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​Giardino Nidiaci: le Metamorfosi di Amore & Psiche

Una città e i suoi spazi misurati con il compasso nell'economia del contrappasso

Il Giardino Nidiaci è stato definito un portagioie dell'Oltrarno perché il parco che si apre tra via della Chiesa e via dell'Ardiglione è stato per anni terra dei bambini del quartiere. Un grande amore è sbocciato tra i residenti e quel polmone verde, ricco di siepi e per vocazione luogo d'incontro e di intrattenimento. Quando si sono verificate le circostanze che hanno visto vacillare quel profondo legame una intera comunità si è opposta al progetto che avrebbe visti ridimensionati spazi e messe in discussione priorità e diritti che parevano acquisiti. In questa storia di cuori e fiori, ad un certo punto, spuntano i mattoni e qualcuno risponde picche.

Nei mesi scorsi il sindaco di Firenze, Dario Nardella, ha messo in vendita sulla vetrina internazionale di Berlino alcuni immobili di prestigio che Firenze non poteva più permettersi di gestire. C'è chi ha guardato di buon occhio l'investimento privato per recuperare il patrimonio in pieno disfacimento e chi ha gridato allo scandalo. La ragione di tanta diversità di vedute? C'è chi ha visto un muro scalcinato ed un cancello arrugginito e chi, invece, si è guardato attorno.

Firenze conserva un patrimonio culturale, immobiliare ed economico che la città d'arte per antonomasia deve in gran parte a generosi donatori: una su tutte Anna Maria Luisa de' Medici. L'Elettrice Palatina, ultima discendente di casa Medici, commemorata e ringraziata dall'Amministrazione locale ma, forse, mai abbastanza celebrata per l'importante lascito che fa di Firenze ciò che vediamo oggi: una meta turistica che può vivere di rendita. Potremmo non fare assolutamente nulla. Fermarci. Qualcuno ci amerebbe ugualmente.

Proprio Firenze dovrebbe essere esemplare quindi nel testimoniare il valore aggiunto che offre una donazione: quel metro quadrato di terra in più che un essere umano, per amore di Patria o per virtù consegna ad uso di una intera comunità. Su questo si fondano in gran parte la rabbia e le paure che circondano il piccolo giardino dell'Oltrarno. Se è così facile mettere in discussione un bene destinato al popolo, se è possibile far vacillare un vincolo d'uso collettivo dando così un prezzo all'eternità, allora tutto può finire.

In una città che vuole crescere, ma senza costruire e che vuole cambiare, restando uguale a se stessa, ha luogo la storia che Nove da Firenze racconterà questa settimana.

Antonio Patruno
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