito e per la vita di queste famiglie. Il sindacato, come già fatto in queste settimane, è pronto a cercare soluzioni e firmare accordi per il mantenimento del reddito e continueremo a stare vicino ai nostri associati per tutte le informazioni necessarie e per uscire uniti e più forti di prima da questa crisi.”“Non esitate a chiamarci, a chiedere informazioni, a contattare i nostri delegati e attivisti nelle aziende. Siamo pronti ad intervenire e a fare intervenire gli organi preposti per garantire la sicurezza e la vostra salute; facciamo il nostro lavoro ma in sicurezza. Rimaniamo a casa, rispettiamo le indicazioni del Governo e delle istituzioni regionali e insieme usciremo da questa situazione. Forza ragazzi.”

Più di mille persone hanno partecipato ieri a al primo corteo digitale a sostegno dello sciopero dell'USB, postando sul proprio profilo una foto con il cartello "ANDRÀ TUTTO BENE SE DIFENDIAMO I LAVORATORI Blocchiamo le attività non essenziali! Blocchiamo confindustria!", e anche alle azioni di mailbombing e tweetstorm lanciate contro Confindustria.

Secondo i decreti del Governo e i Dpcm, “durante il periodo dell’emergenza le Pubbliche Amministrazioni devono limitare la presenza del personale negli uffici per assicurare esclusivamente le attività che ritengono indifferibili e che richiedono necessariamente la presenza sul luogo di lavoro. Per tale motivo la Rsu intima al datore di lavoro di procedere all’immediata individuazione di tali attività che non possono necessariamente coincidere con l'attività ordinaria, questo come condizione generale in tutto l'Ente”: inizia così la lettera che Mauro Comi, Coordinatore Rsu del Comune di Firenze, ha inviato al sindaco, all’assessore al personale, al direttore generale, al comandante dei vigili urbani e a tutti i dipendenti. Prosegue la lettera: “In particolare nella Direzione Polizia Municipale, una individuazione dei servizi indispensabili consentirebbe di rarefare la presenza di lavoratori in ambienti sicuramente troppo affollati quali sale turni, uffici, spogliatoi, che possono costituire luoghi di potenziale e probabile trasmissione dell’epidemia (vedasi il recente caso verificatosi)”. Aggiunge Comi nella missiva: “Il ricorso più ampio al lavoro agile, sicuramente praticabile ed estensibile in attività prevalentemente di natura amministrativa, percorsi di auto formazione e in ultima analisi il ricorso alla messa a disposizione presso l'abitazione con criterio di rotazione eviterebbero di esporre il personale a rischi non necessari e risponderebbero in modo coerente allo spirito dei provvedimenti del Governo”. Inoltre, si legge, “altro elemento centrale è costituito dalla necessità di consentire al personale di svolgere la propria attività in condizioni di sicurezza e serenità, compatibilmente al contesto in cui è costretto ad operare, attraverso la dotazione di dispositivi di protezione individuale, quali idonee mascherine, guanti, gel disinfettanti e adeguata sanificazione degli ambienti e dei veicoli impiegati”. La lettera si conclude così: “La Rsu, nel richiamare Datori di Lavoro, Responsabili dei servizi di prevenzione e protezione, Preposti alla Sicurezza alle responsabilità previste dal Decreto 81/2008, invita i colleghi a segnalare, rilevare, documentare inadempienze, situazioni di esposizione al rischio ai fini della segnalazione all'Inail di infortunio sul lavoro e di eventuali azioni legali nei confronti dei responsabili per eventuali danni fisici/biologici”.


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