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Cave, approvata la nuova legge: respinte tutte le proposte delle minoranze

​Regione: le nuove disposizioni in materia di concessioni, estrazioni e lavorazione passano a maggioranza. Marchetti e Stella (Fi): "Attività estrattiva penalizzata in virtù di pregiudizi veteroambientalisti. Hanno respinto tutto, siamo all'assurdo"

Le nuove disposizioni in materia di concessioni, estrazioni e lavorazione delle cave passano a maggioranza. La più rilevante è l'obbligo per le imprese di lavorare in loco almeno il 50% dei blocchi di marmo estratti dalle cave. Una misura contro le delocalizzazioni, viene descritta dal presidente della commissione Sviluppo economico, Gianni Anselmi (Pd).

Il Consiglio regionale approva le modifiche alla legge 35/2015 e vara indirizzi per “l’uso civile della risorsa”, sintetizza l’assessore Vincenzo Ceccarelli. L’aula si esprime a maggioranza con 22 voti a favore (Pd e gruppo misto-Art.1/Mdp), 4 astensioni (Movimento 5 stelle) e 10 contrari (il resto delle opposizioni).

L’Aula respinge gli atti collegati presentati dalle minoranze (ordini del giorni e emendamenti), mentre approva le modifiche proposte dal gruppo Pd. In particolare Sì-Toscana a sinistra proponeva, con un atto di indirizzo specifico, la “definizione univoca di lavorazione dei materiali ad uso ornamentale”. Forza Italia e Fratelli d’Italia puntavano alla definizione di cava dismessa, ossia quella per la quale non è vigente il titolo autorizzatorio né è pendente in istruttoria il procedimento per ottenere il titolo; così come alla specifica che il provvedimento di proroga non può comportare modifiche o varianti sostanziali al progetto definitivo, fatte salve le varianti senza alcun aumento volumetrico all’interno del perimetro autorizzato.

Un altro emendamento chiedeva infine lo stralcio dell’articolo 19 della proposta di legge che prevede il passaggio del sito estrattivo al patrimonio indisponibile comunale qualora il proprietario privato non intenda esercitare l’attività di coltivazione né trasferire a terzi la facoltà. 

Passano, invece, gli emendamenti proposti dal Partito democratico in alcuni casi sottoscritti anche dai gruppi di minoranza. È il caso delle modifiche relative alla sospensione e decadenza del’autorizzazione (articolo 8 comma 2 della legge approvata). Come spiegato dal presidente della commissione Ambiente Stefano Baccelli (Pd), vengono inseriti, tra le cause, anche gravi e reiterate violazioni delle norme di legge o dei contratti di lavoro collettivi relative agli obblighi retributivi. “Abbiamo raccolto le richieste dei sindacati emerse nel lungo lavoro di analisi e confronto sul testo di legge”, spiega Baccelli. Tra le altre modifiche proposte e passate, anche quella sottoscritta dall’assessore Vincenzo Ceccarelli che proroga il termine per l’approvazione dei Piani attuativi dei bacini estrattivi (Pabe) della alpi Apuane al 31 dicembre prossimo,“previo accordo con il Mise”.

A detta dei consiglieri Maurizio Marchetti, Marco Stella (Forza Italia) e Paolo Marcheschi (Fratelli d’Italia), quanto previsto nella nuova legge è “pericolosissimo” in quanto obbliga il privato proprietario di più cave alla coltivazione contemporanea.

A ribadire la posizione di Forza Italia su legge e Piano Cave, tradottasi in aula in voto contrario ai due provvedimenti approvati dalla maggioranza di sinistra regionale, sono i Consiglieri regionali azzurri Maurizio Marchetti (Capogruppo) e Marco Stella: «No agli aumenti dei canoni mentre si comprime la libertà d’impresa con mille vincoli e limitazioni: così si penalizzano l’attività estrattiva e tutto il settore cave con i suoi oltre 8mila occupati, tra diretti e indiretti. E noi a questa modalità normativa della maggioranza di sinistra regionale siamo contrari. La Regione con questa legge chiede di più e concede di meno – riassumono – e a questo noi non ci stiamo. Penalizzare l’attività estrattiva in virtù di pregiudizi veteroambientalisti nella salsa rossa di Rossi significa, nella nostra regione, far pagare l’arretratezza ideologica della sinistra a una porzione significativa di territorio, soprattutto quello dell’alta Toscana. A risentire delle piccole bombe a orologeria di cui la nuova legge e il nuovo Piano sono minati saranno le filiere dei materiali da costruzione, di quelli industriali e degli ornamentali. L’intero lapideo si troverà a dover scontare i limiti di un perimetro normativo parametrato ad hoc per imbrigliare la produzione, con ripercussioni sullo sviluppo d’impresa e occupazionale, oltre che sul gettito fiscale che il settore produce».

Forza Italia ricorda di aver presentato vari emendamenti: «Ci tenevamo a dare voce alle esigenze degli imprenditori del settore – commentano – portando in aula le loro istanze. La maggioranza di sinistra le ha respinte tutte, arrivando a licenziare una legge che umilia ingiustamente gli imprenditori del lapideo. Per altro, oltre al danno, questa norma porta con sé la beffa del paradosso nel rischio che si accentuino fenomeni di impatto ambientale come il ritardato ripristino dei siti estrattivi e l’incremento dei traffici per il reperimento fuori regione dei materiali. Hanno respinto anche la nostra proposta di escludere dal computo dei volumi le parti abbattute e scavate per la messa in sicurezza del cantiere e la risistemazione ambientale non strettamente riferite alla lavorazione. Siamo all’assurdo».


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