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Spettacolo — rubrica a cura di Nicola Novelli

Fabbrica Europa: presentato il cartellone della XXV edizione

52 titoli, 96 repliche, 25 giorni di spettacolo, 200 artisti di 20 paesi, 10 produzioni/coproduzioni, 15 tra prime nazionali/assolute/site specific

FIRENZE - "25 anni sono un compleanno importante, un compleanno che è una ri-partenza, anche se Fabbrica Europa è da sempre in partenza, è un festival aperto alla contemporaneità, alla multiculturalità, a linguaggi e inconsueti. Per questo attira un pubblico anche giovanissimo, quel pubblico che non siamo abituati a vedere ad altre rappresentazioni ma qui viene attratto da proposte così nuove e così varie". Così la vice-presidente della Regione Toscana ed assessore alla cultura Monica Barni ha sintetizzato la peculiarità del festival Fabbrica Europa, giunto quest'anno alla sua 25^ edizione e presentato oggi nella sala Pegaso di Palazzo Strozzi Sacrati a FirenzeFestival Fabbrica Europa è un progetto della Fondazione Fabbrica Europa per le arti contemporanee e gode del sostegno di Regione Toscana, Comune di Firenze, MiBACT e Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze. Questa edizione vede inoltre la collaborazione con la Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e con la Fondazione Teatro della Toscana, oltre al supporto di Institut Français. L'edizione 2018 di Fabbrica Europa si terrà a Firenze dal 4 maggio al 10 giugno. Porterà in scena 52 titoli, 96 repliche, 10 produzioni, 15 prime tra nazionali/assolute/site specific. Le rappresentazioni si terranno alla Stazione Leopolda, ma non solo, infatti il festival coinvolgerà anche le ex Scuderie Granducali delle Cascine ed importanti teatri di Firenze tra cui il Teatro Goldoni, il Teatro della Pergola e il Teatro Cantiere Florida.

"Fabbrica Europa è anche un festival fortemente aperto alla dimensione interazionale - ha aggiunto l'assessore Barni, sottolineando la presenza in cartellone di 200 artisti provenienti da 20 diversi Paesi - che porta sul nostro territorio artisti ed esperienze che vengono da tanti altri Paesi. Anche in questo conferma la sua contemporaneità ed il suo modo da raccontare la nostra società".

Oltre all'assessore Barni hanno partecipato alla presentazione della XXV edizione di Fabbrica Europa anche Cristina Giachi, vicesindaco del Comune di Firenze, Gabriele Gori, direttore generale della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, Tuccio Guicciardini, presidente della Fondazione Fabbrica Europa, Maurizia Settembri e Maurizio Busìa, direttori artistici del Festival.

PROTAGONISTI DELLA SCENA INTERNAZIONALE

Re-Mark è la creazione site specific di danza e multimedia del coreografo di origini tibetane Sang Jijia che apre, in prima assoluta, la XXV edizione di Fabbrica Europa. A quattro anni dal successo di As If To Nothing, realizzato con il Maggio Musicale Fiorentino, il coreografo - già collaboratore di William Forsythe - lavora insieme a otto giovani danzatori selezionati per l’occasione. Come per l’opera del 2014, Jijia indaga il rapporto tra corpo, spazialità e memoria con un progetto pieno di forza e al tempo stesso raffinato e sfaccettato nei linguaggi messi in campo. Le riprese live mostrano i danzatori da diverse angolazioni e creano un gioco di prospettive multiple che si ritrova a tratti anche nella coreografia, con sequenze diverse che si sviluppano in parallelo attraverso un sistema di rimandi e di geografie del gesto, che dal movimento singolo diventano una coralità per lo sguardo. Re-Mark aprirà ufficialmente il City Contemporary Dance Festival di Hong Kong nel novembre 2019 (5>8/5, Stazione Leopolda).

È la rigorosa ed essenziale ricerca di Anne Teresa De Keersmaeker a riportare nel cuore dell'Europa con Mitten wir im Leben sind/Bach6cellosuiten, un delicato e profondo incontro tra danza, musica e quella “spiritualità senza filtri” evocata dal titolo preso in prestito da un Inno di Lutero. La vita, la morte, la redenzione, sono le coordinate drammaturgiche dello spettacolo, fatto di una progressione limpida, di uno slancio irreversibile intensificato dalle luci che punteggiano una scena nuda e minimale. Sul palco cinque straordinari danzatori (tre uomini e due donne tra cui la stessa De Keersmaeker) insieme a Jean-Guihen Queyras, violoncellista francese tra i migliori al mondo. In questa nuova produzione della Compagnia Rosas, la partitura di J.S. Bach è indagata in tutte le sue dimensioni, sfidata e messa in prospettiva attraverso una scrittura coreografica sensibile e penetrante. «Non c'è nessun altro compositore che riesca a trasmettere quel senso di “astrazione incarnata” tanto quanto lui - afferma la coreografa - Rende il divino umano e l’umano divino». La pièce fa emergere magistralmente il carattere delle Sei Suites per violoncello solo, in un'affascinante unione tra note e corpi. L'evento, in prima nazionale, è co-realizzato con Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e Teatro della Toscana (2,3/6, Teatro della Pergola).

Le atmosfere nordiche della commedia di Jon Fosse Winter assumono nuova vita in Iarna, lavoro firmato dal Teatro Nottara di Bucareste diretto dal rumeno Mihai Maniutiu. Una pièce, dal potente impatto drammaturgico e visivo, in cui prende forma - in una scena completamente bianca, astratta, quasi ascetica, nella quale gli spettatori sono destinati a immergersi completamente - una misteriosa storia d'amore il cui testo sembra nutrirsi di quello stile etereo di scrittura illustrato e teorizzato da Maurice Maeterlinck come "Il tragico nella vita quotidiana”. La forza e l'originalità di Iarna risiedono nella straordinaria e paradossale capacità di portare Winter dentro e fuori la scena e la storia, creando mondi paralleli dove gravità e imponderabilità sembrano fondersi e dove corpi reali e spettrali si evolvono, tra misurati impulsi e devastanti passioni che parlano della solitudine, del bisogno dell'altro e della difficoltà di comunicare (prima nazionale, 4>6/5, Stazione Leopolda).

Altra prima nazionale èGo Figure Out Yourself di Wim Vandekeybus, un incontro con il pubblico in uno spazio insolito. Cinque personaggi ti portano lontano dalle mura del teatro mostrando un posto dove dare forma ai tuoi pensieri, semplicemente guardando e ascoltando l’altro. È un viaggio inclusivo - guidato da parole, musica e danza – che esplora i confini tra pubblico e performer e che ti invita ad abbandonarti in un sentiero imprevedibile ed emozionante. Spostandovi liberamente nello spazio, diventerete voi stessi parte di un happening collettivo da cui uscirete con molte domande e poche risposte, ma ricchi di un viaggio appassionante (5,6/5, Stazione Leopolda).

Benoît Lachambre in Lifeguard smargina i confini tra performer e spettatore; decostruisce la nozione di impulso coreografico riesaminando la presenza e risonanza del movimento fuori dai codici estetici dati. Lachambre rivelando le sfaccettature delle proprie sensazioni invita il pubblico a viverle senza inibizioni. Commovente, vitale, a volte comico, è un Solo di intima e vibrante autenticità, in cui il coreografo, offrendo se stesso, rivela la carica magnetica degli esseri umani. Il movimento segue l’imprevedibile danza delle vite riunite, rianimando il nostro bisogno di essere insieme in un rituale sacro di coabitazione sensoriale. Il corpo fluisce e, attraverso l'emissione vocale viscerale, ancestrale, giunge fino allo stato di trance (9,10/6, nell'ambito di Secret Florence)

Il britannico John Parish, musicista, cantautore, compositore e produttore tra i più importanti al mondo (ha legato la sua attività in particolare alla cantante e musicista Pj Harvey), presenta a Firenze uno dei suoi lavori più affascinanti, Screenplay, un viaggio tra le immagini del cinema impreziosito da un concerto live che va oltre la semplice sonorizzazione del visivo, ma anzi ispirandosi a esso ne rilancia emozioni e stimoli, senza esserne limitato (6/5, Stazione Leopolda).

La cantante bosniaca Natasa Mirkovic - famosa per la sua colonna sonora del film Nella terra del sangue e del miele di Angelina Jolie e per la registrazione della Winterreise di Schubert - è sul palco insieme al grande musicista francese Michel Godard al serpentone, al fisarmonicista Luciano Biondini e al maestro delle percussioni Jarrod Cagwin, in una produzione originale per Fabbrica Europa che indaga la relazione tra antico e moderno: musiche italiane e balcaniche del XVI-XVII secolo dialogano con improvvisazioni e composizioni originali (9/5, Stazione Leopolda).

Il gruppo ucraino DhakaBrakha parte dalle proprie origini per proporre un mix di generi che si arricchisce di ingredienti che dall'elettronica arrivano fino all'hip hop. Droni e battiti, perline cremisi e torreggianti cappelli neri, fanno da sfondo per una rivisitazione stravagante e trascinante della musica roots Est-Europea: nuovi mondi sonori attinti dal repertorio tradizionale e reinventati con risonanze contemporanee. Con un piede nella scena del teatro urbano d’avanguardia e un piede nella vita del villaggio, i DakhaBrakha mostrano tutta la furia e la sensualità di quella parte più spettacolare di folklore dell’Europa orientale (12/5, Stazione Leopolda).

Dal Brasile arriva Tulipa Ruiz, artista dal variopinto background musicale che aveva già conquistato il pubblico italiano nel 2010 con Efêmera, il disco d’esordio. A consolidare definitivamente una carriera promettente, è arrivato il disco più intimistico Tudo Tanto (2012) e il danzante Dancê (2015), con i quali Ruiz entra a pieno titolo nell’olimpo della musica brasiliana e tra i nomi più apprezzati anche in Italia, oltre che in Europa (13/5, Stazione Leopolda).

Lostatunitense Mark Guiliana - tra i migliori e più versatili batteristi al mondo, compositore e produttore discografico capace di spaziare tra jazz, rock, funk, pop, musica elettronica e sperimentale - è sul palco con il suo coinvolgente Jazz Quartet (4/5, Stazione Leopolda, in collaborazione con Music Pool/Network sonoro).

Otomo Yoshihide (chitarra elettrica e giradischi), tra i massimi esponenti della sperimentazione giapponese (ha collaborato con John Zorn, Elliott Sharp e molti altri) insieme a Chris Pitsiokos (sassofono) in un concerto in coproduzione con Tempo Reale (30/5, Limonaia di Villa Strozzi).

Il tunisino Radhouane El Meddeb in À mon père, une dernière danse et un premier baiser crea, attraverso un racconto intimo ed emozionante, un dialogo immaginario con suo padre, scomparso senza il tempo di un addio. In piedi, di spalle al pubblico, El Meddeb utilizza la potenza evocativa della musica, le Variazioni Goldberg di Bach, per portare avanti la sua profonda confessione. Nell’ambito de La Francia in Scena, stagione artistica dell’Institut français Italia, realizzata su iniziativa dell’Ambasciata di Francia in Italia, con il sostegno dell’Institut français e del Ministère de la Culture et de la Communication (10/5, Stazione Leopolda).

Boucle è la prima creazione del franco-vietnamita Xuan Le, straordinario performer che passa con disinvoltura dal pattinaggio a rotelle alla danza contemporanea. Muovendosi sui roller, Xuan ci accompagna in un mondo onirico dove luce e suono partecipano al racconto della relazione che ognuno di noi ha con il movimento, inteso come mezzo che porta alla luce i nostri stati d'animo. In scena una sfera luminosa cambia d'intensità, indicando lo scorrere del tempo e il mutare di emozioni e sensazioni. Questo Solo esprime un universo coreografico intenso e suggestivo e racconta una sorta di viaggio iniziatico ed emozionale (12/5, Stazione Leopolda).

Con Pode Ser la giovane coreografa francese Leila Ka, partendo da una sintassi hip-hop e attraversando diversi linguaggi coreografici, porta in scena un racconto intenso alla ricerca delle composite identità che costituiscono la persona. Sulla musica di Schubert, a tratti interrotta dal silenzio e da musica elettronica, si svelano attraverso differenti stati del corpo, le diverse identità: posture, atteggiamenti, comportamenti sono messi in moto grazie a una gestualità particolare capace di creare una danza dalle molteplici dinamiche espressive (12/5, Stazione Leopolda).

PROGETTI SITE SPECIFIC E INTERDISCIPLINARI

Prende vita sotto il segno dell'happening la serata con le Chicks on Speed, pioniere del superamento dei generi, combinano moda, musica, tecnologia e performance. Musicalmente sono state precorritrici dell’elettroclash, l’effervescente scena dance che mescolava new wave, elettro-party, acid house, italo-disco secondo un’estetica fortemente camp, esplosa a inizio millennio.

A seguire, Silvia Calderoni, icona della scena performativa contemporanea e attrice simbolo dei Motus, è protagonista di I’m not a d-jay, un live set in cui il corpo dell’artista e la musica si fondono in un’unica esplosione di energia (4/5, Stazione Leopolda).

Performance per segreterie telefoniche, progetto live e istallativo di Enrico Gabrielli, è un archivio sonoro di messaggi vocali contenuti in 50 segreterie telefoniche in disuso attivate da un gruppo di otto ragazzi selezionati tra gli studenti di un Liceo Musicale. Enece Film filmerà la performance che dal giorno successivo diventerà un'installazione audovisiva (6>13/5, Stazione Leopolda).

Quiet Ensemble, duo italiano, attraverso le nuove tecnologie esplora le possibilità estetiche e concettuali derivanti dalle tecniche dell'interattività. Sul palco prendono vita un concerto sinfonico e un balletto meccanico di fari motorizzati. In un crescendo dinamico e ritmico coinvolgente, squarci di luce e sonorità inaspettate restituiscono la Back Symphony (10>12/5, Stazione Leopolda).

Fragiles Abstractions è una performance/installazione in cui Carole Rieussec e Antonella Bussanich indagano il percorso tra realtà e astrazione per rendere visibile il processo di fabbricazione delle immagini o dei suoni (10>13/5, Stazione Leopolda).

Jessica Moss - nota come violinista, backing vocalist e co-autrice in band di culto quali Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra e Black Ox Orkestar, e per le sue collaborazioni con Carla Bozulich Evangelista e il compianto Vic Chesnutt - è in concerto con due tra i più stimati ricercatori del suono, Massimo Pupillo degli ZU e collaboratore dei Dewey Dell, e il chitarrista Stefano Pilia, collaboratore di Afterhours, Massimo Volume, Rokia Traoré (7/5, Stazione Leopolda).

Gabriele Mitelli, 'Nuovo talento Italiano' al Top Jazz 2017, e lo statunitense Rob Mazurek insieme per una produzione originale di Fabbrica Europa: due trombettisti con stili e linguaggi riconoscibili, tra i musicisti più interessanti della scena jazz e sperimentale, per un incontro tra generazioni su un territorio che confina col free-jazz e con una ritualità contemporanea (10/5, Stazione Leopolda).

Il regista Takahiro Fujita, uno dei più giovani esponenti della “zero generation” giapponese, una nuova generazione di registi e drammaturghi venuta alla ribalta dopo il 2000 e influenzata dalle ricerche del maestro Oriza Hirata, torna a Firenze per una nuova tappa del progetto con la sua compagnia Mum&Gypsy e alcuni performer italiani(25>27/5, PARC ex Scuderie Granducali).

PROTAGONISTI DELLA SCENA NAZIONALE

Erodiade. Fame di vento 1993/2017, pièce del ‘93 di Julie Ann Anzilotti ispirata al poema incompiuto del simbolista Stéphane Mallarmé, è stata ricostruita nell'ambito del progetto “RIC.CI-Reconstruction Italian Contemporary Choreography Anni ‘80/‘90” ideato e diretto da Marinella Guatterini. Una danza espressionista, la voce fuori campo di Gabriella Bartolomei, la scenografia dell’artista Alighiero e Boetti, creano un quadro suggestivo, metafisico, un tempio delle metamorfosi. Co-realizzato con Teatro del Maggio Musicale Fiorentino (10,11/5 Teatro Goldoni).

Fondazione Teatro della Toscana presenta Quasi una vita. Scene dal Chissàdove per la regia di Roberto Bacci: “La domanda che ci portiamo dentro e nello spettacolo è quella che riguarda l’attraversare l’ultima porta che ci resta nascosta oltre la quale ci attende un incerto viaggio nel chissàdove. È quasi una vita quella che ci è data e, mentre la viviamo, così occupati a rincorrere ciò che resta da essere e da fare, il Teatro può interrogarci sul futuro di ciò che siamo stati (11>13/5, Teatro Studio Scandicci).

Federica Santoro e Luca Tilli portano in scena L’ANITRASELVATICA, liberamente ispirato all’opera di Henrik Ibsen. L’anitra selvatica, testo in 5 atti di Ibsen, è opera bizzarra e profonda, respingente e ironica. Il confronto tra ciò che eravamo e quello che stiamo per essere è molto crudele e pauroso, se si cade, poi, nel non essere (18,19/5, PARC ex Scuderie Granducali).

Invisible pièce di e con Cristina Kristal Rizzo prende avvio da una personale traduzione de La Morte del Cigno di Anna Pavlova del 1924. La coreografia, nel suo ricostituire dal vivo la relazione primaria tra immagine assente e movimento presente, raccoglie e amplifica il gesto coreografico coinvolgendo in un gioco di doppi sfalsati lo sguardo del pubblico (9/5, Stazione Leopolda).

Arcaico, coreografia di Davide Bombana: in uno spazio vuoto, se non fosse per la presenza di un pianoforte con altri strumenti percussivi adagiati al suolo, e in un tempo percepito fin da subito come denso, i danzatori del Balletto di Roma incontrano l’energica musica di Katia Pesti e l’affascinante voce del cantante africano Gabin Dabiré (prima nazionale, 8/5, Stazione Leopolda).

Interrogai me stesso, coreografia diSimona Buccie interpretazione di Hal Yamanouchi. Quanto la ripetizione delle pratiche del vivere può diventare importante esercizio per porsi domande, per divenire? È possibile vivere la ripetizione come un accadimento nuovo, modificato e modificabile nella sua percezione? (prima nazionale,11/5, Stazione Leopolda).

Di Giardino Chiuso è Inverno, coreografia di Patrizia de Bari, prima tappa di una riflessione sulle stagioni della natura e della vita. La musica originale di Julia Kent dà corpo, con la sua struttura ciclica, al trascorrere di un tempo che ritorna, come le stagioni (11/5, Stazione Leopolda).

Mash è il lavoro di e con Annamaria Ajmone e Marcela Santander. Partendo dai principi del mashup musicale, la performance applica lo stesso processo in ambito coreografico per creare una nuova dimensione relazionale ibrida, dinamica, in cui nessuna delle due parti si cancella, anzi gli scambi sono continui. Nasce così una interforma composta da una commistione di linguaggi dei quali ciascuna delle due coreografe si fa portatrice (12/5, Stazione Leopolda).

Present Continuous di Salvo Lombardo indaga il rapporto tra memoria, percezione e movimento nell’osservazione del reale. Il pretesto cinetico della performance si basa sulla memoria condivisa di una stessa esperienza, ovvero una serata in un music club, durante la quale i performer hanno osservato e incamerato un sistema di posture, atti motori e modalità relazionali delle persone presenti. In collaborazione con Versiliadanza (24/5, Teatro Cantiere Florida).

Il progetto internazionale Artina & Onno. Lost in creation delle coreografe Martina Francone (Italia) e Anna Till (Germania) con il musicista Dalibor Kocian (Slovacchia), trae ispirazione dalla comicità di Laurel & Hardy, Buster Keaton e dalle danze grottesche anni ’20 del tedesco Valeska Gert, per giungere a un esito performativo del tutto originale (5,6/5, PARC ex Scuderie Granducali)

Smash your mask, progetto coreografico di Elisa Capecchi e Sara Campinoti, nasce dalla volontà di indagare il concetto di individualità, inteso come complesso di caratteristiche che formano il singolo: un individuo è così e in nessun altro modo (9/5, Stazione Leopolda).

InSoggetto Senza Titolo Olimpia Fortuni espone il corpo a una metamorfosi continua che si evolve e si trasforma, né forma né nome a limitarlo. Come una macchia d’inchiostro la materia si espande senza un contenitore alla ricerca di verità (8/5, Stazione Leopolda).

PLATFORM A35

Platform A35 è un progetto che si articola dal 29 maggio al 2 giugno nel nuovo spazio di Fabbrica Europa, PARC Ex Scuderie Granducali alle Cascine, un luogo con una forte carica non convenzionale per tipologia architettonica e vie di comunicazione tra i vari ambienti che lo compongono. Un percorso come in una galleria d’arte fatto di performance e installazioni con soste negli spazi che la struttura ottocentesca della palazzina ha suggerito agli stessi artisti.

L’idea è stata quella di ricercare nel territorio nazionale e non solo, giovani coreografi che avessero avviato una loro ricerca coreografica per poterci mostrare i nuovi processi creativi e la società in mutamento che in essi necessariamente si rispecchia.

Coreografi, ma anche artisti visivi, ognuno con un processo formativo particolare, ricco di esperienze all’estero, di incontri, e con una costruzione culturale fatta di frammenti creativi che sanno mescolare culture, luoghi, spazi virtuali, riflessioni, stimoli, informazioni e immagini.

Si intreccia all’interno di Paltform A35 la presenza di giovani coreografi provenienti dall’area Medio Orientale afferenti al progetto Focus Young Mediterranean and Middle East Choreographers: Sina Saberi (Iran), Shira Eviatar / Evyatar Said (Israele / Yemen), Bassam Abu Diab / Jacopo Jenna (Libano / Italia).

Paltform A35, una 5 giorni che accoglie e presenta la ricerca performativa di una generazione di giovani autori capace di sempre nuove sfide creative:

29 maggio: Shira Eviatar/Evyatar Said Eviatar/Said; Francesco Colaleo/Maxime Freitas Re-garde; Agnese Lanza /In-ti-mo/; Isabella Giustina Mutamenti

30 maggio: Shira Eviatar/Evyatar Said Eviatar/Said; Francesca Lombardo Borderlight; Alice Nardi The surrounder; Greta Francolini Ritornello; Danila Gambettola Room 00#1; Lucrezia Gabrieli Millimetro cubo

31 maggio: Francesca Lombardo Borderlight; Lucrezia Gabrieli Millimetro cubo; Danila Gambettola Room 00#1; Davide Valrosso Studio anatomico della memoria; Alice Nardi The surrounder; Agnese Lanza /In-ti-mo/

1 giugno: Sina Saberi Prelude to persian mysteries ; Sara Sguotti/Nicola Cisternino Tutt-uno; Beatrice Bresolin Io e l’oro; Pietro Pireddu/Mosè Risaliti Murphy; Greta Francolini Ritornello; Isabella Giustina Mutamenti; Monica Gentile/Marcela Giesche Fire of unknown origin

2 giugno: Monica Gentile/Marcela Giesche Fire of unknown origin; Sara Catellani Effetto cocktail party; Beatrice Bresolin Io e l’oro; Sara Sguotti/Nicola Cisternino Tutt-uno; Davide Valrosso Studio anatomico della memoria; Sina Saberi Damnoosh

W-PARC workshop per danzatori e performer è un progetto che ha l’obiettivo di sviluppare processi formativi, momenti di incontro e scambio di pratiche creative grazie a una ricca proposta di giovani coreografi e maestri, nazionali e internazionali. Al termine di alcuni percorsi è prevista un’apertura al pubblico. Gli spazi delle Ex Scuderie Granducali alle Cascine e de Le Murate. Progetti Arte Contemporanea che accoglieranno gli workshop sono luoghi adatti al mutamento e alla metamorfosi e quindi all’espressione contemporanea, alle nuove visioni e al nuovo sentire interpretativo (http://fabbricaeuropa.net/w-parc/).

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