Speciale Rifiuti a Firenze: tra Inceneritore e Termovalorizzatore

Marzo 1973. A San Donnino prende vita l’inceneritore dei rifiuti solidi urbani. La capacità di smaltimento è di 450 tonnellate giornaliere con 70 tonnellate di scorie, destinate alle cave di rena. Chiuderà il 23 luglio 1986 per la presenza della diossina.

Nel 2016, mentre il problema più grosso è quello di riscuotere la tariffa annuale, è tutto pronto per realizzare un Termovalorizzatore a Case Passerini, già discarica di Firenze anche se oggi "La discarica è operativamente chiusa: mantiene ridottissime capacità residue di smaltimento, funzionali nel fronteggiare eventuali situazioni particolari ed imprevedibili (emergenze e/o eventi calamitosi). La chiusura definitiva dell'impianto - con la quale si aprirà poi la gestione post mortem - è prevista dal piano di ambito alla fine della fase transitoria del futuro gestore unico nel dicembre 2018".
Il futuro impianto di Case Passerini, al netto dell'autoconsumo, è stimato che (a regime?) possa produrre un quantitativo annuo di elettricità pari al fabbisogno di 40mila famiglie, mentre il riscaldamento termico coprirebbe il fabbisogno di 3mila abitazioni di 100 metri quadrati.

Cosa è cambiato? Quadrifoglio Spa, Comune di Firenze e Città Metropolitana attraverso la maggioranza PD, assicurano la perfetta funzionalità del nuovo impianto, poiché dopo 30 anni i controlli sono ben diversi, non è però esclusa la fase di monitoraggio che fa tremare la popolazione, in particolare le Mamme No Inceneritore, preoccupate di dover fare, loro ed i loro figli e famiglie, da cavie per la storia della scienza.

L'obbiettivo è dunque quello di creare un grosso contenitore per i rifiuti prodotti da bruciare ricavandone energia elettrica e termica.
Il combustibile del sistema diventano i rifiuti.
L'obbiettivo è anche quello di ridurre il carico di rifiuti prodotti da una città di 370mila abitanti e stracolma ogni anno di turisti.
Il combustibile, in pratica, verrebbe a mancare.

Il servizio di smaltimento, secondo le buone pratiche di vita, viene intanto premiato a livello locale ed internazionale in quelle comunità che si autoregolamentano con contenitori colorati e calendari settimanali riuscendo così a selezionare a monte il prodotto, inviandolo agli impianti di riciclo.

Il paradosso. Il prodotto riciclato costa, sul libero mercato, più del prodotto che usa la materia vergine: costa meno abbattere un albero e farne un album da disegno che ritagliare un vecchio cartone e farne post-it.

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