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Emergenza casa: il Tar boccia la vendita degli alloggi popolari del Comune

Amato: "Oggi sfratto con neonata in via Baccio da Montelupo: famiglie sempre più abbandonate dall'amministrazione"

"Stamattina in via Baccio da Montelupo è stata sfrattata una famiglia con tre figli, due minori, di cui una neonata con neanche una settimana di vita e continua così l’abbandono da parte dell’amministrazione comunale delle famiglie in difficoltà, nonostante l’ultimo caso di suicidio dovuto alla disperazione". Lo afferma la consigliera comunale di opposizione, Miriam Amato, che aggiunge: "E' una famiglia diventata morosa per difficoltà economica, che non ha trovato una risposta dagli assistenti sociali, dai quali si era recata accompagnata da sindacalisti degli inquilini dell'Associazione Inquilini e Abitanti dell'USB, che la seguivano, e anche dalla proprietà. Uno sfratto conosciuto da ben 7 mesi - sottolinea Amato - si tratta di una famiglia in cui la donna ha la cittadinanza italiana, essendo arrivata circa 20 anni fa nel nostro paese: una donna che lavora, ma che si è vista ridurre le ore di lavoro dal momento, in cui ha scoperto di aspettare il terzo figlio e ad oggi ha un reddito ridotto a causa della maternità. La signora è stata dimessa oggi dall’ospedale dopo il parto, ma non ha trovato una casa dove portare la bambina. La soluzione che gli è stata proposta - spiega la consigliera - prevede il figlio grande di 18 anni e il compagno all’albergo popolare, mentre il figlio di 13 anni in casa famiglia e la donna con la neonata in un'altra casa famiglia". "Queste sono soluzioni inaccettabili - attacca Amato - i costi delle strutture di accoglienza sono costose e inadeguate, mentre le famiglie vengono smembrate e l’infanzia dei minori fortemente compromessa. Un'altra soluzione poteva essere che la famiglia avesse un contributo di 1300,00 per trovare un’altra casa. Invece la famiglia - conclude Amato - per non dividersi da stasera dormirà in automobile".

Con sentenza n.00189/2018 il Tar per la Toscana si è definitivamente pronunciato riconoscendo la natura di Edilizia residenziale pubblica degli alloggi del quadrilatero di Via dei Pepi, via Fiesolana, Via Pietrapiana, Via di Mezzo, e ha rilevato un evidente difetto di istruttoria in cui è incorsa l'Amministrazione Comunale classificando questi alloggi tra il proprio patrimonio disponibile. Nelle motivazioni della sentenza il Tar per la Toscana, pur esprimendosi sul ricorso riguardante un singolo alloggio, delinea efficacemente quelli che sono i presupposti generali idonei a qualificare un alloggio del patrimonio comunale come appartenente all'Edilizia Residenziale Pubblica.L'acquisizione di un alloggio con fondi pubblici, la volontà di utilizzarlo per fronteggiare l'emergenza abitativa e l'effettivo utilizzo per questo scopo sono elementi sufficienti a classificare come appartenente all'ERP qualsiasi alloggio pubblico a prescindere dal fatto se per l'acquisto siano stati utilizzati fondi Erp.  La ricognizione del patrimonio abitativo del comune effettuata dalla Direzione Patrimonio e la conseguente classificazione tra il patrimonio disponibile dei 61 appartamenti venduti a Invimit ha invece tenuto conto solo dell'utilizzo di fondi erp per l'acquisto e il recupero di questi immobili. Il difetto di istruttoria rilevato dal TAR imporrebbe alla Direzione Patrimonio di effettuare una nuova ricognizione e nel frattempo sospendere in autotutela gli atti relativi alla vendita di questi immobili.

"Ci rammarica il fatto che a decidere sulla vendita di un importante fetta di patrimonio pubblico sia stato un organo che si è espresso solo sugli aspetti tecnico-giuridici -affermano in un documento comune il Comitato inquilini quadrilatero, il Movimento di lotta per la casa, lo Spazio Inkiostro e Potere al popolo- Le ricadute sociali di queste scelte avrebbero meritato valutazioni di ordine politico e sociale, valutazioni che sono state completamente ignorate da questa amministrazione nonostante i ripetuti appelli fatti da cittadini e associazioni e nonostante le numerose manifestazioni che nel corso di questi utili due anni hanno cercato di porre l'attenzione su questo problema. Ci rammarica inoltre il fatto che alle interrogazioni previste oggi sul tema, portate avanti da Grassi e Amato, non abbia risposto nessuno, perchè Gianassi non era presente né era presente alcun assessore abilitato a rispondere. La grave emergenza abitativa e la carenza di risorse per fronteggiarla adeguatamente sarebbe da solo un elemento sufficiente a fermare la vendita di questi appartamenti. A questo va aggiunto la perdita di residenza popolare nel centro storico che a parole questa amministrazione dice di voler salvaguardare. E' quindi necessario continuare la lotta e la mobilitazione per riportare nel patrimonio pubblico destinato a fronteggiare l'emergenza abitativa tutti gli appartamenti del piano di vendita. Questa vendita oltre ad essere inopportuna per le motivazioni di ordine politico-sociale, oltre ad essere deleteria per gli effetti immediati su chi aspetta l'assegnazione di una casa popolare potrebbe essere carente, in base ai pronunciamenti del tar, anche di quei presupposti tecnico-giuridici che dovrebbero legittimarla. Il patrimonio pubblico non si vende".


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