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Mediaworld: sciopero nazionale dei lavoratori, presìdi in Toscana

Presìdi in mattinata a Grosseto (dovel’azienda vuole chiudere il negozio), a Firenze (davanti al Centro commerciale di via Forlanini), ad Agliana e a Lucca

Domani sabato 3 marzo incroceranno le braccia per uno sciopero i lavoratori Mediaworld. La mobilitazione è stata indetta da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs nazionali per contrastare le decisioni di Mediamarket, la società che controlla i negozi a marchio Mediaworld.
La protesta è rivolta contro le annunciate chiusure dei punti vendita di Grosseto e Milano Stazione Centrale, contro il trasferimento della sede di Curno in provincia di Bergamo a Verano Brianza, contro la cessazione del contratto di solidarietà e contro la decisione unilaterale di eliminare dal 1° maggio 2018 il bonus presenza e la maggiorazione economica del 90% prevista per il lavoro domenicale. Vista la situazione, la preoccupazione è che anche in Toscana (dove in totale i lavoratori Mediaworld sono oltre 300) possa diventare a rischio l’occupazione, e non solo a Grosseto.

In Toscana domani sabato 3 marzo sono previsti 4 presìdi dei lavoratori (dalle 9:30 alle 12:30) presso i negozi Mediaworld a Grosseto (davanti al Centro commerciale Aurelia Antica), a Firenze (davanti al Centro commerciale di via Forlanini), ad Agliana (davanti al Centro commerciale), a Lucca (davanti al Parco Commerciale San Vito).

Cinzia Bernardini, segretaria generale Filcams Cgil Toscana, domani sarà al presidio di Grosseto (dove l'azienda vuole chiudere il punto vendita): “E’ inaccettabile che le multinazionali arrivino in Italia, si arricchiscano e poi da un giorno all’altro se ne vadano, non assumendosi quella responsabilità sociale verso i lavoratori e il territorio prevista anche dalla nostra Costituzione. La mobilitazione che mettiamo in campo ha lo scopo di far riconoscere all’azienda che la priorità è la tutela dell’occupazione. Occorre investire per rilanciare i punti vendita in base alle nuove esigenze del mercato”.

I sindacati infatti puntano il dito anche contro la capacità aziendale di rilanciarsi sul mercato a causa di un "sistema informatico vetusto, il layout degli accessori per la telefonia, unico segmento di prodotto con margini alti, vecchio e confusionario e politiche dei prezzi on-line non abbastanza competitive", che fanno il paio con una "non adeguata formazione del personale".


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