Indietro

L’equo compenso è legge

Il Consiglio Regionale approva la legge. La Rete Toscana Professioni Tecniche: “Un grande passo in avanti, ma la nostra attenzione resterà alta fino a quando la legge non entrerà in vigore dopo la stesura delle linee guida, un ulteriore passaggio di cui non comprendiamo bene la necessità soprattutto in un momento come questo”, spiega l'associazione che conta 45.000 iscritti e che ha partecipato attivamente al percorso di stesura della legge. “Disponibili a dare ancora il nostro contributo, ma non perdiamo tempo”

Firenze- La Toscana è stata la prima Regione in Italia ad adottare due anni fa, nel 2018, una delibera sull’equo compenso che è poi diventata successivamente una proposta di legge della giunta e da ieri, con il via libera del Consiglio, una legge a tutti gli effetti: una legge sul giusto compenso delle prestazioni erogate dai professionisti nei confronti sia della pubblica amministrazione che dei privati, elaborata in sinergia con la Commissione regionale dei soggetti professionali. Per assicurare il pieno riconoscimento del valore sociale ed economico delle prestazioni professionali acquisite dalla Regione e dagli enti del sistema regionale e anche delle prestazioni professionali rese in occasione di istanze presentate alla pubblica amministrazione da privati cittadini e imprese, il Consiglio regionale ha approvato con 30 voti favorevoli e sette voti contrari una legge presentata dalla Giunta regionale.

È stato il presidente della commissione Affari istituzionali, Giacomo Bugliani (Pd), ad illustrare il testo. ln particolare, nelle procedure di acquisizione di servizi professionali dovrà essere assicurato ai professionisti un equo compenso in proporzione alla quantità, alla qualità, al contenuto e alle caratteristiche delle prestazioni richieste, come previsto dalla normativa nazionale, ovvero sulla base dei parametri prefissati con decreti ministeriali relativamente alle diverse professioni.

Nel caso di professioni per le quali non siano stati approvati specifici parametri, il compenso è determinato con riferimento a prestazioni similari, anche se rese da categorie professionali diverse. La norma specifica che la procedura dev’essere impostata in modo tale da evitare il ricorso a criteri di valutazione dell’offerta che possano risultare potenzialmente idonei a creare uno squilibrio fra prestazioni professionali rese e compensi. Inoltre, si rimarca l’esigenza di valutare le singole clausole dello schema di contratto per evitare di incorrere in clausole di natura vessatoria, come definite dalla normativa professionale forense. Nel caso di prestazioni professionali rese per la presentazione di un'istanza autorizzativa o di un'istanza di intervento diretto prevista dalle norme e dai regolamenti regionali, provinciali e comunali, tale istanza dovrà essere corredata, oltre che da tutti i documenti e gli elaborati previsti dalla normativa vigente, da una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, con la quale, a pena di improcedibilità, si attesta di aver regolarmente sottoscritto lettere di affidamento di incarico con compensi proporzionati alla quantità, alla qualità, al contenuto e alle caratteristiche delle singole prestazioni rese e con termini certi per il pagamento dei compensi pattuiti.

“Con la norma approvata – commenta l’assessore alla presidenza della Toscana Vittorio Bugli, che aveva presentato in giunta la proposta assieme al presidente Rossi - sarà rafforzato il divieto di prevedere corrispettivi costituiti da forme di sponsorizzazione o da mero rimborso delle spese sostenute. Non sarà consentito il ricorso a criteri di valutazione delle offerte che alterino l'equilibrio tra le prestazioni professionali rese e il compenso riconosciuto e ai professionisti dovranno essere riconosciuti compensi proporzionati alle prestazioni fornite, con tempi di pagamento certi”. Le prestazioni dovranno insomma essere remunerate in proporzione alla quantità, alla qualità e al contenuto, sulla base di parametri prefissati con decreti ministeriali e relativi alle varie professioni. In assenza di specifici parametri, il compenso sarà determinato riferendosi a prestazioni similari (anche se rese da categorie professionali diverse).

Una proposta di legge, presentata da Giacomo Giannarelli (M5S) sullo stesso tema è stata dichiarata decaduta e non è stata messa in votazione. Nelle ipotesi in cui le istanze autorizzative o le istanze per la realizzazione di interventi urbanistici ed edilizi, presentate da privati o da imprese, siano accompagnate da elaborati redatti da professionisti, tale proposta di legge prevedeva che le istanze fossero corredate dalla lettera di affidamento dell’incarico sottoscritta dal committente, dall’attestazione di avvenuto pagamento della prestazione professionale resa e dalla dichiarazione di regolarità contributiva. La nostra proposta di legge – ha rilevato Giannarelli – non verrà approvata solo perché siamo stati noi a presentarla. Non è la prima volta che questo accade”.

“Le professioni in generale, anche atipiche, hanno la necessità nel mercato di riconoscimento e tutela – ha ricordato il capogruppo Pd, Leonardo Marras – L’equo compenso è un diritto in primo luogo verso la committenza pubblica. Era necessario trovare un punto di equilibrio, rispetto all’appesantimento burocratico. È quanto abbiamo fatto in commissione”.

Marco Casucci (Lega) ha dichiarato il voto contrario, perché leggi come questa, pur partendo da “considerazioni serie e principi condivisibili”, portano “inevitabilmente ad un aggravio procedurale, un appesantimento burocratico di cui non abbiamo bisogno”.
“Oggi facciamo ciò che è giusto. È una legge attesa da tanti professionisti, in particolare i più giovani, che incontrano difficoltà a vedere riconosciuto il proprio lavoro, la propria professionalità - ha replicato Marco Niccolai (Pd) – Diamo loro concretamente una mano, perché riguarda la Regione, ma avrà un effetto domino positivo su tutte le amministrazioni. Un messaggio forte al lavoro autonomo, che troppe volte sfugge al nostro radar”.

“Il lavoro, tutto il lavoro, deve essere pagato e retribuito in maniera equa – ha sottolineato Tommaso Fattori (capogruppo Si-Toscana a sinistra), dichiarando voto favorevole – Per noi questo è un principio sacrosanto. Ben venga il riconoscimento anche al lavoro autonomo, impedendo che si formino sacche di sfruttamento all’interno della pubblica amministrazione, che colpiscono in particolare i più giovani”.

“Un passaggio storico e fondamentale per i professionisti, ma la nostra attenzione resterà alta fino a quando la legge non sarà entrata in vigore, dopo la stesura delle linee guida. Ribadiamo tutta la nostra disponibilità a dare un contributo anche in questo passaggio, ma non deve essere perso altro tempo”: con queste parole Alessandro Jaff, coordinatore della Rete Toscana delle Professioni Tecniche, commenta la legge “Disposizioni per la tutela delle prestazioni professionali rese a favore della pubblica amministrazione regionale e locale e della committenza privata nell'ambito dei procedimenti amministrativi”, ovvero la legge sull'equo compenso e la certezza dei pagamenti approvata ieri dal Consiglio Regionale della Toscana. “È una norma che restituisce dignità al lavoro dei professionisti e in particolare a quello dei giovani, che troppo spesso non vedono riconosciuto il valore del proprio lavoro. Il nostro ringraziamento va a tutti coloro che si sono impegnati con grande determinazione per raggiungere questo storico risultato”, continua Jaff a proposito della legge, che contiene alcuni importanti principi volti a tutelare le prestazioni dei professionisti e la loro qualità, ponendo in sostanza attuazione al dettato dell’articolo 36 della Costituzione che dispone il principio secondo cui il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla qualità e alla quantità del suo lavoro.

La legge regionale rende obbligatoria la dichiarazione, da parte di chi presenta la pratica, di aver sottoscritto una lettera di affidamento d'incarico già prevista per legge, e che ogni istanza resa a una pubblica amministrazione (ad esempio per lavori di ristrutturazione) contenga la dichiarazione che gli obblighi contrattuali siano stati assolti. La norma pone dunque una “doppia” tutela: sia per il cittadino (o per qualsiasi altro committente) che sarà garantito nella prestazione resa, sia per il professionista, nel riconoscimento del proprio corrispettivo in tempi certi. La Rete Toscana delle Professioni Tecniche, costituita da tutte le rappresentanze ordinistiche tecniche toscane e che conta circa 45.000 lavoratori iscritti, ha partecipato in maniera attiva nel percorso di stesura della legge, intervenendo nei suoi passaggi istituzionali.

“Lascia un po' di amaro in bocca il fatto che all'ultimo momento sia stato presentato un emendamento che subordina l'entrata in vigore della legge alla stesura di linee guida. Non comprendiamo bene la necessità di questo ulteriore passaggio, a maggior ragione ora che dobbiamo impegnarci a semplificare norme e procedure. Su tutti i tavoli stiamo chiedendo di sfrondare il sistema da inutili complicazioni che determinano aggravi e costi per la collettività – spiega Jaff – la Rete Toscana delle Professioni Tecniche è comunque disponibile a dare il proprio contributo anche nella stesura delle linee guida, e continuerà a porre la massima attenzione perché non ci siano slittamenti oltre i 60 giorni previsti e perché questi ulteriori passaggi non finiscano per rendere vana l'applicazione della legge. La nostra battaglia, insomma, non è ancora finita”.

La legge approvata ieri – ricorda infine la Rete Toscana delle Professioni Tecniche – ha un corpo normativo costituito da 5 articoli e altre regioni prima della Toscana hanno approvato leggi simili senza l'introduzione delle linee guida.


© 1997-2019 Nove da Firenze. Dal 1997 il primo giornale on line di Firenze. Reg. Trib. Firenze n. 4877 del 31/03/99

Powered by Aperion.it