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Fiorentina — rubrica a cura di Manuel Cordero

Fiorentina schietta con se stessa. Chiesa non si lascia cadere.

Immagine concessa da violachannel.tv
Immagine concessa da violachannel.tv

Ieri è stata più la giornata delle accuse mediatiche che sportiva. Nessuno vuole evitare il capitolo arbitri soprattutto quando sono evidenti falle nel sistema che li lega al Var, ma accusarsi a vicenda tra società o far ricadere la colpa su un ragazzo del ’97 non risolverà i problemi

Biraghi e Pioli hanno detto che mancava brillantezza e prontezza alla Fiorentina durante la partita. Non è una novità, visto che i viola sono reduci da cinque partite compresse in due settimane con poco turnover. Infatti gli allenamenti verranno ripresi solo mercoledì. Ma il problema vero non si trova nella gestione delle energie, anzi, si trova dentro l’attuazione del modulo che sembra essere diventato quasi prevedibile agli avversari. Dopo questa serie consecutiva di match potremmo affermare che Pioli lo abbia forse fatto intenzionalmente, perché avrebbe voluto prima una interpretazione e poi un adattamento: come se ai suoi calciatori facesse compiere un passo alla volta. Questo risalterebbe dalla spasmodica ripetizione della parola “tempo” cui è sempre solito ricorrere l’allenatore gigliato, mentre svolge le sue classiche conferenze stampa pre-gara.

Comunque, tornado alla partita giocata ieri, i difetti non sono cambiati e restano circoscritti entro la mediana. Non puoi muoverti continuamente sul filo del rasoio, sperando che non ti accada mai di cadere. Il 5 vs 5 si salda bene al basket, ma nel calcio è utile fino ad un certo punto. Ieri Veretout alzava troppo il suo pressing e Biraghi perdeva se stesso nei troppi movimenti richiestigli. Poi il linguaggio corporeo che avevano Gerson e Pjaca non era quello dei giorni migliori: nettamente visibile in come si sono applicati. Inoltre i dinamismi meccanici del modulo potrebbero apparire eccessivi e noiosi dentro le menti dei giocatori. Perciò appena utilizzato un 4-3-3 vicino al convenzionale abbiamo mirato precisi.

I giovani hanno sì bisogno di imparare, però hanno anche dalla loro parte la vivacità mentale e fisica. Quindi devo cambiare con regolarità, perché la volontà gli attrae continuamente verso nuovi temi, nuove scoperte. Vogliono sperimentare.

Pioli sta crescendo insieme ai suoi ragazzi. Non avendo avuto altre chance prima per potersi conoscere, adesso sarebbe in procinto di farlo.

Sicuramente la Fiorentina non avrà disputato una partita ottimale sotto il profilo tecnico, ma non ha rinunciato nemmeno un istante alla sua idea calcistica: cambiare posizioni, ottimizzare gli spazi, attaccare e difendere con intensità, mantenere un meccanismo corale. Questo potrebbe essere quel punto da cui ripartire mercoledì; quel punto che possa aggiungere ancora qualcosa al rapporto mister-gruppo, sul quale si fondano tutti i risultati ottenuti finora.

Parlando del caso Chiesa, il ragazzo non si lascia cadere. È evidente grazie ad un semplice fattore: lui rallenta la corsa (e non ci piove), eppure mentre rallenta una zolla dalla parte del piede destro si alza facendogli perdere attrito col terreno. Dopo tenta di mantenere l’equilibrio non riuscendoci, colpa dell’arrivo del colosso Toloi che lo stende. Situazione nei limiti estremi tra il rigore e il non.

Ciò che resta certo è che Federico non sia un simulatore: caduta naturale a seguito di un colpo subito.

Fiorentina — rubrica a cura di Manuel Cordero

Manuel Cordero

Manuel Cordero — Nato a Firenze nel 1995, è appassionato di giornalismo, di calcio e tifoso

E-mail: fiorentina@nove.firenze.it

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