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L'allarme della Regione: il Governo blocca i cantieri in Toscana

Appello della Giunta Regionale, dopo gli incontri di questi giorni sulla TAV. Intanto restano senza occupazione i lavoratori di Condotte. Il Consiglio regionale approva la proposta di legge sugli appalti

FIRENZE– Dopo un incontro con Rfi, il sindaco Nardella parla di una project review che prevede di completare l'opera per fare un hub misto treno bus e bici e il presidente della Regione Rossi pretende la ripresa dei lavori del Passante TAV di Firenze per salvare i lavoratori. Il progetto di ristrutturazione di Condotte SpA in crisi prevede un piano di investimenti e di mutui bancari garantiti dalla prosecuzione di lavori in appalti sicuri. Ma ci sono anche da definire soluzioni certe per i problemi tecnici irrisolti: rischi di danni agli edifici in area urbana, impatto sulla falda e l'annoso problema delle terre di scavo che, nonostante le modifiche delle normative, restano rifiuti se non vengono decontaminate.

Viene il sospetto che dietro le azioni tattiche del Governo che accusa di ritardi infondati la Regione per lo scavalco ferroviario a Livorno o che addirittura propone di rivedere il progetto di tracciato della Tirrenica, ci sia la vera natura del Ministero: quella di bloccare le grandi opere in Italia e soprattutto in Toscana. Questa la posizione espressa dall'assessore regionale alle infrastrutture in risposta agli articoli di stampa usciti ieri. A proposito dei quali, l'assessore commenta, per quanto riguarda lo scavalco fra porto e interporto, ci vuole un bel coraggio ad accusare di ritardi la Regione Toscana, quando è dal 13 settembre scorso, data dell'incontro con il ministro alla infrastrutture, che la Regione sta aspettando le risorse promesse. In quell'incontro, fra le priorità per le infrastrutture della Toscana, c'era la richiesta di 2 milioni e mezzo del Ministero per lo scavalco che si sommavano ai fondi regionali di 19 milioni. Ad oggi, dopo sette mesi e numerose sollecitazioni a Roma, arriva la risposta che bisogna rivedere il protocollo d'intesa a suo tempo siglato, fra l'altro con proposte di modifiche che nulla hanno di significativo se non l'unica motivazione di prendere tempo perché forse non ci sono le risorse. Ad ogni modo, la Regione, che ha già mandato quanto richiesto al Ministero, ha avuto la lungimiranza di fare una variazione di bilancio e anticipare lei i 2 milioni e mezzo statali nella speranza che poi vengano restituiti. Stessa storia per la Tirrenica, prosegue l'assessore, perché leggere oggi che il ministro dice di rivedere il progetto non significa buttare la palla in calcio d'angolo, ma direttamente in tribuna. Le risorse per realizzare un progetto che vedeva in accordo tutti i soggetti, da realizzare con le risorse previste dalla legge di stabilità del Governo precedente e 300 milioni di Sat, ritirandosi quest'ultima dal ruolo di attuatore, c'erano. Ieri si doveva andare alla chiusura della conferenza dei servizi aperta dal gennaio 2017 e riattivare un tavolo con Sat per concordare la sua fuoriuscita, portando in approvazione un progetto concordato con gli attori del territorio da passare ad Anas. Invece, quest'uscita del ministro sui giornali fa pensare che si voglia far saltare la conferenza dei servizi insieme a tutta l'operazione, forse perché le risorse in Finanziaria 2019 non sono state previste. Si sollecitano pertanto, ha aggiunto l'assessore regionale, tutti i rappresentanti parlamentari del territorio, oltre che quelli sociali e socioeconomici perché si guardino le cose come sono nella realtà e non come qualcuno vuole farle apparire. Occorre un'azione decisa, ha concluso, e coordinata perché la realizzazione di opere necessarie per la Toscana e per il Paese non siano ulteriormente ritardate se non proprio accantonate.

Via libera alla nuova legge sugli appalti, che traduce in norme i contenuti di un'intesa firmata a gennaio con Anci Toscana, sindacati, Ance, ovvero l'associazione dei costruttori, ed organizzazioni di categoria per valorizzare lavoro e aziende ed evitare che una gara d'appalto si trasformi in una corsa al ribasso sui costi della manodopera, della sicurezza e tutela della salute, sulla qualità dell'opera e dei servizi messi a gara. Un rischio ancora maggiore in periodi di crisi economica, sottolinea l'assessore alla presidenza, con la beffa di mettere ai margini le imprese più corrette e più attente alla qualità del lavoro e ai diritti dei lavoratori. La giunta aveva avanzato la proposta di legge a marzo. Martedì scroso l'aula del Consiglio regionale l'ha discussa. Gli appalti pubblici muovono il 5 per cento del Pil regionale. La Regione è inoltre diventata, sottolinea l'assessore, soggetto aggregatore per la Toscana, insieme alla città metropolitana di Firenze. Questo vuol dire che gli enti locali, per una serie di forniture, sono obbligati ad utilizzare le gare della Regione. Con il riordino inoltre delle funzioni provinciali, la Regione ha acquisito la gestione diretta delle gare per la viabilità e la difesa del suolo. La nuova norma avrà dunque una ricaduta importante e servono dunque disposizioni chiare. La norma, che modifica la legge 38 del 2007, prevede così il Durc di congruità, ovvero l'inserimento nel documento di regolarità contributiva (il Durc appunto, che va acquisito nella fase di esecuzione del contratto) di una ulteriore verifica della congruità fra numero dei lavoratori dichiarati, importo dell'opera e versamenti contributivi per contrastare il lavoro sommerso ed irregolare. La sperimentazione riguarda gli appalti sopra i 2 milioni di euro. Viene rafforzata la clausola sociale, introducendo criteri di premialità soprattutto per gli appalti di servizi, in modo da incentivare il riassorbimento della manodopera da un'azienda all'altra, dall'appaltatore uscente a quello entrante, ma anche il mantenimento dei diritti e delle condizioni retributive, con il superamento del Job Act per i lavoratori assunti prima. Per favorire la partecipazione delle piccole imprese start-up alle gare si rafforza, soprattutto per i servizi, l'obbligo di suddividere la gara d'appalto in lotti di dimensione adeguata. Si introducono specifiche premialità per raggruppamenti temporanei di piccole e micro imprese. Nei casi poi in cui la stazione appaltante decidesse di restringere il numero delle imprese per la partecipazione alle gare, soprattutto per i lavori pubblici, attraverso il criterio del sorteggio, si consente di riservare la partecipazione alle gare per una quota fino al 50% alle imprese con sede legale ed operativa in Toscana. Ma non è tutto. Sul fronte dell'impegno per la legalità si rafforza il ruolo dell'Osservatorio regionale sugli appalti, che, oltre a monitorare il mercato, segnalerà eventuali ‘anomalie' rispetto alla media di gare analoghe. Si introduce il ‘patto di integrità', un documento che contiene una serie di obblighi che rafforzano comportamenti trasparenti e corretti sia per l'amministrazione che per gli operatori economici, la cui accettazione costituisce presupposto necessario per partecipare alle singole procedure di affidamento. Si garantisce con l'anonimato (la cosiddetta ‘disciplina del whistleblower') il dipendente che segnali l'esistenza di illeciti di cui sia venuto a conoscenza. Infine nel prezzario regionale si introduce, accanto a quelli territoriali, un ambito regionale.

Qualche dato sugli appalti in Toscana

Secondo gli ultimi dati disponibili (Irpet), il numero delle procedure di gara di importo superiore ai 40 mila euro è stato nel 2017 pari a 9.101, 887 in più rispetto al 2016. E il 2018, dalle prime rilevazioni, risulta in linea con il precedente anno. In particolare nel 2017 sono state fatte 2.590 gare di appalto per lavori, 3.606 per servizi, 1.194 per forniture sanitarie, 1.711 per forniture non sanitarie. Gli importi messi a gara sono stati in tutto pari a 6,1 miliardi (nel 2016 erano stati 4,9). Di questi 1.578 euro sono stati affidati per lavori, 2.810 euro per servizi, 392 mila per forniture non sanitarie e 1.294 per forniture sanitarie. I dati fanno riferimento non solo alle gare di Regione Toscana, ma alle procedure di tutte le stazioni appaltanti pubbliche del territorio, nonché delle amministrazioni centrali per contratti da eseguire in Toscana (che valgono da sole circa un terzo). A dicembre 2018, in occasione dell'approvazione del bilancio, la Regione ha previsto nel triennio 2019-2021 un miliardo di investimenti, metà dei quali concentrati sul 2019.


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