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Firenze, AirBnb e l'ospitalità: imposte, regole e camere oscure

Firenze ed AirBnb si sono accordati sul pagamento dell'imposta di soggiorno, resta da regolare il settore dell'ospitalità alternativa

Basta un accordo con la più grande comunità di affitti brevi al mondo per sistemare le cose? No. A rispondere sono i numerosi commenti, critiche e lodi arrivati in egual misura a Palazzo Vecchio.
L'imposta di soggiorno è una entrata strabiliante per le casse di un Comune turistico, Firenze poi.. forse è la gabella sul turista che permette ai fiorentini di pagare poche tasse. Difficile rinunciarvi o farci troppi pensieri sopra. Serve. Punto.

Se gli oltre 7000 host, piccoli proprietari fiorentini, si dicono oggi contenti perché sanno finalmente come dovranno gestire i costi dell'imposta di soggiorno, gli altri operatori oscillano tra il sospettoso ed il furibondo. Fare un accordo non significa risolvere il problema degli affitti a nero, di un sommerso tale che i mulinelli d'Arno sembrano sgorghi di lavandino.

Federalberghi ha chiesto regole uguali per tutti. Non è una novità che molti albergatori locali si sentano minacciati dalle nuove tendenze del settore. Non sono certo in discussione i posti letto, né il servizio offerto, si parla in alcuni casi di 100 camere contro un letto a due piazze e di una colazione a buffet contro una fetta di plum cake, ma il principio rischia di mettere in crisi la città.
Se un piccolo proprietario, magari davanti al rischio di ritrovarsi un inquilino moroso e magari anche costretto a sopperire all'inerzia delle istituzioni nella gestione dell'emergenza abitativa, sceglie di entrare nel circuito degli affitti brevi per turisti, si trova a dover rispettare minori condizioni rispetto ad un classico albergatore. 

La situazione però sembra esser sfuggita di mano a qualcuno. La paura è che la Regione possa mettere un freno agli affitti alternativi bloccando così un mercato in espansione con la giustificazione di dover monitorare il territorio: chiudere la famosa stalla con i buoi che hanno già fatto il ceck out.

A Firenze c'è una comunità che non sarà AirBnb, ma conta oltre 100 associati e gestisce oltre 1000 strutture con un fatturato di oltre 10 milioni di Euro. Con tutti questi oltre, forse merita ascolto. 
Il portavoce della community Ospitalità Alternativa, Lorenzo Fagnoni interviene nel dibattito: “Siamo soddisfatti dell’accordo fra il Comune di Firenze e AirBnb constatando che l’amministrazione fiorentina ha saputo ben interpretare l’importanza economica e sociale del fenomeno delle locazioni turistiche. Vogliamo però ricordare che Airbnb è soltanto un portale web che i singoli proprietari e professionisti del settore utilizzano come strumento per commercializzare le locazioni turistiche. Sarebbe quindi auspicabile, allo scopo di poter coinvolgere tutti, che l’accordo venisse esteso a tutti i portali analoghi a AirBnb.”

I professionisti rappresentano il 50% degli aderenti alla community di Fagnoni e già da ottobre 2014 sono sostituti d’imposta sulla tassa di soggiorno.
Tenetevi forte: "La proposta è quella di estendere la possibilità di poterlo fare anche per la cedolare secca cui sono tenuti i proprietari delle case per cui svolgiamo il ruolo di intermediazione".

Una novità? No. "La nostra proposta normativa – spiega Fagnoni – vuole replicare quanto già avvenuto in Veneto, unica Regione nel 2015 che ha superato la Toscana sull’aumento dei flussi turistici con una legge in grado di far emergere il ‘sommerso’ che da noi rischia di rimanere tale. Se la Regione dovesse approvare una legge regionale sul turismo miope e indirizzata a limitare eccessivamente le locazioni turistiche si correrebbe il rischio di un aumento del sommerso e un rallentamento dei flussi turistici verso la Toscana quando l’obiettivo dovrebbe essere esattamente il contrario.”

Federalberghi con la dichiarazione “stesso mercato, stesse regole” sembra non aver colto una sostanziale differenza fra la nostra attività e quella delle strutture alberghiere: non si tratta dello stesso mercato in quanto la nostra offerta non prevede servizi alla persona ed è quindi una forma di accoglienza alternativa rispetto agli alberghi. Mettere un mocio in un appartamento non equivale a fare il servizio di pulizia dei localiconclude Fagnoni.

Una cosa appare sicura: Firenze è piena di appartamenti affittati in modalità "alternativa" ed il mercato ha saputo modificarsi così come si sono modificati i flussi turistici digitali: offrendo all'utente ciò che l'utente voleva. 
Sulla scia della turbolenta esperienza fiorentina dove Palazzo Vecchio corre ai ripari per assicurarsi la tassa di soggiorno da chi fa più rumore, ma si dimentica della varietà dell'offerta presente sul territorio, cosa intende fare la Toscana?

Antonio Lenoci
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