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Mostre — rubrica a cura di Antonio Patruno

Semifonte: una mostra inedita sulla città perduta

foto di Silvia Pulice Libra Sapr

Completamente rasa al suolo dai fiorentini nel 1202, sopravvive tra storia e mito. Una doppia esposizione, a Certaldo e nella Cappella di S. Michele Arcangelo, accoglie le prime ricostruzioni virtuali realizzate dall'Università di Firenze

BARBERINO – CERTALDO, 25 settembre 2019. Sembra dipinto eppure è realtà. Oggi, camminando tra le terre di Semifonte, godiamo di uno straordinario paesaggio: la Cappella di San Michele Arcangelo, l’abbraccio dei cipressi che, fitti e svettanti, avvolgono e nascondono, come a proteggere dallo sguardo dei curiosi, il monumento emblema della Valdelsa fiorentina, racchiuso tra storia e mito, le colline punteggiate di vigneti che uniscono sulla linea di confine i territori di Barberino Tavarnelle e Certaldo. Ma ciò che agli occhi del presente risulta invisibile saranno la storia e l’archeologia a ricostruirlo. La summa di vicende e trasformazioni che attestano e documentano la nascita e la distruzione della città perduta di Semifonte, avvenuta ad opera dei fiorentini nel 1202, e il suo destino incrociato con la lontana città polacca di Sandomierz, sarà ripercorsa attraverso gli strumenti contemporanei della comunicazione e della tecnologia digitale applicata all’archeologia di paesaggio. Grazie agli studi compiuti e agli esiti delle ricostruzioni virtuali, che per la prima volta mostrano il volto della città perduta, sarà possibile riscoprire Semifonte in epoca medievale, quello stesso paesaggio che vide e conobbe Leonardo da Vinci.

L’occasione è offerta da una mostra inedita, allestita in due sedi di particolare significato per il rapporto di collaborazione e condivisione del progetto di respiro internazionale che i Comuni di Barberino Tavarnelle, Certaldo e le Università italiane e polacche portano avanti da alcuni anni, con l’obiettivo di aggiungere i tasselli mancanti alla conoscenza storico-archeologica del sito di Semifonte, di cui ancora molto c’è da scoprire. Palazzo Pretorio, nel centro storico di Certaldo, e la Cappella di San Michele Arcangelo a Semifonte, nel territorio di Barberino Tavarnelle, sono la doppia cornice dell’evento, unico nel suo genere, che porrà al centro il paesaggio di Semifonte, nei molteplici elementi naturali e antropici che lo compongono, quale risultato di mutamenti e sconvolgimenti.

Si intitola “Paesaggi in trasformazione tra Medioevo e l’età di Leonardo. Dalla ricerca alla comunicazione: Semifonte e Sandormiez” ed è l’evento promosso e organizzato in occasione delle celebrazioni leonardiane 2019 dai Comuni di Barberino Tavarnelle, Certaldo, dall’Unione dei Comuni Empolese Valdelsa, frutto di una collaborazione tra l’Università degli Studi di Firenze, ItaBc Cnr e l’Institut Archeology I Etnologi, guidato da Andrej Buko, Tomasz Herbich, Robert Ryndziewicz.

Curata da Andrea Vanni Desideri, Silvia Leporatti e Margherita Azzari, la mostra fa il punto sugli studi e le ricerche storiche e archeologiche, al momento in corso, lungo il filo rosso dei parallelismi esistenti tra Semifonte e Sandormiez. L’allestimento si inquadra nel progetto “Semifonte in Valdelsa città degli Alberti”, costituito dal progetto di ricerca archeologica, condotto da Guido Vannini, Andrea Vanni Desideri e Silvia Leporatti, e dal progetto di diagnostica archeologica, coordinato da Salvatore Piro, Enrico Papale, Daniela Zamuner.

Aprirà i battenti a Certaldo giovedì 26 settembre alle ore 17, due giorni dopo, sabato 28, sempre alle ore 17 a Barberino Val d’Elsa, nella Cappella di San Michele Arcangelo e in entrambe le sedi rimarrà visitabile fino al 7 gennaio 2020. I riflettori si accendono sui risultati di questo progetto internazionale, che comprende anche attività di archeologia del paesaggio. Tali esiti saranno presentati attraverso una sequenza di ricostruzioni virtuali realizzate dal Laboratorio di Geografia dell’Università di Firenze e, nel caso di Semifonte, consentono di osservare le trasformazioni del paesaggio dall’età medievale, prima e dopo la fondazione della città, fino alla sua distruzione e le conseguenti modifiche con la nascita di strutture di tipo urbano, quelle stesse che Leonardo da Vincirappresentò nelle sue carte. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con la Pro Loco di Barberino Val d’Elsa e il Gruppo Archeologico Achu.

La mostra: le relazioni tra Semifonte e Sandormiez.

Ricerche storiche e archeologiche tuttora in corso, coordinate dalla Cattedra di Archeologia Medievale dell’Università degli studi di Firenze, in collaborazione con l’Istituto per Tecnologie Applicate ai beni Culturali (CNR, Roma) e l’Istituto di Archeologia e Etnologia dell’Accademia Polacca delle Scienze di Varsavia - hanno preso in esame due casi di città, distanti tra loro ma accomunate dal medesimo destino: entrambe furono infatti distrutte e rase al suolo nel Medioevo. Si tratta di Semifonte, in Valdelsa, distrutta nel 1202 dalle truppe fiorentine e della città polacca di Sandomierz spazzata via, pochi decenni dopo, dall’invasione dei Mongoli e ricostruita a breve distanza come città regia nel 1285.Una contenuta sezione della mostra riguardante Semifonte sarà allestita presso l'Accademia Polacca a Roma il prossimo 4 ottobre, nel quadro di una giornata di studi dal titolo "Polonia e Italia: per un'archeologia condivisa", organizzata in collaborazione con l'Accademia Polacca delle Scienze, l'Università Ca' Foscari di Venezia e l'Università di Firenze.

Il commento

“Con questa prima esposizione dedicata a Semifonte - tengono a precisare i sindaci di BarberinoTavarnelle e Certaldo David Baroncelli e Giacomo Cucini- che si apre in Palazzo Pretorio, e si collega a quella che aprirà sabato 28 alla Chiesa di San Michele a Semifonte, diamo conto del lavoro di ricerca che i nostri comuni hanno sostenuto in un percorso di continuità e collaborazione avvalendosi di alcuni dei più esperti archeologi italiani e polacchi. Un lavoro di caratura internazionale che mette in campo un team composto da Università, Istituzioni nazionali ed internazionali, associazioni di volontariato attive nel campo della ricerca archeologica. Si tratta di un progetto importante che consente di ricostruire la nostra storia: una conoscenza del passato, del ruolo di queste terre tra Medioevo e Rinascimento, che sta alla base della riscoperta di questi luoghi e di una fruizione contemporanea sempre più consapevole”.


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