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Emigrati in Europa dalla Toscana: cambiano lavoro e vita

La cosa migliore è affidarsi al racconto di chi l'esperienza l'ha vissuta e la vive tutti i giorni

Per poter comprendere al meglio lo stile di vita di chi ha scelto di trasferirsi all'estero per lavoro, per avere un termine di paragone sul quale riflettere in merito a quelle differenze che passano spesso per essere luoghi comuni o leggende metropolitane.

Nove da Firenze ha incontrato due ragazzi che sono cresciuti scolasticamente e professionalmente in Toscana ed oggi svolgono professioni diverse in città diverse d'Europa, una è medico chirurgo a Parigi e l'altro è programmatore informatico ad Amburgo.

E' medico chirurgo specializzata in chirurgia generale da circa un anno ed ha maturato l'idea di fare un'esperienza lavorativa all'estero verso la fine della specializzazione. Ha scelto la Francia perché "in particolare mi affascinava l'idea di vivere a Parigi".

E' servita una sbirciatina alle storie dei connazionali che avevano già intrapreso il percorso? "Avevo letto e sentito di esperienze più o meno lunghe di diversi colleghi chirurghi in Francia, rimasti entusiasti della loro scelta. Ho cominciato così uno stage di due mesi in un ospedale tra i più riconosciuti a livello Europeo specializzato nel trattamento dei tumori; mi serviva per completare la Tesi di specializzazione" racconta la nostra lettrice.

Quale impatto hai avuto con l'ambiente sanitario francese? "Mi si è aperto un altro mondo; tutto molto diverso dal punto di vista organizzativo rispetto a ciò cui ero abituata, soprattutto... la visione dello specializzando. Lo specializzando in chirurgia in Francia non è visto solamente come uno strumento per gestire i reparti: è un medico in formazione, che dev'essere formato a 360°, nella gestione dei pazienti in reparto, dei pazienti in urgenza e anche dal punto di vista chirurgico teorico e pratico".

In Toscana non avviene questo? "Purtroppo lo specializzando in chirurgia esce dalla scuola di specializzazione senza avere molta pratica chirurgica, lo sanno tutti. Anche all'estero lo sanno purtroppo.. perché vedono i giovani italiani che se vogliono diventare davvero dei chirurghi sono costretti ad andare a formarsi da loro".
Qual è il problema? "Non c'è alcun controllo reale sulla formazione della nostra scuola di specializzazione. Se andiamo a leggere i programmi ministeriali noi siamo obbligati, per avere il titolo di specialisti in chirurgia, a partecipare ad un numero minimo di interventi. Credo che pochi specializzandi in Italia, forse nessuno.. siano usciti dalla scuola di specializzazione con gli interventi previsti dal Ministero. Mi domando se lo stesso Ministero dell'Istruzione effettivamente si sia mai posto la domanda di come vengono formati i chirurghi in Italia".

Cosa accade in Francia? "Gli specializzandi dopo 5 anni di formazione sono pronti per affrontare le guardie autonomamente o quasi anche dal punto di vista chirurgico. In Francia ancora prima di terminare la specializzazione hai già un posto di lavoro che ti aspetta, non a tempo indeterminato da subito certo, ma con la tranquillità di avere qualcosa tra le mani dopo anni di sacrificio".

Occorrono conoscenze specifiche? "Bastano il curriculum e le referenze dei primari che ti hanno avuto come specializzando come garanzia di preparazione e affidabilità, è il primario dell'Ospedale dove hai chiesto di lavorare che sulla base dei documenti e del colloquio, decide di assumerti".
In Italia non è così? "In italia il giovane chirurgo ha queste opzioni: guardie mediche/turistiche, guardie come internista nelle cliniche private, 118, pronto soccorso. Se vuoi fare davvero il chirurgo; o hai la fortuna di trovare un posto in una clinica privata oppure devi affrontare 1000 concorsi, che difficilmente vincerai, altrimenti, se risulti almeno idoneo, hai speranza di piazzarti nelle liste da cui attingeranno, forse, dopo qualche anno, ma solo per lavori a tempo determinato".

E' stato difficile ricominciare da sola? "Partire da soli per andare in un Paese straniero e ricominciare tutto non è una passeggiata, ma l'esperienza ti fortifica. Momenti difficili ce ne sono tantissimi, ma quando arrivano le soddisfazioni legate al lavoro che ami e per cui hai davvero rinunciato a tutto mi dico che rifarei tutto quello che ho fatto altre mille volte".

Accoglienza? "A parte qualche simpatica ironia sul mio "francese-italiano" non mi sono mai sentita straniera emigrata. Se a volte ho voglia di tornare è perché mi manca casa mia, non perché qui si stia male".
Dunque torneresti? "Non accetterei di lavorare in un posto dove non sarei considerata un chirurgo a tutti gli effetti solo perché sono una donna! Purtroppo l'ho vissuto per troppo tempo e ora che sono professionalmente libera non accetterei più. Questa discriminazione nel mondo della chirurgia francese non esiste".

Parigi dopo gli attentati?
"Controlli serrati, nell'immediato post-attentato c'era una certa tensione; ma i francesi sono stati esempio di grande forza, non si sono barricati in casa e non hanno fermato le loro vite, sin dal giorno dopo hanno ripreso la loro quotidianità, a testa alta, celando dignitosamente il loro dolore e le loro paure. Sinceramente non ho mai pensato neanche per un momento di tornarmene a casa per questo".

Sei emigrata ed hai raggiunto il tuo obiettivo, consigli ai connazionali di seguirti?
"No. Non è questo il messaggio che voglio lanciare. Il nostro è un Paese bellissimo. Il mio consiglio è quello di avere degli obiettivi nella vita ed escogitare il modo per raggiungerli.. sia in Italia che in Europa o altrove. Spero però che qualcosa cambi in Italia, perché non è giusto dover fare i bagagli e lasciare le radici e gli affetti perché siamo indietro rispetto agli altri Paesi".

E' un programmatore e sviluppatore che si è trasferito ad Amburgo seguendo la moglie emigrata perché ricercatrice con un contratto che la legava alla Germania. A scadenza del contratto è arrivato il secondo figlio. Cosa fare?La casa a Firenze sarebbe stata troppo piccola e così "Dovevo mantenere una famiglia di 4 persone. Ho tentato, senza crederci troppo, un colloquio di lavoro. Sono stato assunto".

Qual è stato l'approccio con il nuovo ambiente lavorativo? "Molto professionale e complesso all'inizio. Sono sviluppatore in una grande realtà tedesca, una organizzazione internazionale che offre supporto informatico e scientifico e finanziata con soldi pubblici. Lo stipendio è molto dignitoso e proporzionale alla mia qualifica. Sono circondato da ragazzi di tante nazionalità: algerini, greci, polacchi, pochi tedeschi.. La lingua sul lavoro è l'inglese, a casa parlo italiano, quando esco cerco di parlare tedesco".

Spiegaci l'interessante proporzionalità tra professionalità e stipendio "Significa - sorride - che esistono dei parametri ben precisi in base ai quali il titolo di studio, la qualifica e l'esperienza maturata comportano un certo stipendio. In pratica viene dato valore ad ogni singola professionalità e retribuita per quel che incide effettivamente sul risultato finale".
Come in Italia? "Lasciamo stare. Molto spesso non è neppure colpa dell'ambiente di lavoro.. si tratta di un sistema del tutto diverso, anche volendo, nel caso degli sviluppatori ad esempio, non esiste modo di gratificare o valorizzare le competenze attraverso uno stipendio adeguato. Non ci sono i presupposti aziendali".

L'arrivo del secondo figlio si è rivelato traumatico? "Assolutamente no. In Germania per ogni figlio viene riconosciuto un bonus di 190 Euro al mese sino al compimento dei 18 anni. A tutti, senza dover dimostrare fasce di reddito o altro. Mia moglie ha ricevuto 300 Euro al mese per 12 mesi durante il periodo della maternità, più un bonus fino al compimento dei 3 anni per il primo figlio. Io ho avuto 2 mesi di congedo parentale con uno stipendio commisurato alle 12 mensilità precedenti, alcune delle quali maturate in Italia e la Germania le ha riconosciute. Ad Amburgo inoltre l'asilo è gratuito ed i farmaci così come i prodotti da banco sono gratuiti fino oltre i 6 anni".

I servizi? "Molto efficienti, ma anche molto cari. Non esiste il Sistema Sanitario Nazionale, c'è l'Assicurazione pubblico-privata che nel mio caso costa 600 Euro al mese. Non abbiamo problemi per quanto riguarda le visite, posso richiedere esami anche senza l'intervento del dottore e la strumentazione è innovativa e ben funzionante.. sulla qualità però rimpiango l'estremo valore della Sanità toscana e del Meyer in particolare".

Altre spese? "Le tasse sono alte anche per effetto delle spese accessorie. Ad esempio noi paghiamo ancora i debiti della riunificazione, ci sono poi i redditi di solidarietà e paghiamo anche una tassa sul culto.. per aver dichiarato di essere cattolici paghiamo 15 euro al mese alla Chiesa".

Cosa ti ha colpito passeggiando per la città? "Che non esistono le toppe. Ci sono i lavori in corso, ma si tende a riparare tutto e non a rimandare, l'efficienza è ostentata. Ci si preoccupa molto del prossimo, c'è molto rispetto e per questo anche saltare una fila diventa impensabile".

Lo stile di vita? "Ci sono tante opportunità... faccio l'esempio dello Zoo di Amburgo, un luogo fantastico dove il biglietto costa caro ma è uno spettacolo che vede anche gli animali trattati con rispetto. Purtroppo sul cibo i tedeschi guardano più all'aspetto pratico che alla qualità. Me ne sono accorto al supermercato dove molti preferiscono cibi precotti e scatolame vario senza badare alla qualità. C'è, se vogliamo, molta qualità sul lavoro e sulle infrastrutture, meno in cucina".

Consiglieresti ai tuoi ex colleghi di trasferirsi?
"Più che consigliare loro di venire in Germania preferirei portare un po' di Germania in Italia perché da qui mi sono reso conto che il nostro è un Paese splendido e se possibile sono ancor più amareggiato.. avremmo grandi potenzialità e non riusciamo a sfruttarle a causa di una critica distruttiva che non ci permette di competere con altre realtà che invece hanno una mentalità costruttiva".

Antonio Lenoci
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