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Omicidio di via Canova: la fiaccola che si spense

Non avrà luogo la fiaccolata convocata sui social network non si sa bene da chi. La famiglia Dini ieri ha dichiarato di non avere nulla a che fare

Si narra che, durante gli ultimi giorni di Salò, i più giovani ufficiali della Repubblica Sociale Italiana, avrebbero ricevuto l'incarico -in caso di sconfitta totale- di rifondare nel dopoguerra una forza politica che tenesse accesa la fiamma del fascismo italiano. E' per questo che il Movimento Sociale di Almirante e Rauti, ma anche quasi tutti gli altri movimenti politici di destra hanno sempre preteso nel proprio simbolo quel fiammeggiante richiamo all'eredità del Mussolini golpista di Salò.

Per una fiamma ancora accesa 70 anni dopo, tante che si spengono. O meglio non saranno accese: stasera infatti non avrà luogo la fiaccolata convocata sui social nei giorni scorsi non si sa bene da chi per ricordare la tragica morte di Duccio Dini, e manifestare contro la presenza dell'insediamento abusivo del Poderaccio, vicino al luogo dell'omicidio stradale.

Ieri la famiglia Dini ha fatto sapere che non avrebbe in alcun modo partecipato a una manifestazione, probabilmente convocata con intenti politici, il giorno del funerale e del lutto cittadino per la morte di Duccio. Questa presa di posizione della famiglia ha lasciato orfana la convocazione. A quel punto in rete è stato un fuggi-fuggi generale. Addirittura nella serata di ieri CasaPound ha diffuso un comunicato stampa per annunciare che adirà a vie legali contro chiunque persista nell'attribuirgli la paternità della fiaccolata: "In merito ad alcune illazioni, in base alle quali CasaPound avrebbe organizzato la fiaccolata di questa sera in memoria di Duccio Dini o avrebbe partecipato in veste ufficiale a quella di domani, la nostra organizzazione tiene a precisare che si tratta di notizie infondate e tendenziose".

Dunque chi intendeva organizzare la fiaccolata che non avrà luogo stasera? Nessuno?

Buon segno. Significa che ad oggi a Firenze si fa ancora fatica ad assumere il coraggio di posizioni razziste. Buon segno per il paese e anche per la nostra città, culla della cultura umanistica rinascimentale. Con una grande nota di merito per la famiglia Dini, che in una vicissitudine tanto tragica e luttuosa ha saputo mantenere un contegno esemplare di quel civismo di cui in tanti vorremmo Firenze rimanesse modello.

Nicola Novelli
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