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Scomparsi in Toscana — rubrica a cura di Antonio Lenoci

Il Mostro di Firenze, Ultimo Atto: 50 anni dopo, in attesa di processo

La libreria che ospita i titoli sul caso irrisolto dei duplici omicidi si arricchisce del volume di Alessandro Cecioni e Gianluca Monastra

Una storia che sembra infinita quella del Mostro di Firenze, ma che potrebbe arrivare a conclusione per "sopraggiunti limiti di età" come sottolinea Alessandro Cecioni al termine della presentazione avvenuta alla Feltrinelli RED di Firenze.

 Una platea di volti noti riempie il primo piano della Feltrinelli in piazza della Repubblica: mentre giovanissime mani sfogliano copertine contemporanee sugli scaffali, tra le sedie si muovono alcuni dei protagonisti di un cold case che fa ancora discutere.
Tra i giornalisti Alessandro Cecioni e Gianluca Monastra a moderare l'incontro è Franca Selvatici, la cronista de La Repubblica cui i due autori riconoscono le doti e l'esperienza per poter pubblicare un trattato criminologico sui duplici delitti che hanno insanguinato la campagna fiorentina tra gli anni '60 ed '80. 

Ultimo Atto. Otto duplici omicidi, una serialità iniziata nel 1968 e conclusasi nel 1985 tra perizie, profili ed ipotesi che abbracciano l'intera storia italiana.
"Se fosse un film - dicono gli autori - ad un certo punto lo spettatore smetterebbe di credere a tante interferenze; nella vicenda si inseriscono le stragi, ma anche i sequestri, le rapine e gli omicidi, non solo di prostitute".

Gli autori invitano così a guardare i fatti contestualizzandoli nel periodo storico di riferimento, senza lasciarsi andare a facili accuse nei confronti della magistratura inquirente che potrebbe apparire oggi priva di acume, ma che in realtà "ha affrontato numerose difficoltà in un periodo in cui non potevi concederti il lusso di consultare Google". La narrazione passa per la strategia della tensione e l'anonima sequestri, presente in Appennino, ma non tralascia, seppur con breve passaggio, le sette sataniche ed i riti di gruppo.
"Non tralascerei l'importanza delle dichiarazioni di Angelo Izzo - sottolinea Franca Selvatici - quando si riferisce al rapimento Corazzin ed a quanto sarebbe accaduto in riva al Trasimeno".

Accantonato ben presto il possibile legame tra il Mostro ed il serial killer statunitense Zodiac, si torna alla pista sarda ed ai nomi che emergono quando, negli anni '80, si riprende il fascicolo del 1968 e quel duplice delitto "passionale" o "su commissione" dove per la prima volta il percussore di una calibro 22 imprime il suo sigillo sui bossoli.
Una pistola che potrebbe essere passata di mano in quell'occasione per essere poi detenuta dall'omicida seriale, oppure che lo stesso si è portato dietro una volta "ingaggiato" per compiere i primi due omicidi. 
Cecioni sembra essere indirizzato sull'ipotesi dell'omicida solitario, un nome che può aver agito replicando una scena già vista.

Dal '68 si passa al 1974 e successivamente alla serie sempre più ravvicinata di delitti, con alcuni errori culminati nella notte di settembre del 1985: era una domenica, più probabilmente il sabato. Le ore in cui viene imbustata la lettera inviata da San Piero a Sieve al magistrato Silvia Della Monica e contenente un lembo di seno della giovane ragazza francese che diretta a Bologna si trovava inspiegabilmente su una piazzola alle porte di San Casciano.
Non viene tralasciato l'episodio della morte di Pacciani, rimasto anch'esso un caso irrisolto "a pochi giorni - ricordano gli autori - da un memoriale in cui l'imputato dichiarava che avrebbe raccontato agli inquirenti la propria versione". Una verità per molti ferma a quel giorno, in attesa di processo.

Ma a catalizzare l'attenzione dei presenti sono soprattutto le ultime notizie che dall'estate scorsa si accavallano e che hanno contribuito a riaccendere per l'ennesima volta l'attenzione e la ricerca di materiale, più o meno inedito, sulla scia di una inchiesta mai chiusa. Proprio l'inchiesta in corso impedisce di avere un quadro completo sulle novità.
C'è chi tra il pubblico chiede lumi su autovetture di colore rosso e chi domanda quali possano essere i mandanti, a testimonianza di un caso che mantiene vivo l'interesse, ma si fa strada anche una richiesta puntuale su eventuali legami riscontrati tra le vittime o tra le singole vittime ed il Mostro, se, in pratica, la scelta delle coppie sia da considerarsi ancora oggi totalmente casuale.

Le indagini sono state prorogate e la sensazione è che le attenzioni riposte dagli inquirenti abbiano attinto alla nuova tecnologia forense con nuove indagini balistiche che potrebbero mettere in discussione la casa di produzione dell'arma e con la ricerca del DNA su tutti i materiali disponibili, a partire da tutti i bossoli, non solo il campione dei due per duplice delitto già periziati ai tempi del processo a Pietro Pacciani, Mario Vanni e Giancarlo Lotti.
 Tutto questo lavoro a quale conclusione porterà? Forse ad una archiviazione definitiva oppure ad un processo al quale affidare tutte le valutazioni lasciate sino ad oggi ai format radiofonici e televisivi, ai forum ed ai social. La platea della Feltrinelli auspica che l'ultima parola sia affidata ancora una volta ad avvocati, periti e giudici, ma a quale prezzo? La giustizia risponde a regole tecniche ed è necessario andare oltre il dubbio ragionevole. 

Troppa passione sul caso ha influito negativamente? La risposta ce la fornisce Franca Selvatici quando a margine della presentazione ricorda "L'ispettore Perugini aveva sulla scrivania una frase di Friedrich Nietzsche "Se scruterai a lungo l'abisso, l'abisso scruterà dentro di te" e credo che in questa vicenda molti si siano lasciati trascinare in quell'abisso". 

  Il libro di Cecioni e Monastra è una nuova edizione di un volume uscito già sedici anni fa, aggiornato a quanto emerso sul ‘secondo livello’, tra rivalutazioni di elementi già periziati ed insospettabili che sarebbero rimasti sullo sfondo mentre sotto ai riflettori c'erano i ‘compagni di merende’.

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