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Pugilato — rubrica a cura di Massimo Capitani

Obbadi: “Dopo Narvaerz voglio il match per il titolo”

4 chiacchiere con Moha e con il suo Maestro Leonard Bundu

Arrivo: Quando metto piede all'Accademia Obbadi si sta scaldando con un po' di Boxe a vuoto, mentre Leo è impegnato ad impostare l'allenamento per il suo corso. Dopo qualche minuto Moha è pronto per il pad work e sale sul ring, così Leo imposta un altro timer, in aggiunta a quello che regola l'allenamento dei corsisti.

La chiacchierata va avanti così, con Leo che sale e scende dal ring alternando il lavoro con Moha e quello con i ragazzi della Bundu Boxe. Leo si scuserà per il disagio, ma per me è un piacere avere sia la voce dei protagonisti, sia il loro allenamento. Una specie di sintesi fra parole e azioni, un po' come avviene per il pad work, dove Maestro e Pugile creano, tramite il lavoro mentale e quello fisico, gli automatismi che saranno riproposti sul ring, quando al posto dei pad - i colpitori - ci sarà l'avversario.

L'intervista:

L'azione del KO con Larios: “Avevamo preparato quel colpo, - esordisce Leonard - dalle immagini avevo visto che Larios veniva avanti con quei ganci larghi, e così potevi colpirlo con il destro. Un over hand per essere precisi - il nome del colpo - che si abbatte dall'alto verso il basso e Moha, accanto a noi, mima il colpo”.

Allenamento: “Mi alleno da Maggio - dice Moha - dovevo combattere a Luglio a Roma poi il match è saltato, non ho fatto neanche le ferie, le farò dopo l'incontro del Tuscany Hall. Abbiamo lavorato - continua Leo - bene, il ragazzo è in forma, abbiamo fatto delle sedute di guanti intense con Ionescu e con Boschiero”.

L’avversario, Narvaerz: “Ho visto le immagini, - esordisce Leo - credo sia un pugile con struttura normale, sembra anche più basso di Moha. Non è un attaccante con stile messicano, ma uno che sa boxare anche di rimessa e cambia spesso guardia. A giudicare dal record è un pugile solido con esperienza, ha perso solo una volta prima del limite pur incontrando atleti come Jamie McDonnel, che è stato campione del mondo e Jay Harris che è il campione Europeo.

A proposito di Harris: - Si accende Moha - “Sono sfidante ufficiale, deve per forza incontrarmi. Ho parlato con Christian - Cherchi - il manager - deve organizzare il match. Il prossimo incontro deve essere un match titolato. Moha è piazzato bene anche nelle classifiche mondiali - continua Leo -, potrebbe venire anche un'eliminatoria mondiale, è fondamentale che arrivi un match importante che ci dia visibilità”.

L’allenamento è finito, accompagno Moha e Leo fuori dalla palestra continuando a parlare, poi li saluto. Se ne vanno nella stessa direzione, anche se Moha prenderà il treno e Leo uno scooter. Rimango lì a pensare al loro allenamento, due autentici artisti della Noble Art. Che fortuna che ha Firenze ad avere due pugili di questo valore, che pur praticando l’attività in tempi diversi, ora sono uniti.

Spero che questa città voglia bene a Moha così come ne ha voluto e ne vuole a Leo, noi di Nove da Firenze ci siamo per entrambi, e spero che ci sia anche la famiglia Cherchi dando a Obbadi fino in fondo le possibilità che il suo talento merita.

Pugilato — rubrica a cura di Massimo Capitani

Massimo Capitani

Massimo Capitani — Massimo Capitani, Fiorentino. Da ragazzo pratica molti sport, fra cui il pugilato. Nel mondo della Boxe rientra, molti anni dopo, come inviato di Nove da Firenze

E-mail: boxe@nove.firenze.it


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