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Mare in Toscana, balneazione in spiaggia: prima di tuffarsi consultare l' App

L'unico parametro che garantisce la sicurezza è il dato tecnico sulla qualità dell'acqua, il resto fa turismo

L'acqua del mare deve essere pulita, questa la prima preoccupazione dei bagnanti. Ma quando una spiaggia può essere definita balneabile? Arpat, che monitora le acque della costa toscana, valuta due limiti microbiologici: enterococchi intestinali, che non devono superare il valore di 200 UFC/100 ml ed escherichia coli la cui soglia di allerta è di 500 UFC/100 ml. I batteri e non il numero di ombrelloni fanno la differenza.

Un tempo si parlava di idoneità o non idoneità alla balneazione, oggi la valutazione si basa su 4 classi di qualità: eccellente, buona, sufficiente, scarsa.
Sufficiente o Eccellente, è comunque Buona. "Le aree sono balneabili indipendentemente dall'appartenenza alla classe e non vi sono vere differenze per il loro utilizzo da parte dei cittadini anche se l’impatto sul pubblico e sui settori economici legati al turismo balneare è indubbiamente forte" spiegano i tecnici ambientali toscani.
Scarsa però è un termine brutto. "Per le scarse è diverso. Per quanto attualmente balneabili la normativa prevede che, entro la fine della stagione balneare 2015, le Regioni dovranno assicurare che tutte le acque di balneazione siano almeno “sufficienti” pena l'istituzione di un divieto permanente per motivi igienico-sanitari".

Dal punto di vista microbiologico l'acqua presente al Pontile Lotto 1 del Parco dei Renai di Signa è classificata "Eccellente" al pari delle Spiagge Bianche di Rosignano o di Castiglioncello o ancora della Foce Fosso Chiarone di Capalbio, località premiata recentemente tra le migliori mete turistiche toscane.

Come sta il mare in Toscana? "La situazione in Toscana nel 2014 si è mantenuta ad un livello eccellente: il 91% delle aree ed oltre il 97% dei km di costa controllati si colloca in questa classe mentre nessuna area è in classe scarsa. La costa toscana settentrionale è quella con la maggior percentuale di aree in classe inferiore alla “eccellente”, più del 25% e per la maggior parte in classe “sufficiente”. Le altre zone non eccellenti sono spesso localizzate in prossimità di sbocchi a mare di corsi d’acqua, alcuni dei quali già soggetti a divieto permanente di balneazione per motivi igienico-sanitari. Nonostante la buona condizione della costa si registra un leggero calo qualitativo rispetto al 2013, quando le aree classificate in classe eccellente erano il 92%. Anche la distribuzione nelle altre classi denota un peggioramento: le aree "buone" scendono da 14 a 12, mentre quelle sufficienti aumentano da 5 a 11, con la nota positiva di nessuna area in classe scarsa a fronte delle 2 presenti nel 2013".

Il mare toscano è pluripremiato, ma Arpat mette in guardia dai riconoscimenti ambientali volontari come la Bandiera Blu o le 5 Vele di Legambiente: "Non sono da mettere in relazione alle caratteristiche delle acque di baneazione. Tali attestazioni riguardano più che altro la qualità delle spiagge e sono poco o nulla confrontabili con i risultati dei controlli ai fini della balneabilità, prendendo in considerazione anche aspetti molto più generali, che non dipendono dalle caratteristiche delle acque".

La scienza si scontra con l'appeal turistico? L'acqua eccellente non corrisponde ad una spiaggia full optional, ricca di confort e circondata da un paesaggio da favola. E' solo acqua eccellente controllata e verificata in un determinato arco temporale.
Allo stesso modo una spiaggia etichettata come "meta di prestigio", un paradiso da cartolina fatto di grandi sorrisi e calendari ricchi di eventi, potrebbe non mantenersi piacevole in merito allo stato delle proprie acque.

I parametri di rischio. Sono diverse le condizioni che possono incidere sulla qualità dell'acqua, non solo la presenza di insediamenti civili importanti o di vaste aree industriali all'interno delle quali occorre monitorare gli impianti di depurazione, ma anche lo stato di manutenzione idrogeologica del territorio può influire in caso di maltempo; i torrenti che si ingrossano, sversano liquami in prossimità delle spiagge.

Un tombino nel mare. Partendo da un caso esempio è possibile dare una dimensione al fenomeno dell'inquinamento marino.
Uno sversamento avvenuto a febbraio presso Portoferraio in località San Giovanni ha visto liquame fognario defluire nelle acque di mare all'Isola d'Elba. La causa è stata rintracciata nel cattivo funzionamento di un pozzetto privato a servizio di alcune civili abitazioni e di un ristorante: collegato alla pubblica fognatura era ubicato quasi completamente all'interno dell'alveo del fosso che scorre perimetralmente al Lungomare di San Giovanni. I reflui derivanti da tale pozzetto, confluendo nello specchio marino costiero prospiciente, hanno interessato “Loc. San Giovanni” ed è "Probabile - spiega Arpat - che possano essere stata anche la causa dei superamenti registrati nelle passate stagioni balneari nel punto di prelievo ufficiale ai fini della balneabilità delle acque di mare". Nelle aree circostanti le acque sono state classificate come "Eccellenti" mentre a San Giovanni la classificazione è stata "Buona".
Gli esiti del sopralluogo, inviati al Comune di Portoferraio, hanno posto in essere "la verifica dell'idoneità tecnica del pozzetto privato secondo le norme edilizie vigenti e quelle del Regolamento Urbanistico Comunale ed alla Azienda USL6 per la valutazione inerente le problematiche igienico-sanitarie, al fine di rimuovere la causa di possibili futuri sversamenti in mare che potrebbero costituire un effettivo rischio per la qualità delle acque di balneazione". Tutto questo per un piccolo tombino domestico? Immaginiamo l'episodio moltiplicato per le località presenti lungo la costa tirrenica.

Il monitoraggio periodico quindi può presentare valori critici anche nelle aree normalmente balneabili e questo comporta in qualsiasi momento la possibilità di divieti temporanei.
Arpat consiglia di tenere sotto controllo i dati aggiornati attraverso una Applicazione gratuita che può essere scaricata online oppure attraverso Twitter consultando l'hashtag #balneazione.

Arpat
 ha scritto a tutti i comuni della costa toscana chiedendo la collaborazione al fine di assicurare l'informazione sull’attività di monitoraggio della qualità delle acque di balneazione durante la stagione balneare 2015.

Ai comuni è stato chiesto ad esempio di inserire nel proprio sito un link alla pagina di accesso ai dati del monitoraggio  e di divulgare mediante affissione, anche presso gli stabilimenti balneari, un cartello dal titolo “Monitoraggio delle acque di balneazione” personalizzato per ogni comune, contenenti anche i codici QR per smartphone ai link dei singoli comuni. Proposto anche un esempio di cartello personalizzato per ogni singola area di balneazione con le informazioni "Che possiamo realizzare rapidamente in modo gratuito e recapitare direttamente a coloro che ce ne faranno richiesta a mezzo mail: comunicazione@arpat.toscana.it".

Esistono aree della costa in cui la balneazione è vietata in modo permanente. Per la stagione 2015 sono stati individuati 42 divieti permanenti in prossimità di aree portuali, 10 per motivi igienico-sanitari, 4 perché aree naturalistiche o zone militari.

Arpat offre supporto tecnico alla Regione per l'individuazione, la delimitazione e la classificazione delle aree di balneazione: dal 1 aprile al 30 settembre effettua il monitoraggio delle acque di balneazione e trasmette i dati al Ministero. In caso di superamento dei limiti di legge ne dà immediata comunicazione ai Comuni interessati affinchè, con ordinanza del Sindaco, vengano adottati i divieti temporanei di balneazione con l'opportuna segnaletica.
 Da fine giugno a settembre Arpat effettua il monitoraggio dell'alga tossica Ostreopsis Ovata nei punti di campionamento individuati dalla Regione.

Antonio Lenoci
© Riproduzione riservata

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