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I rintocchi della Martinella per la Liberazione di Firenze

Le cerimonie, a cura del Comune e dell'Anpi, alla presenza del sindaco Nardella e del senatore Renzi. Sull'Arengario di Palazzo Vecchio concerto della Filarmonica "Puccini" di Prato

Ore 7, 11 agosto 1944. I rintocchi della Martinella svegliano Firenze e annunciano la liberazione dai nazifascisti. Non smetteremo mai di ringraziare gli uomini e le donne che hanno combattuto per il bene di tutti, non dimenticheremo il loro coraggio, il loro sacrificio. Viva la#Liberazione!‬

Così su Facebook il sindaco di Firenze Dario Nardella, che stamani ha partecipato alla cerimonia in ricordo della liberazione della città contrassegnata dai rintocchi della "Martinella", l'antica campana detta anche "bellifera" perché quando i fiorentini andavano in guerra veniva installata su un carro, chiamato "carroccio", tutto dipinto di rosso. Era uno dei punti "caldi" dello schieramento gigliato: perdere la Martinella infliggeva un grosso scoramento nelle truppe per cui a sua difesa c'erano alcuni dei soldati migliori. La Martinella fu fatta suonare a distesa anche quell'11 agosto 1944, quando le truppe nazifasciste lasciarono definitivamente Firenze e ogni anno il rito simbolico viene ripetuto.

Anche l'ex sindaco di Firenze nonché ex premier e segretario del Partito Democratico, attualmente senatore, Matteo Renzi, ha preso parte alla cerimonia affidando sempre a Facebook queste parole:

Stamattina alle 7, in cima alla Torre di Arnolfo con il sindaco della città più bella del mondo. Perché oggi è il giorno della liberazione di Firenze dai nazisti e dai fascisti. E da senatore del mio collegio ho accompagnato Dario Nardella lassù, in cima a Palazzo Vecchio, a sentire i rintocchi della campana della Martinella che 75 anni fa urlò al mondo che Firenze era libera.
Viva Fiorenza, viva la libertà.

Stamani, a cura del Comune e dell'Anpi, si sono svolte varie cerimonie per celebrare la Liberazione di Firenze. In particolare, sull’arengario di Palazzo Vecchio, in piazza della Signoria, si sono tenuti l’intervento del sindaco Dario Nardella, di Leandro Agresti, nome di battaglia Marco, uno dei primi partigiani a salire a Monte Morello, e di Riccardo Mattei, figlio della partigiana Liliana Benvenuti ‘Angela’.

Questo l'intervento del sindaco Nardella:

“Buongiorno a tutti e grazie per essere qui anche oggi in questa bellissima giornata di festa. Ogni anno per me è una grande emozione e un grande onore poter festeggiare insieme a questa città, medaglia d’oro della Resistenza, l’anniversario della Liberazione di Firenze.

È il primo anniversario, lo dico con il dolore nel cuore, senza la presenza del caro amico partigiano Silvano Sarti. A Franca vanno il nostro applauso, il nostro abbraccio e la nostra vicinanza. Silvano non c’è, ma è comunque presente. È ancora vivo in noi il suo ricordo, così come di tutti i partigiani che hanno combattuto per la liberazione della nostra città. Queste ricorrenze sono anche l’occasione per ricordare le persone perché sono loro che ci consentono oggi di ritrovarci qui. Tra queste persone lasciatemi ricordare anche Daniela Misul presidente della comunità ebraica di Firenze, una donna straordinaria, una cara amica venuta a mancare pochi giorni fa. Da questa piazza vorrei salutarla e ringraziarla per il suo impegno costante a favore della città. A lei, alla sua famiglia e alla comunità ebraica vanno il nostro abbraccio e la nostra gratitudine. È anche grazie a lei se molti progetti legati alla memoria hanno preso vita a Firenze: dalle pietre d’inciampo per ricordare le vittime delle persecuzioni, che saranno posizionate a partire dal 27 gennaio 2020, fino al suo contributo per l’iniziativa rivolta ai più giovani ‘Le chiavi della città’. Firenze perde una figura cara e importante. Ci stringiamo al dolore dei familiari e della comunità e porteremo il ricordo di Daniela sempre con noi.

Vorrei, inoltre, fare un saluto e un ringraziamento particolare a Federico Calcini, figlio di Giuliano Calcini medaglia d’argento al valor militare, comandante Nelson della brigata Giustizia e Libertà, che ebbe una posizione di rilievo all’interno del Comitato toscano di liberazione nazionale. Nel giugno 1944 una retata provocò la morte e l’arresto di alcuni membri di Radio Cora, la radio che consentiva la trasmissione di informazioni agli alleati. Allora Giuliano Calcini riuscì con una piccola radio ricetrasmittente a continuare l’attività di trasmissioni clandestine. Quella radio e altri documenti cartacei originali, spesso olografi, sono stati donati dal figlio Federico Calcini all’amministrazione comunale e saranno conservati e valorizzati nell’archivio comunale di via dell’Oriuolo e li utilizzeremo nei progetti che avremo con le scuole. Proprio oggi, nella consueta giunta dell’11 agosto, con una delibera accetteremo formalmente questa donazione.

Sono ormai trascorsi tre quarti di secolo dall’11 agosto 1944, quando i rintocchi della Martinella annunciarono ai fiorentini che era imminente la liberazione e che, allo stesso tempo, chiamarono all’ultimo sforzo contro l’occupazione dei nazifascisti. In quello stesso giorno, il Comitato toscano di liberazione nazionale nominava la giunta di Palazzo Vecchio, quella provinciale e i vertici di ogni Istituzione cittadina. Per la prima volta nel corso della campagna d’Italia non furono gli eserciti alleati, a cui rivolgiamo ancora una volta tutta la nostra gratitudine, ma furono per prime le forze antifasciste a nominare i vertici delle Istituzioni e a riconsegnare finalmente la città ai propri cittadini. E ciò ci rende ancora più orgogliosi di essere fiorentini e appartenere a questa storia.

Furono giorni di gioia ma anche di dolore: i cecchini per strada e i bombardieri in cielo lasciarono alle loro spalle una scia di morte e distruzione. In un clima di guerriglia i partigiani, con l’aiuto determinante del popolo, riuscirono a cacciare definitivamente i fascisti il primo di settembre, giorno della Liberazione di Fiesole.

È difficile immaginare la gioia e l’emozione che possono aver provato i cittadini quel giorno, quando gli oppressori furono finalmente allontanati e il futuro sembrava finalmente sorridere. Le parole del partigiano Franco Pampaloni ci aiutano a capire quei momenti: “Le azioni più importanti alle quali ho partecipato e che mi fecero provare grandi emozioni, furono quando oltrepassammo il Mugnone ed entrammo in via dello Statuto e piazza Dalmazia; la gente si precipitava per strada con gli occhi felici che da tanto tempo non vedevamo, la gente che gioiva, si abbracciava, erano arrivati i liberatori. Io provavo una gioia immensa perché nello stesso momento in cui davo la libertà agli altri la davo anche a me stesso”.

Oggi a distanza di 75 anni quella stessa gioia carica di libertà, di pace, di uguaglianza non la troviamo solo scritta nei libri di storia, ma soprattutto scolpita nella Costituzione, per sancire quei valori per i quali lottarono e morirono gli antifascisti. Un patrimonio condiviso, che non può e non deve essere utilizzato in modo fazioso o politico, fra chi aveva partecipato impugnando le armi e tutti i cittadini che avevano subito le vessazioni della dittatura fascista e nazista e le sofferenze della guerra.

Nel corso dei decenni la forza e il legame creato da questi valori costituzionali ci hanno consentito di superare momenti molto bui della nostra storia, come il terrorismo e le stragi di mafia; momenti ai quali Firenze, come molte altre città italiane, era stata chiamata. Non è stato un percorso semplice e noi tendiamo a dimenticare le difficoltà vissute nel passato: in alcuni casi estremi, lo stesso ordine costituzionale fu messo a dura prova, ma alla fine siamo riusciti a superare queste difficili prove, rendendo più forte la nostra democrazia. Siamo usciti più forti e più uniti.

Anche oggi assistiamo al tentativo di alcune forze politiche e di alcune personalità di farci dimenticare o comunque di mettere in secondo piano quei valori di solidarietà e uguaglianza che si sono creati durante le sofferenze della dittatura fascista e che sono alla base della nostra Costituzione. Io credo che oggi chi parla di libertà dovrebbe ricordare che ci sono donne e uomini che sono morti per la libertà; vorrei sapere quante di queste persone, che mettono in discussione i valori della Costituzione, siano disposti a dare la vita per la libertà degli altri e anche dei propri avversari. Sentiamo così poco oggi parlare di pace, di solidarietà, di diritti. Anzi, troppo spesso sentiamo invocare in modo strumentale la sicurezza, cercando d’incastrarla in ogni ambito della nostra quotidianità, non come un diritto costituzionale del cittadino verso lo stato, ma come grimaldello del potere politico usato per dividerci e minare la coesione sociale del nostro Paese, spandendo a piene mani l’odio verso il prossimo, il disprezzo per il diverso e l’indifferenza verso le persone che oggi hanno più bisogno del nostro aiuto.

Pochi giorni fa è stata posta la fiducia in Parlamento su quello che è stato definito decreto Sicurezza bis. Io condivido le perplessità e anche i richiami formali molto severi del presidente della Repubblica Sergio Mattarella soprattutto sul fatto che lo Stato italiano punisca con sanzioni, che arrivano addirittura a un milione di euro, coloro che fino a prova contraria salvano da morte certa le persone in mare. Sono questi i valori di solidarietà per i quali i partigiani hanno lottato? È questo lo Stato per il quale i nostri concittadini hanno versato il loro sangue? È questa l’Italia che vogliamo mostrare al mondo intero? Non penso. Io starò sempre in prima fila per difendere lo spirito che ha portato i partigiani a salire in montagna. Io, come tutti noi, continueremo a combattere quella visione di società che ispira provvedimenti spesso molto discutibili e si pone agli antipodi dei valori che hanno unito la cittadinanza per cacciare gli oppressori. Sono gli stessi valori che sono stati poi trascritti e hanno dato la vita alla nostra Costituzione.

Una società aperta, solidale, basata sulla legalità, il rispetto delle regole e la tutela dei diritti umani.

A proposito di diritti umani, non dimentichiamo che questa città, medaglia d’oro al Valore militare per la Resistenza, già nel 1786, grazie al granduca di Toscana Pietro Leopoldo d’Asburgo, è stata protagonista di una conquista storica per tutta l’umanità. Con il cosiddetto Codice Leopoldino, infatti, fu soppressa per la prima volta in Europa la pena di morte e furono inoltre abolite le pene corporali come la marchiatura a fuoco e le mutilazioni. Quando si sente dire qualcuno che si dovrebbe tornare alla pena di morte si gela il sangue, ma Firenze ricorderà ogni volta che le conquiste dell’umanità non si rimettono in discussione. E l’abolizione della pena di morte è una grande conquista dell’umanità e della civiltà.

Pietro Leopoldo oltre due secoli fa aveva capito che la violenza non porta giustizia, cosa che democrazie evolute ancora ai nostri giorni non riescono a comprendere. Guardiamoci attorno. Purtroppo in molti Paesi, il cieco odio verso il prossimo e la drammatica diffusione di armi non portano più pace e meno violenza, ma spesso accentuano il ricorso alla violenza. Ci sono altre strade. Ci devono essere altre strade. I diritti di libertà, la solidarietà, la mutualità sono principi sanciti nella Costituzione e sono questi principi che possono consegnarci un clima di maggiore e migliore convivenza. Una pace che è frutto del sacrificio di tutte le forze sociali, tra le quali oggi mi preme ricordare le forze dell’Ordine: in particolare i 650.000 militari italiani che dopo l’8 settembre 1943 furono arrestati e internati nei lager nazisti.

È per ricordare cos’è stata l’oppressione del regime nazifascista, che come sindaco sono onorato di aver aperto, presso il centro Ex3 a Gavinana, il Memoriale italiano di Auschwitz, opera d’arte contemporanea inizialmente collocata nell’ex campo di sterminio e poi smantellata per essere destinata ad essere probabilmente distrutta. Per questo è stato decisivo l’apporto dell’Anpi, che ha scelto insieme a noi quel luogo, che ha consentito a Firenze di accogliere quest’opera. Il Memoriale rappresenta le sofferenze degli italiani che sono stati internati dentro il campo di sterminio di Auschwitz. Il Memoriale qui a Firenze ha trovato una nuova casa, per ricordare le sofferenze dei 900.000 deportati italiani nei campi tedeschi, tra questi molti fiorentini. La prima giunta di questa amministrazione l’abbiamo svolta proprio lì, in quel luogo così fondamentale, nella piazza che ha il nome di un altro Giusto tra le Nazioni, un uomo che si è battuto per salvare tante vite umane durante l’occupazione nazifascista Gino Bartali.

L’invito che faccio a tutti voi è quello di andarlo a visitare, portando soprattutto i più giovani, spiegando loro cosa è stato e cosa non deve essere più. Noi ci porteremo tutte le scuole della Toscana e perché no di fuori regione. Ringrazio la Regione Toscana che ci ha aiutato nell’aprire questo luogo, la giunta regionale è stata decisiva. Questo Memoriale è l’unico in Italia però lo dobbiamo fa vivere. Io vi chiedo questo.

A memoria di tutti coloro che hanno combattuto o dato il loro personale contributo alla liberazione della città di Firenze e alla nascita della democrazia in Italia, vorrei dedicar loro, a cento anni dalla sua nascita, le parole di un altro grande italiano Primo Levi.

“Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità o la capacità di esprimere e attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente con il terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti.”

Grazie a tutti voi di essere qui a condividere questo momento di gioia, viva l’undici agosto, viva la libertà.

Viva Firenze”.

Stasera alle 21, a chiusura dell'11 agosto fiorentino, sull’Arengario di Palazzo Vecchio si terrà il tradizionale concerto per la cittadinanza: quest’anno protagonista della serata sarà la Filarmonica ‘Giacomo Puccini’ di Prato.

Antonio Patruno
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