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Covid19: stima di CNA sulle aperture delle imprese domani

La Toscana potrebbe perdere fino a 33,6 miliardi di fatturato nel biennio 2020-21 secondo stime Cerved. Cioni: artigianato e pmi stanno sostenendo il paese. Un dovere, ma occorrono interventi più mirati di sostegno e a brevissimo termine. Il rischio è che all’emergenza sanitaria si abbini quella sociale

FOTOGRAFIE — Sulla base dell’elenco non ufficiale delle attività imprenditoriali che possono rimanere aperte dopo l’ulteriore stretta del 21 marzo e su quello della Camera di Commercio delle imprese attive al 4° trimestre 2019 nella Città Metropolitana di Firenze, l’Ufficio studi di CNA ha stimato in 23.200 le imprese che potranno aprire i battenti domani, 23 marzo, se in grado di rispettare ogni norma per la tutela della salute propria e altrui, il 25% del totale.

I comparti più consistenti, escluso la vendita al dettaglio di generi alimentari già autorizzata nei giorni scorsi, sono quelli di agricoltura, pesca, industria alimentare e delle bevande (6.397 attività), installazione impianti (3.000), trasporti (2.740), informazione e comunicazione (2.535), attività finanziare e assicurative (2.204), manutenzione, riparazione e commercio all’ingrosso di ricambi auto/moto (1.593), sterilizzazione e pulizie (1.200).

“Un elenco che dimostra che artigianato e piccole imprese, pur tra mille difficoltà, stanno fornendo un contributo enorme per il sostegno materiale ed economico del nostro territorio – commenta Giacomo Cioni, presidente di CNA Firenze Metropolitana. Alimentare, impianti, trasporti, manutenzione e riparazione, pulizie, ma anche, tra le attività che domani potranno tirare su i battenti, una parte del tessile, la produzione gomma-plastica, la fabbricazione e riparazione di apparecchiature: tutte attività nella stragrande maggioranza dei casi artigianali che si uniscono al commercio dei prodotti alimentari”.

“Un dovere, ma abbiamo bisogno di interventi governativi più mirati che ci sostengano. Abbiamo un’economia bloccata per decreto e non per inefficacia del sistema economico. Significa flussi di cassa fermi, quindi gravissime difficoltà per l’erogazione già dei prossimi stipendi e il pagamento dei contributi. Ok, c’è la cassa integrazione, ma chi la anticiperà? Gli imprenditori non sono oggi, come avvenuto in passato, in grado di farlo. Che sia Inps ad erogarli e con un piano che preveda quanto meno un’ottica trimestrale di ripartizione dei pagamenti tra l’istituto e l’impresa. Occorre un’unica cabina di regia Inps uguale per tutti i lavoratori, senza distinzioni tra artigianato, commercio e industria. Gli strumenti del passato non vanno bene oggi ed occorre una risposta immediata. Altrimenti al problema sanitario si affiancherà, prima che quello economico, un grandissimo problema sociale” conclude Cioni.

Le imprese italiane potrebbero perdere tra i 270 e i 650 miliardi di fatturato nel biennio 2020-21 a causa della diffusione del Covid19, probabilmente il più importante shock che ha colpito il nostro sistema economico nel Dopoguerra. Una “forbice” che varia a seconda della durata dell’epidemia e della velocità di reazione che avrà il nostro sistema. E’ lo scenario che emerge dal nuovo Cerved Industry Forecast, l’analisi che Cerved, tra i principali operatori italiani nell’analisi e nella gestione del rischio di credito, ha dedicato agli impatti dell’epidemia in corso attesi su oltre 200 settori dell’economia italiana, inclusa una stima delle ricadute a livello regionale. La contrazione sarebbe particolarmente violenta nell’anno in corso, con conseguenze senza precedenti per alcuni settori, come le strutture ricettive e la filiera dell’automotive. Nel 2021 si prevede invece un “rimbalzo” che riporterebbe i ricavi vicini e, in alcuni casi, al di sopra dei livelli del 2019, ma le perdite sarebbero comunque rilevanti considerato che quest'anno ci si attendeva una crescita dell'1,7% e il prossimo del 2%. Le stime sono state elaborate grazie a modelli statistici di previsione dei bilanci di cui dispone Cerved e applicati a una base di circa 750 mila società di capitale. Sono stati disegnati due scenari: uno scenario base, secondo il quale l’emergenza terminerebbe a maggio 2020 e sarebbero necessari due mesi per tornare alla normalità, e un secondo scenario pessimistico, che prevede la durata dell’epidemia fino alla fine del 2020, sei mesi per tornare alla normalità e un completo isolamento dell’economia italiana. In entrambi i casi si prevedono importanti sostegni pubblici a favore di imprese e famiglie e la tenuta dei mercati finanziari.

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