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Scomparsi in Toscana — rubrica a cura di Antonio Lenoci

Mostro di Firenze: il mistero della Beretta calibro 22

A Radio Fiesole alcuni esperti intervengono sugli ultimi sviluppi del caso ancora irrisolto

Nell'estate 2017 la grande novità dopo anni di silenzio: nell'indagine entrano altri nomi. Non sono nomi nuovi, uno di questi era già stato attenzionato tra gli anni '80 e '90.
 Nelle ultime ore, a seguito di questo nuovo filone, aperto dopo l'avvicendamento tra lo storico pm ed il nuovo magistrato inquirente sarebbero emerse interessanti valutazioni sull'arma.
Rischia di venire meno dunque quella che fin dall'inizio sembrava essere l'elemento certo, assente, ma certo.

Su Radio Fiesole con Benedetta Rossi ed Alessio Nonfanti ne parlano il regista, documentarista e scrittore Paolo Cochi, l'autore e disegnatore Giuseppe Di Bernardo ed il promoter Beretta Graziano Giorgi.

Le notizie sul caso certificate dalla Procura sono state ben poche nell'intero corso delle indagini, molte di più sono state e continuano ad essere le indiscrezioni e le valutazioni su singoli elementi.
Il Mostro di Firenze, appellativo con il quale è identificato l'autore di 16 omicidi commessi tra gli anni '60 ed '80 nell'area fiorentina, è da sempre identificato nell'uso di una Beretta Calibro 22 cercata per anni non solo in Italia attraverso perquisizioni e registri, spuntata a fasi alterne in depositi giudiziari e località varie salvo smentita dei periti. Risulta ad oggi mai trovata.
Oggi si prospetta l'ipotesi che quella pistola potrebbe non essere una Beretta, ma un'altra arma sempre Calibro 22, oppure potrebbe essere la stessa arma modificata

Gli ospiti di Radio Fiesole, invitando a riflettere tornando con la mente alle settimane immediatamente successive agli ultimi omicidi, sottolineano solo alcune delle innumerevoli incongruenze che hanno caratterizzato la ricerca della verità. Persino la datazione degli omicidi, oggi, può essere messa in discussione e lo spiega Cochi, autore di "Mostro di Firenze. Al di là di ogni ragionevole dubbio", regista di un noto documentario e di un profilo youtube considerato una enciclopedia sul caso. Cochi ha ripercorso gli atti i contributi fotografici dell'epoca, offrendo un quadro della vicenda che ha portato molti a rileggere l'intera vicenda con uno sguardo critico nel quale sembra essere mancata quella "visione a 360 gradi" che marchia oggi positivamente il suo lavoro di inchiesta.

Giuseppe Di Bernardo, che ha studiato i duplici omicidi in preparazione alla realizzazione di un romanzo grafico o graphic novel ispirata ai delitti del Mostro, ha sviluppato una teoria che confessa averlo fatto vacillare alla luce degli aggiornamenti dell'estate 2017, quando la fantasia rischiava di entrare nel mondo reale. Per Di Bernardo, che durante la trasmissione offre numerose "coincidenze" legate al Mostro, sono molto importanti ambientazioni e personaggi, amicizie, frequentazioni e storie personali, che dovrebbero essere osservate in base a quelle che erano anche le consuetudini dell'epoca.

L'esperto Beretta, Giorgi, intervenendo sul caso specifico dei proiettili e dell'arma si sofferma sulla tesi della Beretta Calibro 22 modificata attraverso il cambio della canna, che ai fini delle risultanze balistiche contribuisce a 'segnare' l'ogiva imprimendole quelle striature caratteristiche necessarie al confronto. Una operazione facile da compiere? Secondo l'esperto sì, specie per un appassionato di armi, soprattutto su un'arma che all'epoca era comune nel tiro a segno.

Negli anni '80 il cerchio sembra stringersi, nei delitti del Mostro rientra anche un duplice omicidio del 1968, tra identikit, esperti internazionali e squadre speciali. L'elemento di contatto è quella pistola.
Il profilo del killer viene analizzato, così come tutti i reperti collegati al caso, dai proiettili ai reperti rinvenuti nei luoghi, comprese anche lettere, francobolli, e tutti gli elementi che avrebbero potuto contenere tracce utili. Allora o nel futuro, quando le indagini avrebbero potuto contare sulle nuove tecnologie.

Sul caso l'interesse non diminuisce, crescono anche le ipotesi ed entrano nella storia congetture che si scontreranno con le aule di giustizia, dove si procede contro tre persone in particolare. 

Si tratta di un caso ancora irrisolto sul quale le indagini non sono mai state chiuse. Ancora oggi, primavera del 2018, la richiesta dei familiari delle vittime è arrivare ad una svolta non solo giornalistica, e sarebbe l'ennesima, ma anche tecnica: chiudere quel fascicolo, diventato ad oggi un romanzo, con la verità.

Scomparsi in Toscana — rubrica a cura di Antonio Lenoci

Antonio Lenoci

Antonio Lenoci — Giornalista. Nato nel 1979 a Firenze è stato speaker radiofonico a Radio Rosa Toscana. Ha collaborato con Testate online della Toscana. Corrispondente da Firenze per Radio Bruno, network radiofonico nazionale.

E-mail: nove@nove.firenze.it


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