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Spettacolo — rubrica a cura di Antonio Patruno

O Flos colende 2020: il programma

Musica sacra a Firenze – XXIV edizione dal 5 marzo all'11 settembre

Dal 5 marzo all’11 settembre 2020 (ingresso libero) torna O flos colende, la rassegna di musica sacra promossa dall’Opera di Santa Maria del Fiore con la direzione artistica di Gabriele Giacomelli, che l’ha ideata nel 1997, anno delle celebrazioni per il VII centenario della fondazione della Cattedrale fiorentina. Una manifestazione giunta felicemente alla sua XXIV edizione e che si è imposta fin dall'inizio per la presenza di artisti di fama internazionale, ma anche per una programmazione spesso volta alla valorizzazione del patrimonio artistico-musicale legato alla storia della Cattedrale. «La rassegna O flos colende si è conquistata da tempo un posto di primo piano nella programmazione musicale cittadina e regionale, richiamando tantissimi appassionati e cultori che accorrono con sempre rinnovato interesse ad ogni appuntamento», dichiara Luca Bagnoli, presidente dell’Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze.

Come nelle ultime edizioni, gli appuntamenti concertistici di O flos colende trovano un loro preludio carico di significati spirituali nel ciclo di meditazioni quaresimali che il cardinale Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze, terrà, nel Battistero di San Giovanni, ogni giovedì (ore 21.15) dal 5 al 26 marzo. Il tema scelto è stavolta la Passione di Cristo, secondo la narrazione evangelica di San Giovanni: sarà così proposta la suggestiva Passione secondo San Giovanni del fiorentino Francesco Corteccia, organista del Battistero nel Cinquecento. La sua esecuzione verrà suddivisa in tre serate, che intercorreranno le letture del Vangelo (a cura di Bruno Schirripa), le meditazioni del cardinale Betori e la musica di Corteccia; nella quarta e ultima serata verranno invece presentati brani, tratti dalla Missa in Dominica Resurrectionis Domini, in tempi recenti attribuita al medesimo Corteccia. Al noto musicologo fiorentino Mario Fabbri si deve invece la scoperta, nell'Archivio Musicale dell'Opera di Santa Maria del Fiore, della Passione in programma e la sua attribuzione a Corteccia, e sarà proprio l’edizione della partitura da lui approntata, a cinquant’anni da quel ritrovamento, ad essere riproposta. Le esecuzioni, a commento musicale delle letture e delle meditazioni, coinvolgeranno la Cappella Musicale della Basilica di S. Lorenzo in Firenze diretta da Umberto Cerini (5 marzo), il Coro Euphonios diretto da Elia Orlando (12 marzo), I Musici del Gran Principe diretti da Samuele Lastrucci (19 marzo), la Cappella Musicale della Cattedrale di S. Maria del Fiore guidata dal suo maestro Michele Manganelli (26 marzo).

Si collega strettamente al tema delle meditazioni quaresimali, l’appuntamento di martedì 31 marzo (ore 21.15), nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore, il primo vero e proprio concerto inaugurale di O flos colende: verrà eseguita la rara Passione secondo San Giovanni di Alessandro Scarlatti, figura di spicco del Barocco. È una pagina di profondo sentimento religioso, improntata a una severa corrispondenza fra il testo del Vangelo e la sua intonazione, affidata a cinque voci soliste, assieme a coro e orchestra. Seguendo la prassi dell’epoca, la Passione sarà inframmezzata da alcuni Responsori della Settimana Santa attribuiti allo stesso Scarlatti, che pare li avesse scritti per il gran principe Ferdinando de’ Medici. Ricreare il fascino di questa musica spetta a un celebre e amato specialista del repertorio come il direttore musicista pittore Federico Maria Sardelli, che nell’occasione guiderà i giovani strumentisti dell’Orchestra Vincenzo Galilei e le voci della Schola Cantorum Francesco Landini, entrambi provenienti dalla Scuola di Musica di Fiesole. E al fondatore della Scuola, Piero Farulli, il concerto è dedicato nella ricorrenza dei cento anni dalla nascita. La preziosa proposta riunisce anche le voci qualificate di Ettore Àgati (Evangelista), Elisa Verzier (Ancilla), Manuel Amati (Petrus), Christian Federici (Christus), Antonio Giovannini (Pilatus).

L’Opera di Santa Maria del Fiore festeggia i 600 anni dall'inizio della costruzione della Cupola di Filippo Brunelleschi per il Duomo di Firenze con un variegato calendario di iniziative (“Erta sopra e' cieli”. I 600 anni della Cupola del Brunelleschi 1420-2020), e inaugura le celebrazioni con il concerto – inserito nelle programmazioni di O flos colende – intitolato La cupola armonica, che si terrà in Cattedrale giovedì 16 aprile (ore 21.15), ossia nel giorno in cui fu affidato a Brunelleschi l'incarico di costruire la cupola. A caratterizzare la particolarissima serata sarà la riproposta, per la prima volta dopo secoli in questa forma, dell’antica prassi di cantare e suonare dentro la cupola, che prevede una disposizione dei musicisti non soltanto sul pavimento sotto la cupola ma anche sugli alti ballatoi che corrono lungo il perimetro delle absidi e della cupola stessa. Un effetto acustico stupefacente che potrà essere apprezzato soprattutto nel repertorio più antico (saranno eseguiti i brani scritti da Guillaume Dufay per la consacrazione della Cattedrale, come il celebre mottetto Nuper rosarum flores). Culmine della serata sarà la prima esecuzione assoluta di Al sognatore di cupole, per coro, voci bianche e strumenti, appositamente composto da Salvatore Sciarrino, fra i più noti compositori contemporanei, su commissione dell’Opera di Santa Maria del Fiore. Il Sognatore di cupole si articola in cinque sezioni, corrispondenti alle strofe del testo approntato dallo stesso Sciarrino, mettendo insieme alcune frasi di una dedica di Alberti a Brunelleschi, tratte dal Prologo del Trattato sulla pittura. A lungo il compositore ha studiato la particolare acustica della cupola, giungendo a una musica che valorizza le caratteristiche uniche, come il lunghissimo riverbero, di quello spazio. Interpreti della serata sono le Voci Bianche e il Coro del Maggio Musicale Fiorentino con un nutrito gruppo di rinomati strumentisti, in formazioni che vanno dal consort di fiati rinascimentali (La Pifaresca) all’ensemble di sassofoni (il Furano Saxophone Quartett), diretti dallo statunitense Gary Graden, uno dei più rinomati esperti di musica corale. Il concerto è realizzato in collaborazione con il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.

Con il concerto di mercoledì 27 maggio (ore 21.15), O flos colende prosegue nelle sue finalità di valorizzare l’unicità sonora del grande organo Mascioni del Duomo di Firenze, strumento dalla sontuosa potenza sinfonica ricreata da quasi 8000 canne. Dell’appuntamento è stavolta protagonista un duo, classico connubio di organo e tromba che porta con sé effetti sonori sempre affascinanti. Lo formano due interpreti di prim’ordine: l’organista tedesco Albrecht Koch, concertista celebre, maestro di cappella e organista di uno degli strumenti più preziosi al mondo, custodito nella Cattedrale di Freiberg; il trombettista austriaco Helmut Fuchs, dal 2016 prima parte della gloriosa Staatskapelle di Dresda, componente dell’ensemble Phil Blech Wien, noto gruppo di fiati e percussioni dei Wiener Philharmoniker. Di accattivante piacevolezza è il programma, con brani come lo sfolgorante Trumpet Tune di Purcell, il piacevole Concerto per tromba di Leopold Mozart, il padre di Wolfgang, e Zlaté okno (Vetrata dorata) del compositore contemporaneo ceco Petr Eben, che qui ricrea la maestosa lucentezza delle vetrate realizzate da Marc Chagall per la Sinagoga dello Hadassah Medical Center di Gerusalemme.

Il grande organo Mascioni del Duomo di Firenze torna ad essere il protagonista indiscusso dell’appuntamento di giovedì 18 giugno (ore 21.15). E sarà una nuova occasione per ammirare le doti interpretative di un celebrato organista, altro nome che si aggiunge alla galleria dei grandi solisti internazionali che si sono fino ad oggi avvicendati, ospiti di O flos colende,a quelle tastiere: è Johannes Skudlik, solista che ha tenuto concerti in Europa, Stati Uniti e Giappone, nonché fondatore e direttore dell'Euro Via Festival “Roma - Santiago”. Skudlik è protagonista di un recital dal programma brillante e scandito da pietre miliari, emblematicamente aperto dalla celeberrima Toccata e Fuga in re minore BWV 565 di Bach, ossia il capolavoro più conosciuto di tutta la letteratura organistica di ogni tempo. E non meno celebre è l’altra pagina di Bach, l’Aria dall’Ouverture n. 3, brano diventato di grande popolarità come sigla della trasmissione televisiva SuperQuark. Il programma porta poi al suadente romanticismo di Cesar Franck e del suo Preludio, Fuga e Variazione op. 18, e si conclude con due celebri pagine di Franz Listz, l’Ave Maria di Arcadelt (così chiamata perché rielabora un madrigale del maestro fiammingo) e il Preludio e Fuga sul nome BACH, omaggio al grande musicista in una chiave quasi visionaria.

È la musica della tradizione popolare, e di segno spirituale, proveniente dalla Corsica a caratterizzare l’insolita ma affascinante proposta di giovedì 2 luglio (ore 21.15): nel Duomo di Firenze risuoneranno i canti e i brani di quel repertorio, sia antico che contemporaneo, affidato alle sei voci di A Filetta, storico gruppo – per la prima volta a Firenze – fra i più conosciuti per aver contribuito alla riscoperta e alla rivalutazione del genere portandolo alla conoscenza del pubblico internazionale. Alcune delle pagine in programma sono rielaborazioni, ma sempre nella totale adesione allo spirito del canto tradizionale còrso, realizzate da Jean-Claude Acquaviva, anima di A Filetta: come nel caso di pagine a lui espressamente commissionate, il Benedictus dalla Via Crucis per la Cattedrale di Calvi, e i branitratti da Di Corsica riposu, Requiem pour deux regards (Riposo della Corsica. Requiem per due sguardi) che il Festival di Saint-Denis gli ha chiesto in ricordo di due ragazzini tragicamente morti in un incidente stradale. Il programma impagina poi brani che appartengono al repertorio tradizionale più antico, ed è infine completato da elaborazioni di musiche tradizionali o d'autore realizzate appositamente per A Filetta, come il popolarissimo Adeste fideles e la non meno nota Ave Maria di Schubert.

Sono le celebrate e straordinarie voci bianche dei Wienersängerknaben dirette da Jimmy Chiang a concludere, cantando per la prima volta in Duomo, l’edizione 2020 di O flos colende, nell’appuntamento di venerdì 11 settembre (ore 21.15). Storia antichissima quella dei Fanciulli Cantori di Vienna, nati per volontà dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo, nel 1498, e che oggi, eredi di quella tradizione, sono formati da cento ragazzi, di età compresa fra i 9 e 14 anni, divisi in quattro cori che tengono centinaia di acclamatissimi concerti il tutto il mondo. Il loro timbro luminoso e la loro elegante comunicativa non mancheranno di essere ammirati anche nell’occasione fiorentina, grazie anche ad un programma vario quanto di piacevolissimo ascolto. Una serata che spazierà da pagine rinascimentali a quelle barocche (Couperin, e alcune sezioni dal noto Stabat Mater di Pergolesi), da quelle classiche (il celebre Ave Verum di Mozart) a quelle romantiche (Mendelssohn, Schumann), includendo anche il delizioso coro La carità di Rossini e le estatiche Laudi alla Vergine Maria di Verdi. Ma il programma si lega anche alla storia del Duomo di Firenze, proponendo - nelle trascrizioni di Gabriele Giacomelli - il mottetto barocco Beatam me dicent di Marco da Gagliano e il mottetto ottocentesco Longe pellite del meno noto Giuseppe Ceccherini, entrambi musicisti che furono maestri di cappella della Cattedrale di Santa Maria del Fiore.

Informazioni e prenotazioni:

Opera di Santa Maria del Fiore – Via della Canonica 1, Firenze

Tel. 055 2302885, eventi@operaduomo.firenze.it www.operaduomo.firenze.it


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