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Editoria Toscana — rubrica a cura di Antonio Patruno

Nardella: "Pene più severe per chi minaccia i giornalisti"

foto Agenzia Dire

Il sindaco di Firenze stamani al convegno organizzato dall'Ordine. Il sottosegretario Martella: "Proposta giusta. Il fenomeno delle intimidazioni è in crescita". Il vicepresidente del CSM David Ermini: "Serve un atteggiamento dell'opinione pubblica molto più protettivo"

(DIRE) Firenze, 21 ott. - Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, lancia la proposta di aumentare le pene contro chi minaccia i giornalisti. Lo annuncia a margine del convegno 'Informazione sotto scorta. Non lasciateci soli. Giornalisti nel mirino' organizzato dalla Fondazione dell'Ordine dei giornalisti della Toscana al Cinema Teatro La Compagnia.

"Abbiamo voluto questo incontro oggi - spiega Nardella- per accendere i riflettori su un fatto grave che si ripete ormai quotidianamente. Si tratta di tutti quei condizionamenti, quelle minacce, quelle violenze che limitano e ostacolano l'attività dei giornalisti. Dobbiamo partire dal principio fondamentale del diritto ad essere informati e della libertà di informazione".
Per questo, aggiunge, "da Firenze lanciamo una proposta di modifica alla legislazione per inasprire le pene a chiunque si renda responsabile di minacce, di violenze o di qualunque forma di condizionamento dell'attività del giornalista".

Il principio, il bene da tutelare è la libertà di informazione. Nardella proverà ad affidare la propria iniziativa al governo e in primo luogo al sottosegretario all'Editoria, Andrea Martella, che partecipa al convegno. L'obiettivo primario è senza dubbio quello di proteggere l'attività dei cronisti, ma questo potrebbe avere anche un riflesso positivo sul ranking italiano nelle classifiche globali sulla libertà di informazione. "Potrebbe avere questo effetto- ammette Nardella -, perché ciò che conta prima di tutto per il giornalista, per colui che informa l'opinione pubblica è la piena autonomia, la tranquillità, la serenità con cui il giornalista svolge il proprio lavoro".

I condizionamenti che menziona il sindaco di Firenze sono tanto quelli interni che esterni all'ambito lavorativo. "Oggi - ricorda- parliamo soprattutto dei casi più gravi, di minacce che vengono spesso da ambienti criminali verso i giornalisti. Dobbiamo anche fare le dovute differenze fra i fatti più gravi, fatti meno gravi. Sapendo che in ogni caso il principio da tutelare e' l'autonomia e la libertà del giornalista".

Andrea Martella, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all'Informazione e all'Editoria, rafforza l'idea: "Alle minacce provenienti dalla criminalità organizzata e dalle mafie vecchie e nuove si sono aggiunte negli ultimi anni altre subdole minacce per l'indipendenza e la libertà dell'informazione che non possiamo più ignorare. E se per fronteggiare le prime occorre innanzitutto rafforzare le misure personali di protezione dello Stato nei confronti dei giornalisti e dei loro familiari, per affrontare le seconde servono consapevolezza e strumenti ancora tutti da costruire o quanto meno da affinare". 

Martella ha posto la lente d'ingrandimento sul "fenomeno delle intimidazioni ai giornalisti che è in crescita nel mondo ma che è a dir poco allarmante anche nel nostro Paese. Si tratta di professionisti colpiti per il fatto di portare a galla la verità in periferie e territori in cui prospera la criminalità organizzata, alimentando con la loro testimonianza la speranza di un futuro migliore per intere comunità".

Martella ha anche parlato dell'equo compenso: "Ho già ricostituito la commissione sull'equo compenso, si riunirà a breve. Il mio obiettivo da subito e' fare in modo che possano introdursi regole nuove e che venga riconosciuto un giusto compenso al lavoro giornalistico per cui la commissione riprenderà la propria attività nelle prossime settimane".

Per Martella la proposta del sindaco di Firenze, Dario Nardella, "è una proposta giusta che condivido. Fare di Firenze la città da cui possa partire questa proposta è un'idea che penso si possa sostenere", afferma Martella che aggiunge: "Naturalmente bisogna trovare un punto di equilibro per l'inasprimento delle pene verso chi minaccia i giornalisti e la tutela del lavoro giornalistico, la libertà di informazione e delle persone. Mi pare uno spunto molto serio". Per il sottosegretario "deve passare il principio che chi minaccia un giornalista sta minacciando tutti noi, perché impedisce la libertà di informazione".

David Ermini, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, lancia un appello all'opinione pubblica affinché stia al fianco dei giornalisti: "Queste cose che si sono verificate negli ultimi periodi sono agghiaccianti, brutte e non degne di un paese civile. Credo che ci debba essere un atteggiamento molto più forte da parte dell'opinione pubblica verso le aggressioni che i giornalisti subiscono e credo che debba essere dato un messaggio molto più diffuso". 

Ermini invita a non limitarsi a contrastare gli episodi di violenza fisica. "Ci deve essere un atteggiamento dell'opinione pubblica molto più protettivo - aggiunge - nei confronti di chi è un elemento portante del nostro sistema della democrazia. Il controllo della stampa sulle attività della politica, dell'imprenditoria, ma vorrei dire anche della magistratura, e' fondamentale". Quindi, sottolinea, "al di là delle aggressioni fisiche che vanno combattute e vanno condannate", è importante sottolineare "che i giornalisti vanno tutelati anche da quelle che sono le difese dalle liti temerarie". Questo "è fondamentale". Alzare il livello di difesa dell'opinione pubblica verso la categoria, questa è la chiave della battaglia da condurre secondo il numero due dell'organo di autogoverno della magistratura. "Poi - rileva- qualche volta anche con i giornalisti non sempre sono rose e fiori, come con tutte le categorie. È normale che sia cosi'".

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