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Europe Direct — rubrica a cura di Nicola Novelli

Fondi comunitari: la scommessa toscana su industria 4.0, formazione e ricerca

Audizione questa mattina, in commissione Europa, dell’assessore regionale Stefano Ciuoffo e della vicepresidente della Regione Monica Barni

Il punto sull’utilizzo dei fondi europei in Toscana in settori strategici come l’industria 4.0, la digitalizzazione e l’automazione dei processi produttivi, l’innovazione, la ricerca e la formazione: è quanto è stato fatto questa mattina 10 gennaio durante la seduta della commissione Politiche europee e Affari internazionali, presieduta da Tommaso Fattori (Sì-Toscana a Sinistra). Sono stati infatti ascoltati, su questi temi, l’assessore regionale all’Economia Stefano Ciuoffo e la vicepresidente della Regione, con delega alla Cultura, Università e Ricerca, Monica Barni.

“Possiamo affermare che la Toscana fa un buono e pieno uso dei fondi comunitari, e che abbiamo raggiunto l’obiettivo della premialità sui fondi, anche grazie al grande e prezioso lavoro svolto da questa Commissione” ha annunciato l’assessore regionale Stefano Ciuoffo, il quale ha spiegato come non si tratti solo di spendere i soldi europei ma “di combinare varie azioni che richiedono di condividere obiettivi, conoscere a fondo il settore produttivo toscano e riuscire ad avere una visione complessiva che permetta di mettere in campo strumenti efficaci, con un ritorno effettivo per le imprese”.

“Siamo partiti in un momento di grave crisi, non dando credito a quelle letture che davano come morti il modello dei distretti e la manifattura, riservata ormai all’estremo Oriente – ha detto ancora l’assessore –, e i fatti ci hanno dato ragione. Chi fa le cose per bene ha ancora spazio, il modello dei distretti funziona e sta occupando quote crescenti di mercato nell’eccellenza. Ma eccellenza vuol dire investimenti continui in ricerca, innovazione, creatività”. L’assessore ha citato il sistema moda, diffuso e che permette un ciclo di produzione completa all’insegna della massima qualità; la nautica, in forte ripresa; il settore della carta, che ha affermato il marchio Toscana in tutto il mondo; il settore del cuoio, eccellenza mondiale “grazie alle imprese – ha detto Ciuoffo – ma anche alle istituzioni che hanno investito anni fa in opere come i depuratori”. Oggi il distretto conciario usa solo energie da fonti rinnovabili, e si punta su certificazioni che rappresentano un importante valore aggiunto.

La scommessa, per l’assessore, è rappresentata oggi “dall’industria 4.0, che consente di produrre in grandi numeri, ma con l’originalità dell’artigiano e con la personalizzazione del prodotto”. “Ho un timore, però – ha concluso Ciuoffo -: non vedo una politica di incentivazione fiscale in questa direzione da parte del governo. Servono una visione, un progetto. Io dico agli imprenditori ‘smettetela di farvi guidare dai commercialisti, andate dagli ingegneri’”.

Monica Barni ha fatto il quadro sul diritto allo studio, di competenza regionale. La vicepresidente ha ricordato che “occupazione, istruzione e investimenti in ricerca e sviluppo sono tre obiettivi strettamente collegati e che vanno considerati insieme”. Tra gli obiettivi che la Toscana si è posta c’è quello di garantire un accesso più ampio all’educazione terziaria, cercando di rimuovere gli ostacoli economici che impediscono ai giovani di iscriversi all’università. Inoltre “si è intervenuti a monte – ha spiegato Barni – con interventi di orientamento, e a valle con voucher per il proseguimento degli studi, orientamento in uscita, borse per dottorati, assegni di ricerca”. La Regione, ad esempio, finanzia circa 80 borse di studio di dottorato ogni anno, con caratteristiche precise: sono promosse in rete dalle università toscane, hanno carattere innovativo e sono realizzate in collaborazione con le imprese.

Molte le domande dei commissari. Il presidente della Commissione Tommaso Fattori ha voluto sottolineare in particolar modo due temi: quello della sicurezza sul lavoro e quello dell’importanza della multidisciplinarietà nella formazione. “Benissimo la sostenibilità ambientale – ha spiegato – ma occorre investire ulteriormente in una completa trasparenza della catena produttiva e nella tutela del lavoro, ancora debole. Troppo spesso, anche nei settori di eccellenza, complicati intrecci di appalti e subappalti creano problemi in termini di sicurezza sul lavoro e di livello salariale”.

E per quanto riguarda la formazione, “è importante non piegarsi esclusivamente alle richieste del mondo produttivo ma puntare a una formazione completa, che permetta ai giovani di realizzarsi come persone e di guadagnare quella flessibilità e quelle competenze trasversali che sono preziosissime in un’epoca di rapide trasformazioni”.


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