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Toscana: individuate tre nuove zone vulnerabili ai nitrati

La proposta di delibera approvata dall’aula inserisce, tra quelle già esistenti, le aree delle Vulcaniti di Pitigliano, del Lago di Chiusi e dell’Invaso di Santa Luce

Firenze – L’area delle Vulcaniti di Pitigliano (Gr), quella del Lago di Chiusi (Si) e quella dell’ Invaso di Santa Luce (Pi) sono da oggi inserite, in aggiunta a quelle già individuate in passato, tra le zone vulnerabili ai nitrati di origini agricola sul territorio regionale. Lo stabilisce la proposta di delibera approvata a maggioranza dal Consiglio regionale.

Ad illustrare l’atto è stato il presidente della commissione Ambiente e territorio, Stefano Baccelli, che ha spiegato che la decisione di inserire i tre nuovi siti tra le aree vulnerabili è maturata a seguito delle osservazioni della Ue trasmesse allo stato italiano nel novembre del 2018. Tra gli addebiti contestati alle Regioni italiane, infatti, alla Toscana veniva contestato “un significativo abbandono delle stazioni di controllo in stato eutrofico o inquinato” e di essere “venuta meno all’obbligo di designare nuove zone vulnerabili in tutte le zone che scaricano nelle acque dolci superficiali e nelle acque sotterrane contenenti più di 50 mg/l di nitrati o che potrebbero contenere più di 50 mg/l se non si interviene; oppure in laghi di acqua dolce, altre acque dolci, estuari, acque costiere e marine che risultano eutrofiche o possano diventarlo, nell’immediato futuro, se non si interviene”.

Riguardo al primo addebito, la Regione Toscana ha dimostrato che le stazioni di controllo funzionano in tutte le zone vulnerabili; alcune dismissioni, segnalate dalla Ue, riguardano stazioni non localizzate in zone vulnerabili. Rispetto al secondo addebito, dopo controlli e verifiche condotti con la collaborazione di Arpat, la Regione ha individuato le tre nuove aree da inserire tra quelle vulnerabili ai nitrati di origine agricola.

In sede di dibattito i consiglieri Giacomo Giannarelli (Movimento 5 stelle), Paolo Marcheschi (Fratelli d’Italia), Monica Pecori (gruppo misto) hanno annunciato voto di astensione perché l’atto, definito tecnico e dovuto, arriva a seguito di un richiamo dell’Europa. “Interveniamo su tre aree ma in altri territori sono presenti sforamenti. Manca un Piano regionale specifico” ha spiegato Giannarelli. Anche per Marcheschi l’inadempienza è evidente e la proposta di delibera poteva essere “occasione per inserire altre zone”. Stesso argomento peraltro usato da Pecori che ha chiesto il senso di un atto che “interviene su alcuni territori ma non si interviene su altri già segnalati, come di evince dall’annuario ambientale di Arpat”.

Voto a favore è stato annunciato da Stefano Scaramelli (Italia Viva) che ha “apprezzato” il lavoro svolto e “ringraziato” la commissione presieduta da Baccelli. “Aumenta il numero delle zone sotto tutela in Toscana, miglioriamo il livello qualitativo a dimostrazione che resta una nostra priorità” ha spiegato citando anche “misure compensative” previste dal Programma di sviluppo rurale.

A favore si è espressa anche Elisa Montemagni (Lega) che pure ha chiesto “maggiore attenzione mancata negli anni”. “Siamo stati richiamati dall’Europa e non possiamo trascurare la situazione. L’attenzione deve rimanere alta, dobbiamo tutelare la salute dei cittadini e garantire una migliore aspettativa di vita” ha spiegato.

Sulla stessa lunghezza d’onda Maurizio Marchetti (Forza Italia) che ha chiesto di “allargare il campo d’azione alle zone già indicate. Il problema è diffuso ma il voto non può che essere favorevole”.

Roberto Salvini (gruppo misto) ha affermato che il tema “va approfondito per le ricadute sulla salute dei cittadini”. Secondo il consigliere occorre “investire risorse oggi per migliorare il futuro”. Sì, quindi, a “invasi e depuratori” con un’attenzione particolare alle zone ortofrutticole, quelle “maggiormente a rischio” a detta del consigliere.


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