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Covid-19: l'impatto economico dell'emergenza e gli strumenti per le imprese

Fismo-Confesercenti lancia una proposta per il settore moda. Ogni giorno richieste d' aiuto da parte di ambulanti disperati

Il mondo del commercio è sicuramente uno dei più colpiti dalle ripercussioni economiche dell’emergenze economica legata al Corona virus. Tutti gli esercizi, infatti, sono chiusi per decreto ormai da diversi giorni.

Un esercito di 183.000 imprese: questo è il numero degli Ambulanti al 30 giugno 2019 secondo i dati di Unioncamere, un numero dietro il quale ci sono migliaia di famiglie che, in queste settimane, accusano problemi economici. Le disposizioni per il contenimento del contagio hanno portato alla chiusura di tutti gli eventi di aggregazione e tra loro anche i mercati e le fiere, linfa vitale per l’attività degli Ambulanti, costretti a chiudere i loro banchi, vedersi deperire in diversi casi, come quelli alimentari, la merce. Molti hanno pagato anticipatamente le tasse di occupazione suolo pubblico, devono pagare le rate dei mezzi d’opera, le scadenze di fine mese con i fornitori ed hanno spese familiari che incombono.

UAI chiede al Governo risposte immediate anche per questa categoria: Fiere e mercati – sottolinea Claudio Nobler, presidente della UAI di Firenze da sempre vicino alla categoria – sono state tra le prime attività costrette a chiudere. Ogni giorno riceviamo richieste di aiuto da parte di ambulanti disperati, la cui unica fonte di reddito in famiglia è il proprio banco, anche perché molto spesso si tratta proprio di attività familiari. Con l’attuale regolamentazione, come tutti gli autonomi, commercianti e artigiani, gli Ambulanti non hanno diritto neppure a congedi straordinari, ai permessi Legge 104/92, né agli ulteriori 12 giorni per marzo ed aprile concessi in questa emergenza ad altre categorie. In questo momento, dopo i decreti emanati dal Governo, mercati rionali, fiere, feste patronali sono vietate, i commercianti non possono lavorare e tutta la loro merce è stata buttata o dovrà esserlo visto che sta andando in scadenza”. Il rappresentante della UAI Firenze espone una proposta interessante: “Per limitare gli spostamenti dei cittadini agli Ambulanti potrebbe essere affidato il compito di consegnare a domicilio. Per tale compito presentano le caratteristiche giuste avendo la possibilità di muoversi e raggiungere anche tutti quei borghi o contrade non servite da negozi alimentari o supermercati e in qualche caso questo già avviene, ma con grandi difficoltà. Anche dove sono presenti negozi e supermercati, gli Ambulanti alimentaristi a cui è stato concesso di aprire il banco, sono un valido supporto per ridurre le code nei negozi, oltretutto è plausibile che le attività all’aperto presentino un rischio di contagio inferiore rispetto a quelle al chiuso. Con i dovuti accorgimenti di sicurezza, se ci fosse stato un migliore coordinamento da parte delle Amministrazioni Regionali e Comunali, sotto la sorveglianza delle Polizie Locali, gli Ambulanti avrebbero potuto sicuramente rendere un grande servizio al Paese. Se è critica la situazione degli Ambulanti alimentaristi, figuriamoci la drammaticità della situazione dei non alimentaristi. Molti di loro, anche prima del Coronavirus, erano già in grande difficoltà per un insieme di fattori, tra cui la crescita del commercio online, la concorrenza sleale di imprese irregolari, il maltempo e via dicendo. Vigileremo su tutti gli interventi che il Governo introdurrà – conclude Claudio Noblere di una cosa gli Ambulanti possono essere certi: la UAI non li abbandonerà”.

Ciò nonostante, seppur con molte difficoltà, il settore moda guarda con fiducia ad una possibile ripartenza. Il territorio dell’Empolese-Valdelsa è da sempre un punto di riferimento a livello regionale per quanto riguarda la produzione di scarpe, vestiti e accessori in genere. Per questo è partita da tanti commercianti Confesercenti una richiesta importante alle istituzione regionali per modificare i saldi e le vendite promozionali della prossima stagione.

La prima pietra per quanto riguarda le adesioni è posata da Enzo Nigi – presidente provinciale FISMO e titolare del negozio Nigi Abbigliamento di Empoli: “Non sarà facile ripartire ma dobbiamo farlo, e anche bene. Ad oggi tutte le attività del settore moda sono chiuse per decreto ma sono sicuro che ci riprenderemo. Per farlo abbiamo però bisogno anche delle istituzioni, servono poche regole e certe, soprattutto per tutelare il consumatore finale. Sul cartellino prezzo unico per tutti, senza promozioni gonfiate o specchietti per le allodole”.

Sulla stessa linea anche Lorella Antonini (titolare del negozio di abbigliamento Brunetta di Cerreto Guidi): “Il nostro settore è uno dei più colpiti, è impensabile ripartire con i saldi. Per garantire il pieno dell’assortimento dobbiamo mantenere gli obblighi verso i nostri fornitori. Da parte nostra ci impegneremo, come sempre, a garantire ai nostri clienti prezzi in linea con il mercato, in maniera chiara e trasparente”.

Anche Valeria Orsi (titolare del negozio Retrò di Castelfiorentino) sottoscrive l’appello “Da tempo chiediamo che i saldi vengano adeguati ad una stagionalità che è fortemente cambiata. Questa è l’occasione buona, i saldi estivi dovrebbero partire almeno nella seconda metà di agosto”.

La ripartenza sarà complicata e servirà tempo – dichiara Benedetta Pantani, titolare del negozio Curve Mediterranee di Fucecchio - i saldi e le vendite promozionali andrebbero ripensate anche per le prossime stagioni”.

Il momento che stiamo attraversando non ha precedenti. – conclude Ilaria Scarselli, presidente Confesercenti Empolese-ValdelsaLa nostra associazione è attiva a tutti i livelli per consentire alle attività economiche di superare questa situazione. Proprio in questi giorni abbiamo presentato un nutrito pacchetto di emendamenti al Cura Italia. L’attività di Confesercenti continua Scarselli - non si limita soltanto alle misure di sostegno ma punta ad un rilancio importante del mondo del commercio, per questo ci facciamo volentieri portavoce della richiesta del settore moda, anzi, vorremmo alzare l’asticella ed allargare il provvedimento anche agli outlet e al commercio on-line”.

“L’emergenza Coronavirus ci pone davanti a una situazione critica sul piano sanitario e su quello economico. Stiamo lavorando tutti per affrontare entrambi gli aspetti, consapevoli che non stiamo correndo una cento metri ma una lunghissima maratona. Lavorare tutti insieme è quindi fondamentale, così come affrontare l’oggi e allo stesso tempo iniziare a gettare le basi per la ricostruzione, sociale ed economica, nei prossimi mesi”. Il sindaco Matteo Biffoni sintetizza così l’impegno della Città di Prato nell’affrontare la pandemia Covid-19, anche sotto il profilo economico.

Sin dall’inizio dell’emergenza l’Amministrazione comunale, attraverso il sindaco e l’assessore Benedetta Squittieri, è stata in costante contatto con la Regione Toscana e tutto il mondo del lavoro pratese. Anche ieri mattina in videoconferenza si è tenuto il tavolo di lavoro a cui hanno partecipato appunto Biffoni e Squittieri per il Comune di Prato, l’assessore Stefano Ciuoffo per la Regione Toscana e i rappresentanti di Confindiustria, Confartigianato, Cna, Confesercenti, Confcommercio, Palazzo delle professioni, Federalberghi, Cgil, Cisl e Uil. Tutti hanno condiviso la forte preoccupazione per la situazione sanitaria, dato che la città, come l’intera nazione, sta affrontando una fase complicata che non si sa ancora quanto durerà. La decisione del Governo, auspicata anche dal sindaco, di chiudere molte tipologie produttive è stata dolorosa ma dettata proprio dalla necessità di contenere la diffusione del virus con tutti i mezzi possibili.

Biffoni ha subito proposto ai soggetti coinvolti di lavorare insieme sia sugli interventi che possono essere messi in campo a livello locale, sia per la realizzazione di un documento condiviso da presentare al Governo sottolineando le priorità della Città di Prato e dell'intero sistema socio-economico del nostro territorio. “Si tratta di un documento che verrà stilato già nei prossimi giorni, con l’individuazione di interventi di carattere generale ma anche di altre necessità più specifiche del nostro sistema produttivo, in particolare per i settori tessile e moda”, spiega il sindaco.I settori che caratterizzano il distretto hanno una tipologia di produzione basata sulla stagionalità e particolarmente vocati all’export: due dati significativi dal momento che la pandemia è mondiale e quando l’emergenza sarà passata in Italia probabilmente interesserà ancora altri Paesi, mettendo quindi a rischio l’export in quei mercati che potrebbero essere ancora bloccati.

Analizzando gli interventi di cui le aziende hanno bisogno nell’immediato c’è innanzitutto la gestione della cassa integrazione: stanno già arrivando le prime domande, come hanno spiegato i consulenti del lavoro, ma deve essere il più possibile sburocratizzato il sistema,così da avere certezze sia sulle risorse sia sul fatto che le domande arrivino a buon fine. Da affrontare anche il problema della liquidità delle aziende. Rispetto a questo tema l’assessore regionale Stefano Ciuoffo ha spiegato come la Regione si stia mobilitando per il sistema del credito e degli aiuti alle imprese. Già operativi tre strumenti per l'accesso al credito e la liquidità con Garanzia Toscana, in particolare la sezione speciale regionale del fondo di garanzia PMI, i voucher garanzia e il fondo regionale di garanzia. E proprio per essere pronti a sostenere la ripresa finita l’emergenza, la Regione Toscana sta lavorando su un’analisi dell’impatto della crisi sanitaria sul fronte economico, sui possibili scenari e quindi quali saranno le azioni da portare in campo per aiutare le imprese.

“Dobbiamo anche tenere conto delle aziende che restano aperte – sottolinea l’assessore allo Sviluppo economico Benedetta Squittieri -. In queste imprese la sicurezza è oggi ancora più fondamentale per tutelare i lavoratori”.


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