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Europe Direct — rubrica a cura di Antonio Patruno

Piattaforme digitali e turismo, Firenze protagonista in Europa

Confronto con la vicepresidente Vestager e le altre città. Apertura da parte della Commissione europea alle richieste dei territori. L’intervento del sindaco e dell’assessore al Turismo

Turismo e piattaforme digitali al centro del confronto di oggi delle città europee con la vicepresidente esecutiva della Commissione europea Margrethe Vestager. All’incontro online hanno partecipato per Firenze il sindaco, anche in veste di vicepresidente di Eurocities, e l’assessore al Turismo. Un’occasione per fare il punto e tracciare le prospettive con i vertici europei sulle sfide delle piattaforme digitali in relazione alle dinamiche che scaturiscono dalla fornitura dei loro servizi nei paesi membri. Dopo le richieste di ascolto e dialogo per arrivare a una cornice normativa europea, oggi l’apertura della vicepresidente alle istanze avanzate dalle città del network.

Come sindaco di Firenze e vicepresidente di Eurocities, il sindaco ha sostenuto il principio secondo cui ciò che è illegale offline è illegale online. Non una contrarietà alle piattaforme, dunque, ma la necessità che quanto avviene online sia in linea con quanto accade nella città per gli operatori off line. Le richieste delle autorità cittadine di segnalare gli elenchi illegali sono state spesso ignorate o rifiutate, forse perché fraintese, mentre le autorità cittadine dovrebbero essere viste come partner di fiducia nella segnalazione di beni e servizi illegali e riconosciute come tali dal diritto dell'Ue. L’obiettivo è quello di garantire le stesse opportunità a tutti, ma sulla base di una legislazione unica e comune che non solo tuteli ma renda tutti responsabili in egual misura, così da evitare differenze e permettere una sana e vera concorrenza. La responsabilità delle città è quella di far sì che piattaforme online non possano bypassare le normative degli stati membri, non permettendo così agli amministratori di governare e controllare i territori. Per invertire la tendenza rispetto allo svuotamento dei centri storici di residenti servono strumenti per governare il fenomeno degli affitti turistici brevi e l'Europa non può lasciare inascoltate le richieste di intervento delle città. Oggi, l’apertura mostrata dalla Commissione europea dà un primo segnale di risposta alle richieste delle città, dopo il lavoro del tavolo per arrivare a una nuova normativa che dia agli stati membri destinatari dei servizi la possibilità di disciplinare le piattaforme e non doverne subire gli effetti.

L’assessore al Turismo ha poi illustrato l’accordo raggiunto con Airbnb, che potrebbe essere applicato anche alle altre piattaforme. L’accordo permette una tracciabilità legata ai pagamenti della tassa turistica e quindi stabilisce un rapporto attivo per far rispettare le norme che regolano il pagamento della permanenza dei turisti sul territorio. Il caso particolare dovrebbe divenire generale e non lasciato alla empatia degli interlocutori o alla capacità di relazione degli stessi, venendo regolato in modo certo e responsabile in ogni dove e per ogni situazione così che per tutti si possano applicare le stesse regole di ospitalità ed accoglienza anche via on line. Gli amministratori delle città hanno bisogno che l'Europa prenda in mano la disciplina di queste piattaforme per evitare che la situazione venutasi a creare online possa diventare un pericoloso precedente per andare in deroga alla tutela di interessi pubblici e alle prerogative proprie dei governi locali per la tutela dei propri territori.

Il network delle città europee nasce a settembre 2019 con l’obiettivo di arrivare a una regolamentazione europea del settore delle locazioni turistiche brevi. Il network si propone di spingere la Commissione europea ad adottare provvedimenti che consentano alle autorità locali una più efficace gestione del fenomeno delle locazioni turistiche brevi, per tutelare identità e residenza nei centri storici delle grandi capitali europee d’arte. Queste città, dopo la nascita e il successo delle piattaforme di sharing economy come Airbnb, stanno affrontando problemi analoghi senza avere gli strumenti necessari per governare adeguatamente il fenomeno.

Della rete fanno parte le città di Amsterdam, Atene, Berlino, Barcellona, Bologna, Bordeaux, Bruxelles, Colonia, Firenze, Francoforte, Helsinki, Cracovia, Londra, Milano, Monaco, Parigi, Porto, Praga, Utrecht, Valencia, Vienna e Varsavia.


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