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Mostre — rubrica a cura di Nicola Novelli

In Toscana riaprono i musei

Ingresso del pubblico controllato, o su prenotazione, e con mascherine, dopo mesi di grande difficoltà

Con la Fase 2 riaprono anche i luoghi di cultura, con le misure di prevenzione e sicurezza.

A Firenze il Giardino dei Semplici riapre, in tempo per offrire a tutti la sua fioritura. A partire dal prossimo 23 maggio l’Orto botanico del Sistema Museale dell’Ateneo fiorentino tornerà ad aprire le porte al pubblico ogni sabato e domenica, dalle ore 10 alle 18.30, con accesso solo su prenotazione (via Pier Antonio Micheli, 3). E dal 30 maggio - sempre su prenotazione – sarà la volta del Museo di Geologia e Paleontologia, che sarà visibile tutti i fine settimana (sabato e domenica) dalle ore 9 alle 17 (via La Pira, 4). I Musei dello SMA saranno visitabili con tariffe agevolate e in sicurezza, nel rispetto delle misure di protezione e distanziamento sociale previste nella Fase 2 dell’emergenza Coronavirus. Sarà anche possibile aiutare il Sistema Museale d’Ateneo, acquistando biglietti con tariffa da sostenitore. Per prenotare le visite è necessario telefonare al numero 055-2756444, attivo da lunedì a venerdì dalle ore 9 alle 13, oppure scrivere a edumsn@unifi.it. Tutte le informazioni sulle riaperture dei singoli Musei e le modalità per accedere alle collezioni sono disponibili online.

A Dicomano da questo weekend saranno nuovamente fruibili e visitabili gli scavi archeologici di San Martino a Poggio-Frascole e il Museo Archeologico Comprensoriale del Mugello e della Valdisieve, che fanno parte dell'itinerario archeologico della Toscana. Due luoghi ricchi di storia, fascino e cultura che riaprono al pubblico dal fine settimana, ma con le necessarie misure di sicurezza. E, per questo, è obbligatorio indossare la mascherina ed è previsto l'ingresso contingentato, in modo da garantire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale. Il museo è visitabile il sabato e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18, mentre gli scavi archeologici sono aperti la domenica e i festivi con orario 10-12 e 16-19.

Sottolinea l'assessore alla Cultura del Comune dicomanese Giulia Fossi: "La cultura è il motore di una comunità consapevole, per questo non ci siamo fermati durante il periodo di lockdown e abbiamo provato a offrire varie piccole opportunità a distanza. Adesso è il momento della ripartenza, così riapriamo il museo e gli scavi, con la speranza che in tanti possano cogliere il momento per riscoprire il nostro territorio. Ovviamente si raccomanda la massima responsabilità, quindi di seguire tutte le disposizioni per poterli visitare in sicurezza".

Il territorio di Dicomano è ricco di presenze archeologiche. L'area di Frascole è quella che ha restituito i più consistenti reperti. I numerosi scavi hanno permesso di scoprire, oltre alle fondamenta dell'antica chiesa romanica di S. Martino al Poggio, materiali riferibili dal VI sec. a.C. al I° sec. d. C., nonché il poderoso perimetro quadrangolare di un edificio etrusco, che probabilmente era una struttura difensiva a controllo della strada di transito proveniente dal Casentino. E' presumibile che l'edificio potesse essere una residenza fortificata (della stessa natura dei castelli medioevali) appartenente ad una grande famiglia gentilizia rurale. Non è comunque da scartare l'ipotesi che tale ritrovamento potesse essere anche un grande tempio in relazione a quei frammenti fittili ritrovati dal Gruppo Archeologico Dicomanese, attualmente conservati nel palazzo comunale di Dicomano. Il ritrovamento più interessante è una stele di tipo fiesolano. Si tratta di un monumento funerario del VI sec. a. C., ben conservato, con una decorazione a bassorilievo, che raffigura una figura maschile barbuta, che può tra l'altro indicare la presenza di un sepolcro tra la frazione di Frascole ed il capoluogo.

L'area archeologica di San Martino a Poggio offre al pubblico una visita davvero particolare all'interno di un'area archeologica quotidianamente in esplorazione. Il visitatore che giunge attraverso il sentiero pedonale, incontra per prima cosa i resti della piccola
Chiesa di San Martino, costruita alla metà del XIII secolo. Dietro di essa, si elevano per 3-4 m le mura di un grande edificio etrusco, a pianta rettangolare (32 m. X 12 m.), diviso nell'interno in tre ambienti, il misterioso "fortilizio" della famiglia dei Velasna, il cui nome è inciso, in caratteri etruschi, su frammenti ceramici o forse invece, si tratta del podio di un grande "tempio etrusco incompiuto", databile tra la fine del IV e l'inizio del III secolo a.C.. Sul lato nord vi sono altri tre vani sempre databili allo stesso periodo, ma sicuramente con una fase di vita precedente, come suggeriscono le importanti e rare strutture realizzate in mattoni crudi trovate all'interno degli ambienti in corso d'indagine dell'edificio dei Velasna.

Il Museo Archeologico Comprensoriale di Dicomano, che fa parte del Sistema Museale Mugello del Montagna Fiorentina, raccoglie le testimonianze archeologiche e storiche di tutto il comprensorio del Mugello, Alto Mugello e della Val di Sieve, con i reperti e i risultati degli scavi effettuati nei siti etruschi di San Martino a Frascole in Dicomano, Poggio Colla a Vicchio e "I Monti" di San Piero a Sieve. Sono ospitati, inoltre, reperti preistorici provenienti dal territorio di Palazzuolo sul Senio, dal Comune di Barberino di Mugello (Bilancino), Dicomano e altre località e materiali medievali e rinascimentali da Borgo San Lorenzo, Cafaggiolo, Barberino di Mugello (scoperti durante i lavori per l'invaso di Bilancino).
Il percorso espositivo prevede livelli diversi di lettura, generali o di approfondimento, attraverso due criteri principali: quello cronologico-topografico e quello didattico-tematico, adeguatamente segnalati all'ingresso. Suggestive anche le raffigurazioni stilizzate che accompagnano il visitatore per tutto il percorso. Un'attenzione particolare è stata dedicata ai più giovani, con pannelli tematici in cui da una parte si fa "rivivere" la lingua etrusca e la si utilizza per giocare con le parole e dall'altra si aiutano i ragazzi in età scolare a collocare nel tempo i periodi storici-archeologici.

Il Centro per l’Arte contemporanea Luigi Pecci di Prato riapre oggi accogliendo nuovamente i suoi visitatori, in piena sicurezza e con una ricca programmazione: dalla proroga di The Missing Planet alla nuova video installazione Interregnum di Adrian Paci; dalle dieci bandiere d’artista realizzate perCentro Pecci Extra al progetto KENE/Spazio,alla mostra dedicata a Ren Hang, che inaugurerà il 4 giugno. Per essere ancora più aperti alla città e ai visitatori, l’ingresso fino al 3 giugno sarà gratuito per tutto il museo. Dal 4 giugno e per tutta l’estate sarà a pagamento solo la mostra di Ren Hang, con biglietto ridotto. L’orario di apertura sarà dalle 12.00 alle 20.00, dal giovedì alla domenica. Anche il ristorante Myo e il bistrot riaprono dal 23 maggio.

"Ripartiamo dalla Cultura" come direbbe Jean Monnet, padre fondatore dell'Europa. Dopo l'emergenza di questi mesi, il Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato è pronto ad accogliere il suo pubblico, un segnale importante non solo per la città ma anche per la Toscana, una regione ricca non solo di storia ma di progetti e istituzioni contemporanee innovative. Mai come adesso è fondamentale guardare al futuro come nuova opportunità di crescita culturale e sociale – dichiara il Presidente del Centro, Lorenzo Bini Smaghi.

Dopo 10 settimane di chiusura, gli spazi sono stati sanificati e riorganizzati secondo le indicazioni delle autorità, con tutti i presidi di protezione personale necessari, mentre le caratteristiche dell’edificio, con più di 8000 mq di spazi e grandi sale, renderanno semplice il distanziamento fisico e la gestione contingentata del flusso di visitatori che comunque non potranno essere più di 60 contemporaneamente.

“Oltre che un luogo sicuro - afferma la direttrice Cristiana Perrella - ci piacerebbe che il museo fosse percepito, ora più che mai, come uno spazio aperto e accogliente anche per chi non ci è mai venuto prima. Per questo abbiamo deciso l’ingresso gratuito e abbiamo lavorato per ripartire con un programma ricco e nuove proposte, curando molto tutte le forme di mediazione e partecipazione, sperimentandone di nuove e dedicando più spazio ai servizi educativi e alle sale lettura”.

Il museo riapre con la mostra – prorogata fino al 23 agostoTHE MISSING PLANET, visioni e revisioni dei “tempi sovietici” dalla collezione del Centro Pecci e da altre raccolte, a cura di Marco Scotini e Stefano Pezzato e con progetto di allestimento di Can Altay. Dalla Russia alle province baltiche, caucasiche e centro-asiatiche, un’immersione nelle ricerche artistiche sviluppate dagli anni Settanta a oggi nelle ex repubbliche sovietiche che parte dalla rilettura del ricco nucleo di opere dedicate a quest’area geografica nella collezione del Centro Pecci. In occasione della riapertura, in dialogo con la mostra viene presentata la video installazione di Adrian Paci (Scutari 1969) Interregnum, un montaggio di sequenze di funerali di dittatori comunisti di diverse nazionalità ed epoche, recuperate dagli archivi di stato o dalle trasmissioni televisive nazionali albanesi. Interregnum mostra uomini, donne, bambini ripresi in primo piano, in lacrime, oppure da lontano, in code chilometriche: la morte di un leader libera il dolore dei singoli che, dice l’artista albanese, “non era contemplato nella società comunista”. La riapertura è anche l’occasione per presentare nelle sale del museo Extra Flags, le dieci bandiere d’artista realizzate per Centro Pecci Extra, il progetto che, con contenuti digitali e nuove produzioni, ha tenuto viva la programmazione del museo durante i mesi di lockdown. Realizzate da Marinella Senatore, Nico Vascellari, Marzia Migliora, Eva Marisaldi, Flavio Favelli, Marcello Maloberti, Elisabetta Benassi, Massimo Bartolini, Elena Mazzi e Andreco, queste bandiere si sono avvicendate con cadenza settimanale sul pennone davanti al museo, segno di resistenza e di speranza inviato nel mondo reale, nei giorni in cui sembrava che l’orizzonte digitale fosse l’unico praticabile. Le bandiere saranno il punto di partenza di un laboratorio dedicato ai più giovani, che avrà luogo nelle due sale espositive che sono state trasformate in aule didattiche, per accogliere da subito e in sicurezza i bambini e le loro famiglie. Sempre ai bambini e ai ragazzi è dedicato anche KENE/Spazio, il progetto promosso da Fondazione Pianoterra Onlus, a cura di Sara Alberani, dell'artista ivoriano Mohamed Keita, in mostra fino al 31 maggioKené è un luogo di didattica, di cooperazione e conoscenza, che forma i giovani del Mali attraverso la fotografia. La mostra presenta le opere realizzate dagli allievi del laboratorio di Mohamed Keita a BamakoA partire dal 4 giugno, inoltre, fino al 23 agosto 2020 l’offerta espositiva sarà arricchita dalla prima mostra italiana dedicata all’acclamato fotografo e poeta cinese Ren Hang, tragicamente scomparso a neppure trent’anni. L’artista, che non ha mai voluto essere considerato un artista politico – nonostante le sue fotografie fossero ritenute in Cina pornografiche e sovversive – è noto soprattutto per la sua ricerca su corpo, identità, sessualità e rapporto uomo-natura, che ha per protagonista una gioventù cinese nuova, libera e ribelle. Nella mostra al Centro Pecci verrà esposta una selezione di scatti provenienti da collezioni internazionali, capace di restituire tutta l’intensità della sua poetica. Al coinvolgimento attivo della comunità locale nell'interpretazione del patrimonio del Centro Pecci sarà dedicata una call pubblica, lanciata in occasione della riapertura, per co-progettare uno strumento digitale per la visita autonoma del museo dedicata alle famiglie con bambini dai 6 ai 12 anni. Adulti e bambini che vorranno partecipare saranno coinvolti attivamente da esperti e facilitatori nell'ideazione di un prototipo per una guida multimediale per le famiglie, uno strumento innovativo che potrà essere scaricato per visitare in autonomia e in sicurezza il Centro, alla scoperta dell'architettura del museo, del suo giardino delle sculture e delle sue collezioni. L'attività di progettazione partecipata, in linea con i protocolli di sicurezza, si svolgerà all'aperto, nel giardino antistante il museo. La riapertura segna anche la conclusione di Centro Pecci Extra, il programma quotidiano di contenuti culturali della Web Tv del museo realizzato durante il lockdownL’attenzione alla produzione di contenuti digitali e l’attività online, manterranno comunque un ruolo centrale anche in futuro e non solo attraverso la Web Tv.

Nei prossimi mesi – ricorda la direttrice - il rapporto fisico con i nostri spazi sarà riservato principalmente a un pubblico di prossimità e questa sarà un’occasione importante per aumentare la familiarità dei cittadini con il museo e rafforzare una dimensione territoriale. Altrettanto importante sarà rimanere connessi al mondo. Da questo punto di vista l’uso dello spazio digitale sarà uno dei contesti in cui alimentare il pensiero critico e il confronto con la scena culturale globale, oggi che la condivisione di pensieri, contenuti, esperienze è più essenziale che mai e può generare nuovi scenari per l’arte nazionale e internazionale”.

"Torna a visitare i nostri musei: abbiamo ancora tante storie da raccontarti". Con questa idea nasce il progetto "un biglietto per domani" che mira a preparare il futuro dei musei senesi con una campagna di raccolta fondi realizzata in collaborazione con il progetto #sostengolacultura e la piattaforma TicketCloud di Studio Logico SrlIn cambio di una donazione oggi, offriamo “un biglietto per domani”. Da oggi sarà infatti possibile fare una donazione liberale Fondazione Musei Senesi tramite Paypal o carta di credito e ricevere, come ricompensa, un biglietto da utilizzare entro il mese di giugno 2021 nei Musei Senesi. In coppia, in famiglia, con gli amici? Ognuno può scegliere con chi andare al museo in base al taglio della propria donazione fra 10, 15, 30 e 50 euro. Un biglietto per domani è un invito a visitare i musei nel futuro prossimo, non appena la riapertura e la mobilità lo consentiranno; è un modo per tornare a scoprire la bellezza del nostro patrimonio culturale, nei piccoli musei della provincia di Siena collocati in borghi autentici e immersi nel paesaggio, in situazioni di tranquillità e sicurezza.

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