Speciale Uffici Postali: panico e paura del futuro in Toscana

 Lo scontro è avvenuto in piazza con i picchetti. Contro la decisione di chiudere gli uffici ritenuti in esubero da Poste Italiane si sono mobilitati sindaci ed istituzioni.
Poste risponde che le cartoline non esistono più perché le foto viaggiano su Facebook, Instagram, Pinterest o WhatsApp e le lettere sono state sostituite dalle e-mail: mentre occorre invece rendere conto ad AGCOM dell'operato economico e per questo nei piani dell'azienda c'è la progressiva privatizzazione con una attenzione speciale ai servizi finanziari e lo spostamento del comparto postale dallo sportello reale a quello virtuale. Panico. E adesso? 

Non esistono alternative? Le alternative ci sono: piccoli imprenditori hanno investito in motorini, automobili e furgoni anche elettrici e si sono messi a fare concorrenza a poste Italiane: offrono servizi mirati a prezzi concorrenziali. "Perché spendere di più?" chiedono i neo-postini agli utenti che per qualche strano motivo non si avvicinano, ma guardinghi e sospettosi preferiscono imbracciare un cartello e gridare "No alla chiusura dello sportello".

Perché non investire negli incentivi alle imprese o addirittura nell'appalto del servizio oramai liberalizzato?
Sarà che proprio la regione presentatasi all'Expo 2015 sfoggiando uno spavaldo "Da secoli nel futuro" ha poi problemi proprio con il suo futuro? La massima istituzione locale anziché istruire il popolo sulle alternative preferisce arroccarsi sulla tradizione, difendere i presidi di zona, ma al tempo stesso investire nella Banda larga. Ad uso di chi?

Primo Mastrantoni, segretario Aduc, ricorda che gli italiani sono: "Un popolo di analfabeti di ritorno. Così ci potremmo definire, stando ai risultati dell'indagine promossa dall'OCSE sulle competenze alfabetiche e matematiche delle persone tra 15 e 65 anni, in 24 paesi nel mondo. Siamo ultimi per quelle alfabetiche e penultimi in quelle matematiche. Insomma non siamo in grado di accedere, utilizzare, interpretare e comunicare le informazioni numeriche ne' sappiamo comprendere, valutare e usare testi scritti per sviluppare conoscenze e potenzialità". Insomma, il linguaggio binario è quello che si incontra all'infinito, forse.

La Toscana non si distingue dal resto d'italia, è impreparata al digitale. Infatti "Non c'è copertura" spiega Oreste Giurlani presidente di UNCEM Toscana.
Per abbattere il digital divide in 190 comuni e 10 province toscane esisterebbe però un piano e ad attuarlo sarà Telecom, che ha già vinto il bando promosso da Regione Toscana e Ministero per lo Sviluppo Economico.
Esisterebbe anche "Una precisa e puntuale ricognizione sullo stato di copertura a banda larga del territorio (adsl in fibra ottica e altre tecnologie) che ha permesso di stendere una “mappa” piuttosto precisa delle zone, comune per comune, dove la connessione internet veloce non è presente, non è attiva o non funziona".

Pronti, attenti e via.. allora? La Regione Toscana ha sì aderito al "Piano Nazionale Banda Larga" in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, per raggiungere gli obiettivi definiti dalla strategia Europa 2020 e dell'Agenda Digitale Europea, ma al momento l'approccio verso il futuro lascia qualche perplessità:
la Toscana, ad esempio, invita chi non è coperto da nessun servizio di Banda larga a segnalarlo. Bene, e come? Riempiendo un modulo on-line.

Da secoli, nel futuro. Tranne questo, in questo il futuro ha fatto il sorpasso.

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