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Giardino Nidiaci: il Comune dall'antinferno al posto auto

Dopo un secolo nella Firenze contemporanea, giovane e intraprendente, un bene pubblico viene venduto

Negli anni '20 Firenze era un po' diversa da come la vediamo oggi tanto che, se adesso si litiga per la concessione dei bambini in appalto al migliore offerente, all'epoca privati cittadini intercedevano presso organizzazioni internazionali affinché un intero quartiere avesse un giardino d'infanzia ad uso pubblico.

A fare ricerche d'archivio per tutelare il patrimonio collettivo è stato l'amministratore condominiale? No, sono stati i condomini. Un gruppo di lavoro formato da zelanti cittadini dell'Oltrarno e consulenti dell'Aduc, davanti alla minaccia di vedersi sottratta l'area verde e davanti all'ignavia di Palazzo Vecchio, ha messo insieme i pezzi del puzzle.

Un atto di compravendita datato 1920 vede Umberto Nidiaci e Matteo Girard acquistare, con i soldi della Croce Rossa Americana messi a disposizione dal commissario Bartlet, gli immobili di via della Chiesa 44 e 46 e via d'Ardiglione 24 "in nome proprio, per conto e nell'interesse di Ente da istituirsi".
Nel 1922 il progetto di creare un Istituto per la "educazione ed istruzione popolare" si amplia tanto che Umberto Nidiaci registra un'altra compravendita in via della Chiesa.Il "Giardino d'Infanzia" in Via della Chiesa 46 è presente inoltre in una Delibera di Giunta del 13 Novembre 1923 dove Umberto Nidiaci ne concede "l'uso gratuito" e nasce così la Ludoteca Nidiaci. Nome tirato completamente a caso oppure un segno di riconoscenza? Il dubbio viene oggi.

Alla morte di Umberto succedono i suoi eredi che entrano in possesso di beni, acquistati con il lascito della Croce Rossa Americana e potenzialmente "destinati al popolo" previa creazione dell'Ente formativo, ma presenti nel paniere di famiglia.
I Nidiaci sono colpiti dalla crisi economica ed il bene, sempre potenzialmente pubblico, finisce all'Asta.
Se lo aggiudica una Holding, l'Amore & Psiche che tratta l'acquisto, la ristrutturazione e la rivendita sul libero mercato degli immobili di pregio.

L'allora sindaco Matteo Renzi parla di "esproprio"; ai cittadini davanti all'ipotesi di un errore legale sarebbe bastato che il sindaco esprimesse la volontà di non perdere il giardino offrendosi addirittura di permutarlo o riscattarlo. Invece si parla di "esproprio" lasciando ad intendere che l'interesse del Comune è quello di trattenere a tutti i costi il bene tra i propri averi.
Nei fatti però i genitori si vedono allontanati quali "Non addetti ai lavori" da un cantiere in corso.

La ristrutturazione riguarda l'edificio ubicato tra via Della Chiesa, via de' Serragli e via d'Ardiglione, con annessa area verde destinata alla realizzazione di parcheggi pertinenziali. Chiunque abbia un minimo di conoscenze nel ramo immobiliare, pur non essendo architetto, geometra o mediatore, coglie al volo l'importanza di uno spazio per la sosta in un centro storico Unesco e per di più in un'area satura dove la Ztl non è solo un semaforo, ma un albero della cuccagna dove i residenti si arrampicano per individuare un parcheggio libero.

Indignazione. Nasce l'Associazione Amici del Nidiaci che si affianca al Comitato Oltrarno Futuro, entrambe chiedono di partecipare a tavoli istituzionali sui quali però trovano tanta comprensione, ma poca soddisfazione.
Viene riconosciuta dall'Assessorato all'Urbanistica la funzione pubblica del bene, propedeutica alla richiesta di esproprio che si fonda sul principio dell'interesse collettivo. Cosa accade? Non succede assolutamente niente.

In campagna elettorale viene utilizzata nuovamente la parola "esproprio" che, al pari di supercalifragilistichespiralidoso, ma più breve, detta forte sembra avere comunque lo stesso "successo strepitoso".
Cosa accade? Sempre nulla. Anzi, no. Il Comune dichiara di non voler procedere per via legale poiché avrebbe ricevuto una consulenza legale che parla di "esito incerto". E' noto a tutti, invece, che le cause hanno solo buon fine.

Viene proposto un accordo che avrebbe fatto invidia a Salomone: "Ciò che non era tuo è tuo, e ciò che era mio resta un pochetto mio". Applausi? No. Esposto.

Aduc a Febbraio 2015 si reca alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti con queste motivazioni: "l'Amministrazione, dopo essersi impegnata ad espropriare il bene, ha proposto un accordo. Per trovare una soluzione in tempi brevi e a “costo zero”, rinuncerebbe all'incolumità di luoghi unici e preziosi, metterebbe mano e cemento in uno dei giardini più importanti della città e rimuoverebbe il vincolo espropriativo. Ovviamente, così facendo, spera anche che gli errori, le omissioni, le mancate rivendiche siano perdonate dalla cittadinanza. Il giudizio che conta, ovviamente, sarà quello dei magistrati. Più l'accordo sarà al ribasso, maggiore sarà l'entità del danno alla collettività di cui gli amministratori saranno chiamati a rispondere".

Ma il Comune di Firenze era beneficiario a sua insaputa, come si dice oggi, oppure avrebbe potuto e dovuto interessarsi affinché la posizione aperta venisse regolarizzata? Anche su questo si sarebbe dibattuto in giudizio, se ci fosse stato un giudizio.

Antonio Patruno
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