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Firenze aderisce alla Giornata mondiale delle bambine e delle ragazze

Lo striscione arancione della campagna ‘indifesa’ di Terres des hommes sarà esposto sula sede dell’assessorato alle Pari opportunità. Violenza di genere: un'intesa per sensibilizzare chi lavora nei media

FIRENZE- Firenze aderisce alla sesta edizione della campagna ‘Indifesa’ realizzata dalla ong Terres des hommes per celebrare la Giornata mondiale delle bambine e delle ragazze che si celebra oggi in tutto il mondo. Lo striscione arancione, colore scelto dalla ong e dalle nazioni Unite per dire no alla violenza di genere, con la scritta ‘11 ottobre - Giornata mondiale delle bambine e delle ragazze’, è stato esposto per tutta la giornata di ieri su Palazzo Canacci, la sede dell’assessorato al Welfare. L’obiettivo della Giornata mondiale delle bambine e delle ragazze è stimolare la diffusione di una cultura del rispetto e della prevenzione della violenza e della discriminazione di genere. I dati contenuti nel dossier della campagna ‘Indifesa’ di Terre des Hommes, impegnata da oltre 50 anni nella protezione dell’infanzia, ci dicono che in Italia quasi mille minori ogni anno sono vittime di abusi sessuali, circa 2 bambini ogni giorno. Lo scorso anno poi si è registrato un vero record: 5.383 minori vittima di violenza, non solo sessuale; si tratta di circa 15 bambini ogni giorno. In sei casi su 10 si tratta di bambine. Un dato che segna un preoccupante 6% in più rispetto all'anno precedente.

“Anche Firenze dice no alla violenza contro le donne - hanno detto l’assessore alle Pari opportunità Sara Funaro e la presidente della Commissione Pari opportunità Serena Perini - e l’adesione alla Giornata mondiale delle bambine e delle ragazze vuole essere un’ulteriore occasione per sensibilizzare i cittadini sui temi delle discriminazioni di genere, delle violenze e delle disuguaglianze di cui troppo spesso sono vittime le bambine e le ragazze”. “La nostra amministrazione è fortemente impegnata nella tutela dei diritti delle donne di tutte le età e nella diffusione di una cultura del rispetto - hanno concluso Funaro e Perini - come dimostrano, solo per fare due esempi, l’ordinanza del sindaco Nardella contro lo sfruttamento della prostituzione e il progetto ‘Minor Net - Reti di sostegno ai minori stranieri non accompagnati portatori di fragilità’, che prevede la presenza in città di un appartamento protetto dove le minorenni straniere sole che arrivano nel nostro Paese e che subiscono violenza possono risiedere in sicurezza e sotto lo sguardo attento di operatori specializzati presenti al loro fianco 24 ore su 24”.
Terre des hommes è e membro della coalizione internazionale Girls not brides (bambine, non spose) e dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile organizzazione leader in Italia nella promozione e protezione dei diritti e delle ragazze. Gli hashtag ufficiali della campagna sono #OrangeRevolution e #indifesa.

Contrastare gli stereotipi e contribuire ad un cambiamento culturale a partire da un'informazione corretta e un uso consapevole del linguaggio. Questo l'obiettivo dell'accordo per la prevenzione ed il contrasto della violenza di genere sottoscritto ieri da Regione Toscana, Ordine dei giornalisti della Toscana, Commissione regionale Pari Opportunità, Associazione della stampa Toscana. Al centro dell'intesa la promozione e l'organizzazione di incontri e seminari per sensibilizzare e formare i giornalisti e contribuire ad una corretta rappresentazione dell'immagine femminile.

"L'accordo - spiega la vicepresidente Monica Barni - nasce dalla necessità, condivisa da tutti i firmatari, di effettuare una serie di seminari di formazione per i giornalisti con l'obiettivo di promuovere una informazione attenta, corretta e consapevole del fenomeno della violenza di genere e delle sue implicazioni culturali, sociali, giuridiche. Per questo saranno realizzate tre giornate di lavoro a Firenze, Livorno e Siena in cui si alterneranno giornaliste di testate regionali particolarmente sensibili al tema e docenti universitari da tempo attivi su questo fronte".

Anche la presidente della Commissione regionale Pari Opportunità, Rosanna Pugnalini, ha espresso il plauso per l'accordo sottoscritto: "Un lavoro - afferma - finalizzato a prevenire e contrastare la violenza di genere che colpisce la società con fenomeni di intolleranza e violenza che si trasformano , troppo spesso, in efferati femminicidi".

"Su questi temi - ha evidenziato il presidente dell'Associazione Stampa Toscana Sandro Bennucci - esistono ancora nella nostra società forti retaggi culturali. Basti pensare che Istituti come "il delitto d'onore" e "il matrimonio riparatore" sono stati presenti nella nostra legislazione penale fino al 1981. Come giornalisti ci sentiamo impegnati in prima fila per contribuire a una trasformazione necessaria sul piano culturale affrontando così questa piaga gravissima della violenza di genere. Ringrazio la Regione per aver accolto questa nostra proposta: i corsi sono un primo seme, che, ne sono sicuro, produrrà frutti preziosi".

"Questo accordo - ha detto il consigliere dell'ordine dei giornalisti Domenico Guarino - è un'occasione per impegnarci a fondo su due aspetti importanti: la formazione e la deontologia. La formazione per stimolarci a essere capaci di comprendere e interpretare le istanze, sempre nuove, della società, la deontologia per far sì che l'informazione del giornalista venga fatta in maniera sempre più consapevole e responsabile. Questo percorso di crescita può essere di aiuto per selezionare e raccontare nel modo più adeguato fatti così gravi come quelli legati alle violenze di genere".

I seminari si terranno il 23 ottobre a Firenze, il 13 novembre a Livorno e il 21 novembre a Siena con la partecipazione delle giornaliste Chiara Brilli, Lucia Aterini e Ilaria Bonuccelli nonché di Cecilia Robustelli, professore di Linguistica Italiana presso l'Università di Modena e Reggio Emilia e Lucinda Spera, professore di Letteratura Italiana presso l'Università per Stranieri di Siena.

"La violenza di genere è una violazione dei diritti umani tra le più diffuse al mondo - dice ancora Monica Barni - e i recenti dati purtroppo lo confermano in ogni Paese, Italia e Toscana comprese. E' fondamentale far comprendere che la violenza di genere non è un problema delle donne e non solo alle donne spetta occuparsene, discuterne, trovare soluzioni, avviare un cambiamento culturale. Un uso corretto e consapevole del linguaggio nella narrazione dei fatti di cronaca, al di fuori di stereotipi e pregiudizi, è il primo passo per questo cambiamento".

"Espressioni irrispettose, denigratorie o lesive dell'identità e della dignità femminili, l'uso di termini fuorvianti come 'raptus', 'follia', 'gelosia', per suggerire attenuanti e giustificazioni all'omicida, anche involontariamente, mentre si tratta di crimini dettati dalla volontà di possesso e annientamento; l'uso di immagini e segni stereotipati o che riducano la donna a mero richiamo sessuale o oggetto del desiderio. Questi - sottolinea Barni - sono solo alcuni esempi di una narrazione sbagliata, che si pone dal punto di vista del colpevole. Nel racconto degli episodi di violenza ritengo invece si debba partire sempre dalla vittima, nel rispetto della sua persona e che si debbano mettere in risalto le storie positive di donne che hanno avuto il coraggio di sottrarsi alla violenza, dando la parola anche a chi opera a loro sostegno".

In Toscana, come ha ricordato la vicepresidente, la Regione è da tempo impegnata, anche con risorse proprie, a sostenere la rete territoriale dei centri antiviolenza e nella prevenzione del fenomeno attraverso campagne di sensibilizzazione, sia dei cittadini in generale, sia dei più giovani, a partire dalle scuole e in collaborazione con l'ufficio scolastico regionale. E' stato lanciato un piano straordinario contro la violenza di genere che rafforza la rete dei centri e delle case rifugio ed è attiva una cabina di regia per il coordinamento istituzionale delle iniziative sul territorio. Ogni anno sono ben più di 2000 le donne che si rivolgono ai centri antiviolenza della Toscana. Sette su 10 sono italiane. La forma di violenza rilevata più frequentemente è quella psicologica (82,4%). Negli ultimi dodici mesi si rileva un aumento delle segnalazioni per violenza economica (passate dal 26,9% del 2014/15 al 30,1% del 2015/16); il fenomeno, rilevato anche per le italiane, è particolarmente significativo per le donne straniere, che più spesso convivono con il partner in una situazione di dipendenza economica. Tra le donne straniere sono in aumento anche le segnalazioni di violenza fisica, che risultano invece in lieve calo tra le italiane. Le donne uccise per motivi legati al genere dal 2006 al 2015 sono state in tutto 88, di cui 7 solo nel corso del 2015. Questi alcuni dei risultati che emergono dal 7°rapporto sulla violenza di genere elaborato nel 2016 sui dati 2014-2015.


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